Lo switch off al digitale della P.A.: una leva per la strategia del Governo


Articolo blog
Silvia COMPAGNUCCI

È scaduto il 20 dicembre il termine per partecipare alla procedura di consultazione relativa alla strategia italiana per la banda ultralarga e per la crescita digitale fino al 2020. Si tratta di documenti importanti che in uno scenario europeo che vede l’Italia ancora in forte ritardo sia nel livello di diffusione che nel grado di utilizzo delle reti di nuova generazione, hanno fornito un’analisi puntuale ed una riproduzione assolutamente fedele della situazione italiana, individuando obiettivi ambiziosi da raggiungere e declinando le strategie e gli interventi da realizzare a tal fine.  Non v’è dubbio che oltre alla questione degli investimenti da incentivare e sostenere anche mediante un’adeguata garanzia di ritorno degli stessi, uno dei problemi fondamentali da risolvere ed affrontare riguarda la creazione di una domanda in grado di catturare l’offerta. Condizione imprescindibile per la buona riuscita del Piano del Governo è, infatti, la diffusione di una maggiore cultura digitale e l’avvio di un processo di alfabetizzazione informatica che consentano al nostro Paese di colmare il profondo gap che ci separa dalle realtà europee più mature.

Tra le leve per catalizzare questo processo lo switch off al digitale della P.A. rappresenta senza dubbio un’occasione irrinunciabile. Certo non sarà facile ove si consideri che sono trascorsi dieci anni dall’adozione del Codice dell’Amministrazione Digitale e nonostante gli indiscutibili progressi registrati, siamo ancora lontani dalla creazione di un’amministrazione veramente digitale. Sono ancora molti i passi da muovere per rendere pienamente operativo il domicilio digitale del cittadino, l’anagrafe digitale della popolazione residente, il sistema pubblico per la gestione dell’Identità Digitale di cittadini e imprese.

Tra i numerosi ritardi accumulati su questo fronte non può non segnalarsi quello relativo alla formazione e trasmissione di documenti con mezzi informatici, nonché alla ricezione di istanze, denunce etc. dai cittadini e dalle imprese con mezzi telematici. Eppure dei vantaggi connessi al documento informatico si parla da anni. Sono arcinote le opportunità di risparmio che esso garantisce così come i vantaggi collegati alla possibilità di firma anche fuori sede e di apporre firme in pochi secondi su cartelle intere di documenti ed i benefici connessi alla trasmissione a distanza in tempo reale ,senza contare la semplificazione che esso assicura in termini di conservazione, ricerca ed estrazione. Nonostante la legge prescriva il passaggio al documento informatico le Pubbliche Amministrazioni – ivi comprese quelle centrali che dovrebbero essere le prime a farsi sponsor della best practise – continuano in grandissima parte a formare documenti su supporto cartaceo.  Certamente le cause sono tante e variegate. Da un lato, gioca un ruolo importante la ritrosia che evidentemente caratterizza anche i dirigenti ed impiegati della P.A. a dotarsi di competenze informatiche; dall’altro, forse, la difficoltà a convincersi del fatto che il documento informatico non è un minus, in termini di validità, rispetto al documento cartaceo. Fatto sta che la prassi molto diffusa tra le PP.AA. è quella di redigere il testo del documento col pc, stamparlo su carta e poi, dopo la firma autografa, scansionarlo, ottenendo una “copia informatica” del documento originale cartaceo. Tre passaggi, dunque, al posto di uno.

Difficile in questa situazione sostenere che la digitalizzazione della P.A. rappresenterà una leva per favorire la creazione di una domanda di servizi digitali in grado di sostenere gli investimenti degli operatori nelle reti di nuova generazione. È chiaro dunque che una svolta serve ed alla svelta. Forse non basta prescrivere il passaggio al digitale alla P.A.; forse è necessario andare oltre e prevedere magari anche forme di disincentivo – eventualmente di carattere economico – per quelle amministrazioni che ritardano questo processo così da assicurare che la P.A. avvii in forma massiccia quel processo di digitalizzazione indispensabile a trainare i cittadini e le imprese nella società digitale e ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi fissati nella strategia del Governo.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.