Passaporto sanitario e corridoi Ue, ecco da dove prova a ripartire il turismo

Articolo
Giorgia Pelagalli
passaporto

Il passaporto sanitario e i corridoi turistici sono gli strumenti proposti dai ministri del Turismo dell’Unione europea per il rilancio graduale del settore dei viaggi in occasione di una riunione in videoconferenza a Bruxelles. A circa due mesi dall’inizio del lockdown, le prospettive di ripresa dei Paesi colpiti dal Covid si muovono sempre più verso la preparazione alla convivenza con il virus e il recupero di ciò che fino a poco tempo fa è stato la normalità.

Quello del turismo è sicuramente un circuito che sta soffrendo di più a causa delle misure restrittive imposte dalle strategie di contenimento dell’emergenza sanitaria. Non è difficile immaginare come, nonostante a breve le maglie della stretta protettiva dei governi saranno allentate, le strutture alberghiere e di ristorazione, anche quelle delle zone più richieste per le vacanze, faticheranno a tenere il confronto con le performance degli anni passati. Questa considerazione assume un’importanza ancora maggiore se si considera che nel 2019 in Italia il turismo valeva il 13% del prodotto interno lordo e aveva portato occupazione a 4,2 milioni di persone.

Le proposte di sostegno a questo settore provengono proprio dalle regioni la cui economia si basa sull’accoglienza dei visitatori. In Sardegna, ad esempio, il presidente della regione Christian Solinas, ha sottolineato come “non si possa praticare un semplice ritorno al passato così come lo abbiamo conosciuto”, ma occorre sostenere il territorio dal punto di vista sia economico sia sanitario. La proposta, in attesa della ratifica del governo, è quella dell’uso del cosiddetto passaporto sanitario. Secondo questo sistema, chi vuole arrivare in Sardegna deve presentare, insieme ai documenti, un certificato che attesti la negatività del test molecolare svolto almeno 7 giorni prima della partenza. Inoltre, una volta arrivati sull’isola, i viaggiatori dovranno sottoporsi a un secondo test e scaricare un’app che permetta il monitoraggio degli spostamenti al fine di gestire l’eventualità della registrazione di un caso positivo, con l’obiettivo di evitare la chiusura delle strutture ricettive, o peggio, la nascita di un nuovo focolaio (qui un nostro articolo sull’app Immuni).

Ma la regione italiana non è la sola a prendere in considerazione questa strada. Una soluzione analoga è stata proposta dal ministro del Turismo greco Harry Theocharis. Anche Atene sta puntando forte sulla riapertura dei viaggi di piacere, dal momento che è il Paese dell’Unione europea la cui economia dipende maggiormente dal settore turistico. Si tratta di un comparto che prima della pandemia da coronavirus contava il 20% del Pil nazionale.

Inoltre, occorre sottolineare che il turismo ha una sua importanza anche a livello Ue. Rappresenta l’11% del prodotto interno lordo europeo e genera circa 400 miliardi di euro ogni anno. Ma non è tutto. Se si considera che circa tre quarti dei viaggi degli europei si svolgono all’interno dell’Unione stessa, si intuisce come quella della mobilità delle persone sia una questione che le istituzioni comunitarie devono affrontare, soprattutto in virtù del fatto che il libero movimento dei cittadini all’interno dei confini rappresenta una delle basi dell’architettura istituzionale europea.

In quest’ottica risulta spinosa la proposta del ministro del turismo croato Gari Cappelli dei cosiddetti “corridoi turistici”, ovvero la creazione di aree turistiche a circuito chiuso sulla base di accordi bilaterali. In risposta a ciò, la vicepresidente della Commissione europea Vera Jourová ha dichiarato come non sia possibile imporre limitazioni alla libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione sulla base di discriminazioni di nazionalità e cittadinanza. Ciononostante, la smentita è arrivata dal portavoce del presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, Eric Mamer, secondo cui sarebbe possibile, invece, che regioni territoriali diverse vengano sottoposte a regimi diversi sulla base del criterio di protezione della salute dei cittadini, proprio come in Italia regioni diverse affrontano in maniera differente il problema che si manifesta con intensità varia.

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