La crescente domanda di servizi digitali affidabili e performanti rende centrale la resilienza dell’intero ecosistema di comunicazione – reti terrestri, satellitari e soprattutto sottomarine. In un contesto segnato da minacce cyber e da sabotaggi fisici alle infrastrutture critiche, cresce l’attenzione dei governi alla dipendenza dai cavi sottomarini, che veicolano oltre il 99% del traffico dati intercontinentale.

Anche per tali ragioni, il tema è al centro di alcune iniziative recenti sia a livello europeo che nazionale: a livello UE, il  5 febbraio 2026 la Commissione ha presentato una serie di iniziative, tra cui il Cable Security Toolbox e la lista di “Cable Projects of European Interest”, insieme a €347 milioni nel CEF Digital e una call da €20 milioni per capacità di riparazione; in Italia, il 29 gennaio 2026 è stato presentato al CNEL il Libro Bianco “Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale”, che richiama la rilevanza delle infrastrutture sottomarine e della filiera dei cavi, mentre la legge 26 gennaio 2026, n. 9, che definisce un quadro organico per la sicurezza delle attività nella dimensione subacquea, è entrata in vigore – salvo alcune eccezioni – l’11 febbraio 2026.

GLI INVESTIMENTI IN CAVI SOTTOMARINI A LIVELLO GLOBALE

Gli ultimi dati del Submarine Telecoms Forum sul valore degli investimenti in cavi sottomarini sostenuti tra il 2021 e il 2025 mostrano come l’EMEA – la regione che comprende Europa, Medio Oriente e Africa – si posiziona in testa con oltre il 27% degli investimenti globali in questo settore, equivalenti a circa 9,6 miliardi di dollari. Tale primato è strettamente connesso alla presenza di centri nevralgici, come il Mar Mediterraneo e il Canale di Suez, nonché di collegamenti strategici tra Europa, Africa e Medio Oriente, come pure all’interno dello stesso continente europeo e africano.

cavi sottomarini investimenti
Fonte: Submarine Telecoms Forum, Industry Report 2024-2025, Novembre 2025

Simili investimenti hanno portato a una notevole espansione della rete globale dei sistemi di cavi sottomarini. In particolare, si è passati dai 298 registrati nel 2018 ai 389 nel 2025, evidenziandosi una crescita pari al 30,5% mentre si stima un ulteriore incremento del 14,1% entro il 2030. L’EMEA è ancora una volta leader in questo ambito, con il numero maggiore di tali sistemi registrati nel 2025 tra le regioni considerate (216 unità). Entro la fine del decennio questa cifra dovrebbe toccare le 240 unità (+11,1%).

cavi sottomarini sistemi per Regione
Fonte: Elaborazioni autore su dati Submarine Telecoms Forum, Industry Report 2024-2025, Novembre 2025
Note: I valori per il 2030 sono da considerarsi stimati

IL GUASTO DEI CAVI SOTTOMARINI: UN PROBLEMA STRATEGICO

Come già accennato, i cavi sottomarini trasportano oltre il 99% della connettività globale, per cui al fine di gestire un mole così ingente di dati che ogni giorno vengono generati e interscambiati a livello mondiale, è necessario aumentare costantemente la capacità di rete che questi sistemi possono supportare. In quest’ottica, i sabotaggi degli ultimi anni – soprattutto nel Nord Europa –  mossi probabilmente da fini geopolitici, richiamano con urgenza azioni concrete ed efficaci atte a garantire la fruizione di servizi essenziali a cittadini, imprese e istituzioni.

Ad ogni modo, simili attività si collocano in un contesto più ampio in cui i guasti che interessano i cavi sottomarini possono generarsi da cause di diversa natura, tra cui ancoraggi e pesca, così come terremoti ed eruzioni di vulcani sottomarini. Volgendo uno sguardo allo spaccato regionale, il 35,3% degli eventi che hanno danneggiato tali infrastrutture tra il 2015 e il 2025 si è concentrato in AustralAsia. Segue l’EMEA con il 29,1% e le Americhe con poco più del 20% nel periodo considerato.

cavi sottomarini guasti per Regione
Fonte: Submarine Telecoms Forum, Industry Report 2024-2025, Novembre 2025

Guardando ai guasti rilevati su base annua, si può osservare come il 2024 sia l’anno in cui si è registrato un picco importante, ossia 46 eventi a fronte di una media di 24,5 fino all’anno precedente. Questo incremento decisamente imponente nel reporting degli incidenti è stato probabilmente dovuto a una maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica sul tema, che continua nel 2025, in particolare a seguito di diversi guasti che hanno contribuito ad accendere i riflettori sulla sicurezza dei cavi sottomarini, influenzando altresì il volume delle notizie riportate dai media e aprendo così un nuovo capitolo nella copertura mediatica dei guasti inerenti queste infrastrutture critiche.

cavi sottomarini guasti per anno
Fonte: Submarine Telecoms Forum, Industry Report 2024-2025, Novembre 2025

I CAVI SOTTOMARINI NELLE POLITICHE EUROPEE

Alla luce di queste considerazioni, l’UE sta sostenendo il rafforzamento della sicurezza e della resilienza dei cavi sottomarini. A tal riguardo, una delle conclusioni principali del Libro Bianco della Commissione Europea “How to Master Europe’s Digital Infrastructure Needs?”, pubblicato a febbraio 2024, sanciva l’inadeguatezza ad affrontare le sfide in questo campo. In primo luogo, veniva riportata la mancanza di una mappatura accurata delle infrastrutture esistenti, il che supporterebbe una valutazione dei rischi, delle vulnerabilità e delle dipendenze a livello UE. In secondo luogo, si riconosceva l’assenza di un quadro di governance comune per le tecnologie e i servizi di posa dei cavi. In terzo luogo, non si rinveniva un meccanismo che garantisse la riparazione e la manutenzione rapida e sicura di tali sistemi, così come non si identificavano progetti di cavi sottomarini critici né intra-UE né globali, né tantomeno finanziamenti per sostenerli a livello eurounitario.

Nella stessa occasione è stata pubblicata la Raccomandazione (UE) 2024/779 della Commissione, che ha delineato una serie di azioni da mettere in capo a livello di Stati Membri e di UE per migliorare la sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini attraverso un migliore coordinamento nella governance e nei finanziamenti. In particolare, la raccomandazione incoraggiava gli Stati Membri a portare avanti una serie di azioni, tra cui:

  • assistere la Commissione nella mappatura dei cavi sottomarini esistenti (da aggiornare almeno annualmente);
  • valutare rischi, vulnerabilità e dipendenze, con specifica attenzione alla supply chain;
  • definire un “Cable Security Toolbox” che definisca misure di mitigazione dei rischi, soprattutto rispetto ai fornitori ad alto rischio;
  • scambiare regolarmente informazioni su incidenti, awareness e pratiche applicate;
  • formare esperti con un appropriato livello di esperienza;
  • favorire l’impiego di soluzioni innovative per l’individuazione e la deterrenza delle minacce contro le infrastrutture dei cavi sottomarini;
  • redigere una lista di progetti strategici su cavi di interesse europeo (con relativa urgenza, timeline e criticità in termini di sicurezza) con aggiornamento almeno annuale sulla base dei rischi, delle vulnerabilità e delle dipendenze riscontrate in materia
  • cooperare nella promozione e nello sviluppo di cavi sottomarini
  • mettere in campo investimenti.

Tale impegno è stato seguito dalla Comunicazione del 21 febbraio 2025, ossia il Piano d’azione dell’UE sulla sicurezza dei cavi, che si è concentrato su 4 filoni strategici: (a) Prevenzione (quadro giuridico, investimenti e progetti di interesse comune, allerta precoce); (b) Individuazione (sorveglianza integrata e approccio civile-militare); (c) Ripresa (riserva di navi posacavi); (d) Deterrenza (risposta a campagne ibride, rafforzamento delle azione vs la “flotta ombra”, diplomazia in materia di cavi); (2) dalla Relazione sulla sicurezza e la resilienza delle infrastrutture di cavi sottomarini dell’UE del 30 ottobre 2025, che ha mappato i cavi sottomarini dell’UE, indicando l’approccio di valutazione del rischio e la metodologia per lo stress test.

Da ultimo, il 5 febbraio 2026, la Commissione ha annunciato una serie di iniziative in attuazione degli strumenti strategici summenzionati. Innanzitutto, viene introdotto un nuovo pacchetto di strumenti per la sicurezza dei cavi (Cable Security Toolbox), il quale contiene misure per mitigarne i rischi, oltre a un elenco di progetti di comune interesse europeo (Cable Projects of European Interest – CPEIs) articolato su 13 aree prioritarie di intervento e su un orizzonte temporale suddiviso in tre fasi quinquennali fino al 2040. Pertanto, questo pacchetto servirà da base per la pianificazione di finanziamenti ad hoc nell’ambito del prossimo QFP 2028-2034.

Contestualmente, si modifica il programma denominato “Connecting Europe Facility – Digital Work Programme “ (CEF DIGITAL) con l’obiettivo di stanziare €347 milioni per progetti strategici sui cavi sottomarini, unitamente a un invito a presentare proposte da €20 milioni per rafforzare le capacità di riparazione dell’Europa, a partire da porti o cantieri navali. Complessivamente, nell’ambito dell’attuale CEF Digital (2024-2027) sono quindi assegnati €533 milioni a progetti connessi ai cavi sottomarini, di cui €186 milioni già allocati per 25 progetti, che si aggiungono ai €420 milioni per 51 progetti (2021-2024).

CONCLUSIONI

Le infrastrutture critiche – in primis quelle che garantiscono un bene essenziale come la connettività – sono ormai un fattore strutturale della vita economica e sociale. In questo contesto, i cavi sottomarini vanno letti come le autostrade invisibili dei dati: non solo un tema di protezione e cybersicurezza, ma un fattore abilitante di competitività, perché da capacità, ridondanza e qualità delle rotte dipendono latenza, continuità dei servizi digitali (cloud, piattaforme, finanza, PA) e, in ultima analisi, attrattività per investimenti e localizzazione di attività ad alto valore aggiunto.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno messo in evidenza, insieme, strategicità e fragilità di queste infrastrutture. La risposta europea – con il Cable Security Toolbox, l’elenco dei progetti di interesse comune e nuove risorse nel CEF Digital – va quindi interpretata anche come una leva per rafforzare la posizione dell’Europa nelle catene del valore, oltre che per innalzare la resilienza operativa delle reti.

In tale prospettiva, l’Italia occupa una posizione cruciale: molte traiettorie di collegamento tra Europa, Medio Oriente e Africa attraversano il Mediterraneo, rendendo il Paese un potenziale snodo competitivo per atterraggi, ridondanza di rotta e servizi connessi (logistica, cantieristica, operation & maintenance), con benefici diretti sulla qualità dell’ecosistema digitale nazionale.

Due strumenti recenti possono aiutare a trasformare questa centralità geografica in leadership industriale e regolatoria. Da un lato, il Libro Bianco “Made in Italy 2030” colloca esplicitamente la sfida della connettività anche nel “dominio marino”, richiamando il ruolo dei cavi sottomarini e indicando linee d’azione: un tavolo nazionale di filiera sui cavi a lunga percorrenza, l’ipotesi di un hub di monitoraggio nel Mediterraneo, il potenziamento del SINFI per mappare le infrastrutture sottomarine e strumenti di sostegno all’innovazione.

Dall’altro, la legge 26 gennaio 2026, n. 9 – entrata in vigore l’11 febbraio 2026 – introduce un quadro organico sulla sicurezza delle attività subacquee, istituendo l’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee e prevedendo, tra l’altro, misure che toccano direttamente anche i cavi sottomarini: monitoraggio delle attività che possono creare rischi per cavi e condotte, concorso alla definizione di piani di emergenza per il ripristino della funzionalità e procedure per interventi urgenti di manutenzione e riparazione. In sinergia con le iniziative UE, questo assetto può rafforzare coordinamento, prevenzione e capacità di risposta, riducendo il rischio che incidenti o sabotaggi si traducano in shock economici e reputazionali.

La sfida, in definitiva, è evitare che la spinta sulla sicurezza resti solo difensiva: va usata per costruire vantaggio competitivo, orientando governance e investimenti su ridondanza delle rotte, rapidità di ripristino, capacità industriali e accesso mirato alle nuove opportunità europee di finanziamento.

Dopo la laurea triennale in "Scienze Investigative" presso l'Università degli Studi di Foggia, ha conseguito con lode la laurea magistrale in "Scienze Giuridiche della Sicurezza - Sicurezza e circolazione dei dati" presso la stessa Università. La sua tesi, in Diritto e Politiche del Cyberspazio per la Sicurezza, si è concentrata sulle sfide presenti e future del cyberspazio, tra cui IA, Internet of Bodies, metaverso e spazio. Dal 2023 si occupa di temi inerenti alla cybersicurezza, new space economy e intelligenza artificiale presso l'Istituto per la Competitività (I-Com). Da giugno 2025 ha assunto la direzione dell'Area Digitale di I-Com.