HPV: la prevenzione che può eliminare un tumore


Articolo
Maria Vittoria Di Sangro
HPV

Il 4 marzo si è celebrata la Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’HPV (International HPV Awareness Day), un appuntamento internazionale nato per aumentare la consapevolezza su uno dei virus più diffusi al mondo e sulle patologie che può causare. L’iniziativa riunisce istituzioni sanitarie, organizzazioni scientifiche e associazioni di pazienti con un obiettivo preciso: ricordare che molte delle malattie correlate al papillomavirus umano possono essere prevenute grazie alla vaccinazione e ai programmi di screening.

La ricorrenza rappresenta ogni anno anche un momento per fare il punto sullo stato della prevenzione. E proprio i dati più recenti mostrano un quadro ambivalente. Da un lato, la scienza dispone oggi di strumenti efficaci per prevenire quasi completamente il tumore della cervice uterina; dall’altro, l’Europa e molti Paesi, tra cui l’Italia, restano ancora lontani dagli obiettivi fissati dalle strategie internazionali.

IL PESO DEL TUMORE CERVICALE IN EUROPA

Il tumore della cervice uterina continua a rappresentare una sfida significativa per la sanità pubblica europea. Secondo le stime epidemiologiche più recenti, nell’Unione europea si registrano circa 33.000 nuovi casi ogni anno e circa 15.000 decessi.

Si tratta di una patologia che colpisce anche fasce di età relativamente giovani. Nella popolazione femminile tra i 15 e i 44 anni il tumore cervicale è il secondo più frequente dopo quello della mammella. Questi numeri rendono evidente il peso sanitario e sociale della malattia. Tuttavia, ciò che rende questo tumore particolarmente rilevante dal punto di vista della prevenzione è il suo stretto legame con un agente virale ben identificato.

IL LEGAME CON L’HPV

La quasi totalità dei tumori della cervice uterina (90%) è causata dal papillomavirus umano (HPV), un gruppo di virus estremamente diffuso che si trasmette principalmente attraverso i rapporti sessuali.

All’interno della famiglia dei papillomavirus esistono numerosi genotipi, ma alcuni sono particolarmente aggressivi dal punto di vista oncologico. In particolare: i ceppi HPV 16 e HPV 18 sono responsabili di circa il 71% dei tumori della cervice uterina; altri cinque ceppi oncogeni spiegano circa il 18% dei casi.

Queste conoscenze hanno rappresentato la base scientifica per lo sviluppo dei vaccini anti-HPV oggi utilizzati nei programmi di immunizzazione. Il papillomavirus è inoltre uno dei virus più diffusi nella popolazione generale. Le stime epidemiologiche indicano che circa l’80% delle persone – quattro individui su cinque – contrae l’infezione nel corso della vita.

Nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, ma quando persiste può evolvere in lesioni precancerose e, nel tempo, in tumore.

IL PARADOSSO DELLA PREVENZIONE

La combinazione tra vaccinazione e screening rende il tumore della cervice uterina una delle patologie oncologiche più prevenibili. Eppure, proprio qui, emerge uno dei principali paradossi della sanità pubblica europea.

Nonostante l’efficacia dimostrata dei vaccini e la disponibilità di programmi di prevenzione, la copertura vaccinale contro l’HPV rimane molto variabile tra gli Stati membri e in diversi casi non supera il 40% tra le ragazze, mentre risulta ancora più bassa tra i ragazzi. In linea di massima comunque si registra un forte miglioramento nelle serie storiche. Di fatto, nel 2023, in media nell’UE il 64% delle ragazze aveva completato il ciclo vaccinale entro i 15 anni.

Questa situazione evidenzia una forte distanza rispetto agli obiettivi fissati dalle strategie internazionali di prevenzione.

LA STRATEGIA GLOBALE DELL’OMS

Proprio per accelerare la lotta contro il tumore cervicale, l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato nel 2020 una strategia globale con un obiettivo ambizioso: eliminare il tumore della cervice uterina come problema di salute pubblica entro il 2030.

La strategia è sintetizzata nella cosiddetta formula 90-70-90, che prevede:

  • 90% delle ragazze vaccinate contro l’HPV entro i 15 anni

  • 70% delle donne sottoposte a screening almeno due volte nella vita

  • 90% delle donne con lesioni precancerose o tumore trattate adeguatamente

Si tratta della prima strategia globale nella storia della sanità pubblica che punta esplicitamente all’eliminazione di una forma di tumore attraverso politiche integrate di prevenzione.

Anche l’Unione europea ha fatto proprio questo obiettivo. Lo Europe’s Beating Cancer Plan prevede infatti di raggiungere entro il 2030 una copertura vaccinale di almeno il 90% delle ragazze nella popolazione target e un significativo aumento della vaccinazione tra i ragazzi.

LA SITUAZIONE ITALIANA

L’Italia è stata tra i primi Paesi europei a introdurre la vaccinazione anti-HPV nei programmi di immunizzazione pubblica. Tuttavia, anche nel nostro Paese le coperture vaccinali restano ancora distanti dagli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.

Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, la copertura vaccinale tra le ragazze (aggiornata al 31 dicembre 2024) di 12 anni è circa il 51,8% (che raggiunge il 70% a 15 anni di età). Si tratta di numeri in miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontani dall’obiettivo nazionale del 90% di copertura vaccinale previsto dalle strategie di prevenzione.

Uno degli elementi più critici riguarda infatti le forti disparità regionali, sia nella vaccinazione sia nell’adesione ai programmi di screening. Le coperture vaccinali possono variare in modo significativo tra le diverse regioni. Dove la vaccinazione ha raggiunto livelli molto elevati si osserva già una drastica riduzione delle infezioni da HPV e delle lesioni precancerose nelle nuove generazioni.

Questo dimostra come l’obiettivo dell’eliminazione non sia solo teorico, ma concretamente raggiungibile.

UNA SFIDA DI SANITÀ PUBBLICA

Il caso dell’HPV rappresenta quindi una delle sfide più emblematiche della prevenzione contemporanea. Da un lato esistono strumenti scientifici efficaci – vaccini e screening – che consentirebbero di ridurre drasticamente l’incidenza del tumore cervicale. Dall’altro, persistono barriere culturali, informative e organizzative che rallentano l’adozione delle strategie di prevenzione.

In questo senso la vaccinazione anti-HPV non riguarda soltanto la prevenzione individuale, ma rappresenta una vera e propria politica di sanità pubblica.

Investire nella prevenzione significa infatti ridurre l’incidenza della malattia, evitare migliaia di interventi chirurgici e trattamenti oncologici e diminuire in modo significativo i costi per i sistemi sanitari.

LA VACCINAZIONE RIGUARDA ANCHE I RAGAZZI

Negli ultimi anni molti programmi di prevenzione hanno ampliato la vaccinazione anti-HPV anche ai ragazzi. Una scelta che riflette l’evoluzione delle conoscenze scientifiche: il papillomavirus umano non riguarda infatti solo la salute femminile. L’HPV è associato anche ad altri tumori, tra cui quelli dell’orofaringe, dell’ano e del pene, che colpiscono direttamente la popolazione maschile.

Vaccinare i ragazzi ha quindi un duplice obiettivo. Da un lato protegge direttamente dalla comparsa di queste patologie; dall’altro contribuisce a ridurre la circolazione del virus nella popolazione, rafforzando l’efficacia complessiva delle strategie di prevenzione. In epidemiologia questo effetto è noto come immunità di comunità, e rappresenta uno degli strumenti più efficaci per contenere la diffusione delle infezioni virali.

Nonostante queste evidenze, le coperture vaccinali tra i ragazzi restano ancora più basse rispetto a quelle femminili. In Italia, ad esempio, la copertura tra i dodicenni è intorno al 39%, un dato che evidenzia come la vaccinazione maschile rappresenti ancora una delle principali sfide per le politiche di prevenzione.

IL TUMORE CHE POTREBBE SCOMPARIRE

La storia naturale del papillomavirus e del tumore cervicale dimostra come la prevenzione possa cambiare radicalmente il destino di una malattia.

Se le strategie di vaccinazione e screening venissero applicate in modo uniforme e con coperture elevate, il tumore della cervice uterina potrebbe diventare nei prossimi decenni una patologia sempre più rara.

Il paradosso è che gli strumenti per raggiungere questo risultato esistono già.

La vera sfida oggi non è scientifica, ma organizzativa e culturale: trasformare la prevenzione in una priorità concreta delle politiche sanitarie.