Milano, 3 novembre 2026 – L’intelligenza artificiale entra nelle imprese italiane in forte accelerazione, ma non per tutte. Nel 2025 la quota di imprese con 10 o più addetti che utilizza almeno una tecnologia di IA è raddoppiata in dodici mesi, dall’8,2% al 16,4% (era il 5% nel 2023). Nello stesso periodo, però, il divario tra Nord-Ovest e Mezzogiorno è più che raddoppiato: 19,3% contro 12,2%, cioè 7,1 punti percentuali rispetto ai 2,7 del 2024. È quanto emerge da “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività”, lo studio dell’Istituto per la Competitività (I-Com) realizzato in collaborazione con TeamSystem, presentato oggi a Milano presso la sede della Regione Lombardia.
Un’accelerazione, dunque, che non sta ancora riducendo le distanze. Pesa innanzitutto la dimensione: utilizza l’IA il 14,2% delle imprese tra 10 e 49 addetti, il 27,6% di quelle tra 50 e 249 e il 53% delle grandi, mentre il 77% delle piccole imprese non la usa e non prevede di farlo. Anche la geografia racconta un Paese a più velocità: guidano la Provincia autonoma di Bolzano (25,4%), il Piemonte (22,6%), l’Emilia-Romagna (19,4%) e la Lombardia (19,1%), mentre Trento, Calabria, Marche e Campania restano intorno o sotto il 10%.
La ricerca evidenzia, inoltre, come la maturità digitale rappresenti un fattore determinante nella capacità delle imprese di adottare l’IA. A parità di dimensione, settore e area geografica, le imprese con un livello di digitalizzazione “alto” registrano ricavi superiori del 65,2% rispetto a quelle con intensità digitale “molto bassa”; per quelle con livello “molto alto” il differenziale arriva al 105,3%, più del doppio. L’adozione di almeno una tecnologia di IA è inoltre associata, a parità delle altre caratteristiche, a ricavi superiori del 9,8%.
Ancora più significativo è il rapporto tra dotazione tecnologica e probabilità di adottare l’IA: in assenza di business intelligence, cloud (piattaforma e archiviazione), CRM e analisi dei dati, la probabilità stimata di adozione si ferma al 4,8%, mentre raggiunge il 75,5% nelle imprese che dispongono di tutte e cinque le tecnologie. Un risultato che evidenzia l’importanza di investire nella digitalizzazione dei processi e nella valorizzazione dei dati per creare le condizioni necessarie a una diffusione più ampia dell’intelligenza artificiale.
Il ruolo della digitalizzazione come fattore abilitante emerge anche dal confronto con le otto amministrazioni regionali coinvolte nello studio (Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta). Le amministrazioni riconoscono nei software gestionali con funzionalità di IA integrate una possibile via d’accesso graduale e accessibile all’intelligenza artificiale, soprattutto per le micro e piccole imprese. Un approccio che può favorire l’introduzione dell’IA all’interno dei processi aziendali già digitalizzati, a condizione che siano disponibili dati, competenze e un’adeguata organizzazione dei processi.
Il potenziale resta ampio, soprattutto in condizioni di piena diffusione e maturità digitale. Infatti, se l’adozione raggiungesse il 75% delle imprese al 2030, in linea con l’obiettivo europeo della Decade Digitale, l’impatto aggiuntivo sui ricavi sarebbe pari a circa 230 miliardi di euro, ossia il 5,7% del fatturato aggregato (oppure 175 miliardi di euro corrispondenti al 4,3% con il target nazionale del 60%).
«La strategia italiana per l’IA, attualmente in fase di ridefinizione», ha commentato Stefano da Empoli, Presidente I-Com, «dovrà necessariamente mettere al centro le piccole imprese, che costituiscono oltre il 95% del nostro tessuto economico, orientandole e accompagnandole lungo l’intero ciclo di investimento in una logica coordinata tra il livello nazionale e quello regionale, che possa funzionare da moltiplicatore degli sforzi da compiere al centro come nei territori. In questo modo, l’IA può diventare il carburante decisivo per spingere in alto la produttività delle aziende e dell’intero sistema».
Per trasformare questo potenziale in crescita, osserva lo studio, le politiche pubbliche non possono limitarsi a incentivare l’acquisto di singole soluzioni di IA. Il nuovo iper-ammortamento di Transizione 5.0 ha ampliato il perimetro dei software agevolabili, includendo IA e sistemi agentici, ma resta più adatto alle imprese con investimenti strutturati e capienza fiscale. Nella prospettiva di accompagnare le imprese nell’adozione delle nuove tecnologie abilitanti risulta fondamentale l’introduzione di una misura dedicata ai software in modalità SaaS e i servizi cloud a canone, come richiesto in particolare dal sistema confindustriale. Va in questa direzione l’annuncio del Governo relativo alla previsione nella Legge di Bilancio 2027 di un credito di imposta per gli investimenti su software in modalità cloud. Ha l’obiettivo di introdurre strumenti semplici e accessibili per la digitalizzazione delle PMI la proposta “Investo Digitale”, presentata a luglio 2026 nel Manifesto per l’Italia Digitale da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni: un contributo a fondo perduto per le imprese da 2 a 99 addetti, con intensità variabili a seconda della dimensione di impresa, che include software, cloud, IA e cybersicurezza insieme a consulenza e formazione.
«La ricerca conferma quanto la maturità digitale sia determinante per la capacità delle imprese di cogliere le opportunità dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di dati, processi digitalizzati e piattaforme integrate costituisce una base fondamentale per un’adozione efficace e diffusa dell’IA. Dobbiamo però porre attenzione all’ampliarsi dei divari territoriali, per scongiurare il rischio che questa trasformazione proceda a velocità diverse, accentuando le differenze di competitività tra le imprese e i territori del Paese», ha dichiarato Daniele Lombardo, Direttore Marketing, Relazioni Istituzionali e Comunicazione del Gruppo TeamSystem. «Per questo siamo convinti che sia necessario accompagnare soprattutto le realtà più piccole e quelle che operano nei territori meno digitalizzati in percorsi di innovazione progressivi e accessibili, sostenuti da politiche pubbliche con un orizzonte temporale certo, capaci di rispondere alle diverse esigenze del tessuto produttivo in tutti i settori dell’economia ed anche di valorizzare i modelli cloud e as a service. È su queste basi che possiamo trasformare l’accelerazione tecnologica in un’opportunità concreta di crescita e competitività per l’intero sistema produttivo italiano».
Lo studio “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività” è stato presentato oggi da I-Com e TeamSystem durante un evento realizzato in collaborazione con Regione Lombardia dove è intervenuto Alessandro Fermi, Assessore Università, Ricerca, Innovazione Regione Lombardia e i rappresentanti di Assolombarda, Unione Industriali di Torino, Assintel e Confartigianato, del Comitato per la strategia italiana per l’intelligenza artificiale, parlamentari e assessori regionali.
Nota metodologica
I dati utilizzati nel capitolo due e, in parte, nel capitolo uno dello studio sono di fonte Istat e relativi all’indagine “Rilevazione sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nelle imprese – Anno 2025”. Le elaborazioni sono state condotte presso il Laboratorio per l’Analisi dei Dati Elementari dell’Istat, nel rispetto della normativa in materia di tutela del segreto statistico e di protezione dei dati personali. I risultati e le opinioni espresse sono di esclusiva responsabilità degli autori e non costituiscono statistica ufficiale.




