La nuova frontiera del lobbying: il mercato della cannabis

Articolo blog
Gianluca SGUEO

Più lungimiranza e meno ipocrisia. Ecco due differenze fondamentali tra il sistema americano e quello italiano (ma anche, con qualche eccezione, europeo). Per questo motivo la coltivazione e la vendita di marijuana – superate le ultime resistenze degli ultra-conservatori – è un business fiorente negli Stati Uniti. Talmente fiorente che ha bisogno dei suoi rappresentanti di interessi. Oggi che, stando ai sondaggi di Gallup, il 58% degli americani è favorevole alla legalizzazione della marijuana(erano 12% nel 1969), non ci si può permettere di affrontare il mercato e il sistema di norme senza una rappresentanza solida presso le sedi istituzionali.

Tra le prime organizzazioni a rappresentare il settore c’è la NCIA. Tenete a mente questa sigla, se ne parlerà sempre di più nei prossimi anni. Sta per National Cannabis Industry Association, cioè la camera di commercio delle aziende che producono e commerciano cannabis. La NCIA esprime perfettamente la sintesi di visione democratico-repubblicana sul tema marijuana. Difende infatti un tema ideologico caro ai democratici (la libertà di spinello), ma ha scelto di affidarsi alle competenze di un lobbista affatto democratico: Michael Correia. Un passato nello staff dei repubblicani (commissione parlamentare risorse naturali), poi direttore affari legislativi del conservatore American Legislative Exchange Council, Correia ha collaborato alla stesura di diverse leggi repressive sul consumo di droghe.

Più radicato è il ruolo di NORML. Nata nel 1970 con una donazione simbolica di 5mila dollari da parte di Playboy, la National Organization for the Reform of Marijuana Laws simpatizza da sempre con la filosofia hippy legata al consumo di cannabinoidi. Ma oggi dichiara un obiettivo preciso: portare il mercato della cannabis a livello di quello del tabacco.

La pubblicazione dei prossimi dati sulla spesa per attività lobbistica ci dirà di più sul peso specifico del settore tra i big spenders. Il mercato è talmente nuovo che a molti ricorda la corsa all’oro di un secolo fa: tante opportunità, regole da definire, domanda potenzialmente illimitata.

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