Vi racconto come Bruxelles si prepara al nuovo Parlamento europeo. Parla Beda Romano

Intervista
Andrea Picardi
Bruxelles

BruxellesIl destino di capitale europea è scritto nella storia di Bruxelles“. Dal 2011 Beda Romano è il corrispondente del Sole 24 Ore dalla capitale del Belgio a cui ha di recente dedicato il libro intitolato appuntoBruxelles. Terra di frontiera tra mondo latino e tedesco” (edito dal Mulino). La città in questi giorni attende come il resto del Vecchio Continente, ma forse con un pizzico di curiosità in più, l’esito delle elezioni europee. L’inizio dello spoglio in tutti Paesi membri è previsto a partire dalle 23 di domani mentre il nuovo Parlamento si insedierà ufficialmente il 2 luglio: “Sarà come sempre molto interessante, perché arriveranno i nuovi deputati con i loro nuovi assistenti parlamentari. Verrà nominata la commissione, con i nuovi commissari e i nuovi consiglieri. In pratica ci sarà un cambio di popolazione, di società comunitaria“. Anzi, stavolta sarà ancora più interessante, ha sottolineato Romano: “L’esito delle elezioni è più incerto che mai, dobbiamo attenderci l’arrivo in città di persone che finora potrebbero non aver avuto alcun contatto con Bruxelles e il mondo comunitario e soprattutto con un’impronta molto più euroscettica di prima“.

BruxellesMentre l’altro pezzo della città, invece, guarda alle elezioni con un fondo di distacco: “E’ come se ci fossero due Bruxelles: quella comunitaria fatta da chi è arrivato qui per lavorare nelle istituzioni europee e poi la capitale del Belgio. Quest’ultima in qualche modo ignora il cambiamento di presenza che al rinnovo del Parlamento europeo viene a determinarsi nella comunità espatriata: la città rimane comunque troppo grande per essere dominata da questa comunità“.

Com’è la vita di un corrispondente a Bruxelles?

Ho voluto raccontare che in realtà Bruxelles è prima di tutto la capitale di un Paese europeo per molti versi misconosciuto, in particolare in Italia: le persone quando viaggiano preferiscono di regola visitare Londra, Berlino, Parigi, Madrid, Amsterdam. Ma ignorano Bruxelles che associano all’Unione europea o al brutto tempo.

Un’operazione verità questo libro?

Nasce dalla circostanza che Bruxelles sia diventata in Italia sinonimo delle istituzioni europee: in questa fase politica e storica se ne parla quasi solo negativamente. A fronte di un euroscetticismo molto cresciuto nel corso degli anni evidentemente Bruxelles viene associata da noi a scelte impopolari. Ma è sbagliato: ha tantissime particolarità che la rendono una città davvero unica.

Quale caratteristica in particolare?

Che rappresenta in Europa il centro della frontiera tra mondo latino e mondo tedesco. Non è una città che offre un percorso estetico come Parigi, Roma o Londra bensì di tipo intellettuale direi.

In che senso?

Pur avendo angoli affascinanti, non è bellissima come può essere Parigi. E’ un percorso intellettuale perché si tratta di una città che storicamente nei secoli è stata il crocevia dell’Europa. Qui sono nate le prime fiere con i mercanti del medioevo e del rinascimento. Ed è stata terra di battaglie che hanno fatto la storia d’Europa, come Waterloo. Senza contare che nei secoli è stata occupata da francesi, austriaci, spagnoli, tedeschi, olandesi: davvero una terra di occupazione proprio perché al centro dell’europa. Il suo destino di capitale europea è scritto nella storia.

Gli abitanti di Bruxelles, a suo avviso, come si rapportano con le istituzioni europee che ospitano?

Sono consapevoli di quanto sia importante vivere nella capitale europea. Una situazione dalla quale traggono anche un indiscusso vantaggio. Come la città si è arricchita nel corso dei secoli in quanto crocevia commerciale così oggi continua ad essere particolarmente benestante perché centro nevralgico dell’Europa. Una recente ricerca della Fondazione Bertelsmann ha dimostrato come Bruxelles sia tra le città europee che più beneficiano del mercato unico. Perché è sede delle istituzioni comunitarie e perché rappresenta davvero il passaggio obbligato tra Francia e Germania, i due più importanti Paesi europei.

Chi lavora a Bruxelles parla di euro bubble, una bolla in cui sono concentrati tutti coloro che lavorano per le istituzioni europee. Esiste davvero?

Inevitabilmente sì, direi. E la spiego così: l’Unione europea è cresciuta negli ultimi anni caratterizzata da un processo di integrazione fissato da regole, norme, leggi. Dunque, con una valenza tecnica piuttosto elevata. Perché così è stato voluto dai padri fondatori: la creazione di un grande mercato unico non si può non fare attraverso le regole.

Tutto ciò contribuisce a mantenere questo pezzo di Bruxelles dentro la bolla?

La bolla è dovuta al fatto che chi ci vive, ci lavora o la racconta da un punto di vista giornalistico deve occuparsi direttamente di queste regole e del processo legislativo che porta alla loro creazione. Il divario tra chi queste regole le deve raccontare e le deve fare e chi invece ne beneficia perché partecipa al mercato unico è inevitabilmente netto. E questo forse spiega la bolla.

Gli attentati di Bruxelles del 2016 e quelli di Parigi del 2015 come hanno cambiato la città?

Non credo che sia veramente cambiata. Nel senso che come a Parigi o a Londra, purtroppo, la differenza è che abbiamo l’esercito nelle strade. Una trasformazione notevole visto che in precedenza il controllo pubblico era affidato alle forze di polizia. C’è stata inevitabilmente una maggiore consapevolezza: i belgi hanno dovuto interrogarsi sul perché un certo numero di attentatori provenivano da Bruxelles, con il tentativo di integrare meglio le comunità musulmane che risiedono nella capitale.

Direttore Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Classe 1984, giornalista a tempo pieno dal 2005 e professionista dal 2008. Andrea Picardi ha a lungo lavorato in televisione: prima come redattore del telegiornale e conduttore di trasmissioni di approfondimento presso l’emittente televisiva T9 e poi al Tg5.

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