Gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile dopo il Covid-19

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Michele Masulli

Prosegue l’attività di monitoraggio dell’andamento degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze con la collaborazione dell’Istat. Il Mef verifica i progressi dei 12 indicatori BES e il relativo impatto delle scelte pubbliche. Pertanto, è arrivato alla quarta edizione l’Allegato sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (Allegato BES) al Documento di Economia e Finanza (DEF), che dovrà essere presentato alle Camere.

L’Allegato di quest’anno risulta particolarmente interessante poiché inizia a tenere conto dello scenario determinato dalla pandemia da Covid-19. Descrive gli interventi previsti nella legge Milleproroghe, nella legge recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (il cosiddetto cuneo fiscale), nella legge Cura Italia, in quella Liquidità Imprese, nella legge Scuola e fornisce una descrizione sintetica del contenuto del decreto Rilancio, recentemente adottato dal Consiglio dei ministri. Inoltre, ricorrendo al sistema di indicatori BES, l’allegato fotografa lo stato di avanzamento compiuto dall’Italia negli ultimi anni nei vari domini che rientrano nella visione di benessere equo e sostenibile. In particolare, i dati disponibili più recenti vengono utilizzati per comporre una disamina dell’andamento degli indicatori fino al 2019 e, sulla scorta del quadro macroeconomico contenuto nel DEF 2020, viene fornita la previsione al 2021 per alcuni di essi.

Gli indicatori BES sono dodici: il reddito medio disponibile aggiustato pro capite, l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile, l’indice di povertà assoluta, la speranza di vita in buona salute alla nascita, l’eccesso di peso, l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, il tasso di mancata partecipazione al lavoro (con relativa scomposizione per genere), il rapporto tra tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, l’indice di criminalità predatoria, quello di efficienza della giustizia civile, le emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti e l’indice di abusivismo edilizio. Si considerano così vari ambiti, dal reddito alla disuguaglianza, dalla salute all’istruzione, dalla giustizia all’ambiente. Qui accenneremo soltanto ai risultati principali per alcuni indicatori, in particolare quelli afferenti al dominio “Benessere economico”.

Dall’analisi emerge che nel 2019, per il sesto anno consecutivo, è continuata la fase espansiva del reddito medio disponibile aggiustato pro capite (RDA), che comprende i benefici erogati alle famiglie tramite le politiche pubbliche. L’incremento rispetto all’anno precedente è stato di 1,2 punti percentuali. Tuttavia, la nettissima riduzione dell’attività economica prevista per il 2020, secondo le previsioni, comporterà una riduzione del RDA pro capite nominale dello 0,9 per cento rispetto al 2019. L’indice di diseguaglianza ha riportato una riduzione marginale nell’ultimo anno (-0,1%). Molto probabilmente, sarà influenzato in misura significativa dalla dinamica dei redditi colpiti dalla crisi Covid-19.

Per ora, l’Allegato si limita a evidenziare che le prime misure adottate dal governo abbiano prodotto per i mesi di marzo e aprile effetti più incisivi per le classi sociali più svantaggiate I provvedimenti hanno ridotto in misura consistente, o annullato del tutto, la perdita di reddito che avrebbero registrato mentre, invertito altresì la distribuzione delle perdite relative subite.

L’indicatore di povertà assoluta si è ridotto nel 2019 in misura non trascurabile sia a livello individuale (-0,7 punti percentuali) che familiare (-0,6 punti percentuali). Anche in questo campo, il governo ha assunto diversi provvedimenti per contrastare gli effetti della crisi economica. Segnaliamo, tra le varie forme di sostegno del reddito adottate, l’estensione degli ammortizzatori sociali, le misure di prevenzione dei licenziamenti dei dipendenti e quelle per garantire la liquidità alle imprese e alle famiglie, nonché la sospensione delle scadenze per il pagamento degli adempimenti fiscali e contributivi.

Infine, l’analisi sottolinea come la speranza di vita in buona salute alla nascita, dopo due anni di riduzione, sia tornata a crescere in maniera moderata. Nel complesso tra il 2009 e il 2019 è aumentata di 2,2 anni. Per il 2020 la dinamica della speranza di vita alla nascita sarà legata all’intensità e alla durata delle maggiori probabilità di morte indotte dalla circolazione. Secondo le simulazioni dell’Istat, la speranza di vita nel 2020 potrebbe diminuire in un intervallo compreso fra 0,4 anni e 1,4 anni. Ciononostante, negli anni successivi al 2020, in assenza di ripercussioni derivanti dal Covid-19, si prevede che il calo della speranza di vita sarà riassorbito del tutto.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna con una tesi sulla mobilità intergenerazionale dei redditi. Successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre.