La trasformazione digitale per il Made in Italy. Sfide e scenari in tempi di crisi

Studio I-Com
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Questo studio fornisce uno spaccato sull’integrazione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo del Paese, descrivendo le tendenze più recenti e prestando particolare attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese (PMI). Si discute, inoltre, il trend delle esportazioni italiane e come il commercio digitale può sostenere le imprese italiane a conseguire una presenza maggiore sui mercati esteri, anche alla luce degli sviluppi relativi alla crisi Covid-19. In questo ambito, vengono fornite stime quantitative dell’impatto dell’e-commerce sui risultati di impresa delle piccole e medie imprese. Nel complesso, l’analisi ha evidenziato che le aziende digitalizzate (ovvero che hanno implementato almeno una tecnologia digitale) hanno risultati migliori delle loro concorrenti non digitalizzate.

Ad oggi, il tasso di digitalizzazione delle imprese italiane risulta ancora relativamente basso, mostrando progressivi segnali di miglioramento rispetto ad alcune tecnologie come il cloud computing, adottato nel 2018 dal 22,3% delle imprese (+20% sul 2016). Tuttavia, suddividendo l’adozione per le dimensioni di impresa, si osserva la diffusione del cloud computing presso il 20% delle piccole imprese, il 37% delle medie e il 56% delle aziende di grandi dimensioni. Valori di adozione bassi, persino in calo rispetto alle precedenti rilevazioni, emergono per quanto concerne l’utilizzo di applicazioni Big Data (il cui tasso di penetrazione è sceso nel triennio di rilevazione dal 9% al 7% delle aziende), soluzioni ERP (dal 35% al 34%) e software CRM per la gestione delle attività di marketing (dal 19% al 15%). Inoltre, i dati mostrano come le piccole e medie imprese, comparto che indica le piccole imprese (fino a 50 dipendenti) e quelle di medie dimensioni (fino a 249 dipendenti), presentino tassi di adozione ancora inferiori a quelli che si registrano tra le imprese di dimensioni maggiori.

In particolare, le piccole imprese presentano generalmente i ritardi maggiori nell’adozione delle nuove tecnologie, costituendo quindi il segmento meno resistente e maggiormente meritevole di tutele e incentivi. Anche le competenze Ict sono piuttosto rare tra il personale delle aziende italiane, in cui appena il 16% ha assunto figure esperte nel corso dei 12 mesi antecedenti la rilevazione (dicembre 2019).

Nello scorso decennio, l’export italiano di merci è cresciuto molto di più rispetto al Pil (2,7% contro 0,1% di crescita media annua). L’Italia è il nono esportatore di beni al mondo, di cui il 96% è rappresentato da prodotti dell’industria manifatturiera. L’Italia è seconda alla Germania, tra le più robuste economie europee, per surplus della bilancia commerciale. Il principale Paese di sbocco sono però gli Stati Uniti, dove perviene un quarto delle esportazioni online italiane.

Nonostante il trend positivo, l’incidenza delle esportazioni online risulta ancora molto ridotta: costituisce il 7% delle esportazioni di beni di consumo e il 2,5% del totale delle esportazioni. L’Italia detiene una quota sull’export e-commerce online pari all’incirca all’1%, un terzo se comparata alla percentuale dell’Italia nel commercio mondiale. Nel 2010, soltanto il 4% delle imprese italiane aveva ricevuto ordini online. Nel 2019 sono il 10%, un valore comunque inferiore alla media Ue (17%) e ai maggiori Paesi partner dell’Italia.
Rispetto a una media per l’Ue-27 del 18%, in Italia il fatturato delle imprese acquisito tramite e-commerce è pari al 12%.

A fronte di importanti oscillazioni del commercio dovute alla crisi Covid-19, tra le forme di distribuzione solo l’e-commerce presenta performance positive, con una crescita continua e un incremento del 29,2% in nove mesi. Dall’analisi quantitativa, emerge che le PMI che vendono online mostrano una probabilità dell’84% in più di ottenere fatturati maggiori.

Per l’intera popolazione delle piccole e medie imprese, nell’ipotesi che l’offerta sia in qualche modo in grado di trainare la domanda o comunque di trovare sbocchi di mercato (in Italia o all’estero), il fatturato complessivo potrebbe aumentare fino a 534 miliardi di euro. È necessario implementare politiche adeguate di promozione della digitalizzazione delle imprese e di rafforzamento dei canali digitali di vendita per sostenerne la crescita in termini di ricavi e occupazione.