Vaccini, ecco come si sta riorganizzando la Commissione Ue per gestire la crisi sanitaria

Articolo
Camilla Palla
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Pochi vaccini, distribuiti male e a prezzi troppo alti per gli Stati membri. Nel frattempo il virus continua a diffondersi e i Paesi europei reagiscono in modo disomogeneo nella scelta delle misure per contrastare quella che sembra ormai una terza ondata. Eppure lo scorso autunno gli Stati membri avevano raggiunto un accordo politico dalla portata senza precedenti, che consentiva di fatto alla Commissione europea di agire in qualità di negoziatore per i contratti con le principali case farmaceutiche relativi all’acquisto dei vaccini.

La situazione è diventata in realtà complessa a causa della distribuzione delle competenze nell’Ue in tema di sanità. Come noto, la gestione della salute pubblica è una questione essenzialmente riservata alle politiche nazionali, soprattutto per quanto riguarda le scelte sulla gestione dei sistemi sanitari. L’Unione può di fatto proporre provvedimenti legislativi, coordinare e facilitare lo scambio di buone pratiche tra gli Stati e fornire sostegno finanziario. Inoltre, può adottare atti in materia sanitaria ai sensi degli articoli 114 (ravvicinamento delle legislazioni nazionali), 153 (politica sociale) e 168 (tutela della salute pubblica) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

Per rispondere alla richiesta di maggior coordinamento dettata dalla necessità e dall’urgenza, con la comunicazione “Costruire un’Unione europea della salute” dello scorso 11 novembre, la Commissione ha presentato una serie di proposte per accentrare e rendere più coerente la gestione della dimensione sanitaria nell’Ue.

La comunicazione ha fatto seguito alle iniziative intraprese già nel corso della scorsa estate, quando i ministri della salute degli Stati membri avevano raggiunto un accordo politico che permetteva di fatto alla Commissione di agire in qualità di negoziatore nell’acquisto di vaccini dalle case farmaceutiche. In tal senso va intesa la riorganizzazione e il rafforzamento della direzione generale per la Salute e la Sicurezza alimentare della Commissione europea guidata dal direttore generale Sandra Gallina. Nominata da Ursula Von der Leyen, Gallina è a tutti gli effetti la figura di riferimento per la negoziazione dei vaccini. Coordina, peraltro, un apposito comitato direttivo che rappresenta una vera e propria squadra negoziale composta da un ristretto numero di esperti provenienti dagli Stati membri.

Altre iniziative chiave sono la creazione di una direzione dedicata alla Salute pubblica sotto la guida di John Ryan e il lancio dell’Hera, la European Health Emergency Preparedness and Response Authority. La missione della nuova autorità sarà permettere all’Ue e ai suoi Stati membri di dispiegare rapidamente le misure più avanzate in caso di emergenza sanitaria, in modo tale da coprire l’intera catena del valore dallo sviluppo, alla distribuzione e all’uso.

Negli ultimi mesi, dal lancio cioè della strategia europea per la vaccinazione contro il Covid-19 dello scorso 27 dicembre, il compito dei singoli Stati sarebbe dovuto essere quello di preparare e attuare i piani vaccinali, le soluzioni per contrastare la diffusione del virus e, inoltre, permettere ai propri cittadini un ritorno alla normalità.

Per favorire tale processo, la Commissione ha annunciato alla fine di febbraio una nuova proposta legislativa per l’introduzione del Digital green pass, un certificato che attesti l’avvenuta vaccinazione e permetta ai cittadini che ne siano in possesso di muoversi liberamente all’interno dei confini dell’Unione. L’iniziativa, in realtà, era stata già proposta prima della fine dello scorso anno e posticipata per essere sottoposta a un’ulteriore valutazione. Il rischio di discriminazione e di disomogeneità era considerato – e resta di fatto – molto alto. In tal senso, il pass dovrà essere accompagnato dal risultato di un test che provi di fatto l’immunità del soggetto.

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