FoodTech: volano gli investimenti in Europa


Romolo Tokong

Un’importante sfida da affrontare attualmente è come garantire la disponibilità di alimenti verso tutti di fronte ad una popolazione mondiale in continua crescita e una costante riduzione delle risorse disponibili. Il cambiamento climatico, l’incremento dei rifiuti alimentari, la perdita di biodiversità e le malattie legate all’alimentazione sono solo alcuni dei principali problemi che derivano da un sistema alimentare insostenibile. Diventa di cruciale importanza correggere gli squilibri presenti nei processi e nelle infrastrutture inerenti all’agricoltura, agli scambi commerciali, alla vendita al dettaglio, al trasporto e al consumo di prodotti alimentari affinché si possa offrire al consumatore finale una dieta sostenibile, e quindi, a ridotta impronta ecologica, sana ed efficiente.

Il FoodTech, ovvero la tecnologia alimentare, potrebbe essere una possibile soluzione per far fronte a queste esigenze? Ma che cosa è esattamente il FoodTech? Come si può notare dal termine, FoodTech pone in sinergia due settori completamente diversi tra di loro: l’ambito agroalimentare e l’ambito della tecnologia di ultima generazione. In breve, tale comparto tenta di cogliere tutte le opportunità possibili offerte dalla tecnologia digitale per offrire soluzioni innovative nella ideazione di nuovi alimenti, nei processi produttivi e di conservazione, nella fase di controllo e nella distribuzione del cibo.

L’impatto del digitale nell’industria alimentare può aiutare a mitigare se non ad eliminare i numerosi difetti presenti in essa anche se questa rivoluzione digitale presenta numerose sfaccettature.

Il settore FoodTech sta registrando una crescita esplosiva. Secondo alcune stime di DigitalFoodLab, nel 2021 in Europa gli investimenti rivolti alle start-up della tecnologia alimentare si sono più che triplicati rispetto al valore misurato nell’anno precedente. Infatti nel 2020 gli investimenti totali ammontavano a circa 3 miliardi, mentre invece nel 2021 la cifra è pari a 9 miliardi. Inoltre, prendendo come punto di riferimento gli investimenti del 2014, nel 2021 si ha avuto un tasso di crescita percentuale degli investimenti pari ad un imponente +1400%. Questo incremento è principalmente trainato dalla Germania che nel 2021 ha investito circa 2,7 miliardi di euro mentre appena dietro ci sono il Regno Unito (1,1 miliardi) e la Francia (860 milioni). In ultima posizione della classifica dei primi dieci si posiziona invece la Norvegia con un investimento pari a 284 milioni. Per quanto riguarda l’Italia, secondo l’“EY Venture Capital Barometer 2021” il FoodTech lo scorso anno ha raccolto fondi per oltre 260 milioni di euro, un valore non tanto lontano da quello norvegese. Questi primi dati segnalano un messaggio chiaro, la rivoluzione del digitale nel settore alimentare è oramai un fenomeno di grande portata e l’incremento rilevante degli investimenti sono a conferma di ciò.

 

Per comprendere appieno l’impatto innovativo che la tecnologia può portare nel settore alimentare e per intuire anche i futuri trend che possono caratterizzarla, è necessario conoscere gli ambiti di applicazione che la compongono. Prendendo la classificazione di DigitalFoodLab, il FoodTech può essere diviso in 6 categorie: Agritech, Delivery, Food Science, Foodservice, Supply Chain e Consumer Tech.

AGRITECH

In questo ambito le start-up tentano di individuare soluzioni tecnologiche per rendere più efficiente i metodi dell’agricoltura e dell’allevamento. Infatti, con lo scopo di aumentare la produzione agricola, di migliorarne la qualità e di ridurre gli sprechi, vengono adoperate tecnologie avanzate come droni, sensori e software per la gestione dell’azienda agricola. Il risultato finale ambito è avere un processo produttivo più smart e moderno. Nel grafico si può vedere come nel 2021, le start-up europee hanno investito circa 860 milioni di euro per digitalizzare il settore agricolo. Gran parte degli investimenti (49%) sono stati destinati per ridurre le distanze tra produzione e consumo e per migliorare la qualità e la sostenibilità del prodotto finale. Il 31% degli investimenti invece sono stati allocati nella biotecnologia e l’8,6% è stato destinato ad aumentare l’implementazione di software di management che servono a potenziare la gestione delle task e la capacità decisionale. Infine, il restante degli investimenti è stato allocato per assistere gli agricoltori ad avere una piattaforma internet dedicata alla compravendita B2B.

 

DELIVERY

Il delivery è la categoria dove si concentra gran parte degli investimenti totali del comparto FoodTech ed è sostanzialmente l’ambito che si dedica ad offrire servizi che consegnano cibo e pasti a domicilio. Nel 2021 sono state investite 6,1 miliardi in questa categoria di FoodTech: circa 2,9 miliardi di euro (47%) sono state incanalate verso il Q-commerce e 1,4 miliardi (22%) sono stati utilizzati per ingrandire il delivery dei ristoranti. In sostanza, l’obiettivo principale che si prefigge è quello di migliorare l’esperienza del consumatore.

 

FOOD SCIENCE

Questa categoria del FoodTech si concentra prevalentemente nello sviluppare nuovi ingredienti e nuovi prodotti alimentari, con lo scopo di rispondere a numerose esigenze del consumatore: trasparenza, salute e attenzione all’ambiente. Le start-up europee hanno investito in totale circa 981 milioni per questo settore: 470 milioni (48%) sono stati utilizzati per la ricerca di proteine alternative (ingredienti a base vegetale, fermentazione, agricoltura cellulare), 333 milioni (34%) invece sono stati adoperati per innovazioni di prodotti già consolidati nel mercato (modifica del prodotto stesso, maggiore trasparenza e maggiore personalizzazione) e, infine, degni di attenzione, sono anche i 178 milioni (18%) di investimenti usati per sviluppare nuovi ingredienti e sostituire gli additivi, ridurre ingredienti con funzionalità aggiunta (come lo zucchero) e migliorare il gusto del prodotto.

 

FOOD SERVICE

In questa categoria, il FoodTech tenta di offrire numerosi servizi ai consumatori, ai produttori, commercianti e ai ristoratori in relazione alla gestione del cibo. Nel Food Service sono stati investiti circa 851 milioni di euro di cui 334 (39%) sono state utilizzate per garantire e offrire una ampia varietà di soluzioni di pagamento e 310 milioni (36%) invece sono state utilizzate per migliorare il management di un ristorante in termini di presenza online, marketing, feedback dei clienti e trasparenza. Rilevante sono anche i 129 milioni (15%) adoperati per la realizzazione di ristoranti virtuali.

 

SUPPLY CHAIN

Per quanto riguarda la catena di approvvigionamento, sono ancora pochi gli investimenti fatti dalle start-up europee nel 2021. Questo settore riguarda lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per la filiera alimentare e solo 143 milioni su 9,1 miliardi (1,5%) sono stati adoperati in questo settore: 54 milioni sono stati investiti per migliorare la gestione degli sprechi, 56 milioni invece sono stati utilizzati per creare dati sulla supply chain che possono essere condivisi tra le varie imprese e al consumatore finale, 31 milioni sono stati destinati per sviluppare alimenti sempre più smart e imballaggi sostenibili, mentre 2 milioni sono stati impiegati per lo sviluppo di tecnologie che migliorano l’esperienza del consumatore all’interno dell’esercizio commerciale.

CONSUMER TECH

L’ultima categoria riguarda invece lo sviluppo di servizi e dispositivi che aiutano il consumatore finale ad identificare il cibo migliore e a raggiungere i suoi obiettivi personali di alimentazione. In questo settore sono stati investiti 164 milioni di cui 92 (56%) sono stati incanalati per applicazioni che consigliano all’utente alimenti che sono compatibili con le personali esigenze, mentre 8 milioni sono stati adoperati alla nutrigenomics, ovvero allo sviluppo di servizi e dispositivi che tramite biomarcatori applicati al consumatore raccomandano una alimentazione precisa.

 

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI IN OTTICA FUTURA

Dall’analisi della ripartizione degli investimenti nel settore FoodTech in Europa si può dedurre che questo comparto dell’agroalimentare fa ancora poco rispetto alle numerose esigenze che chiede il consumatore del ventunesimo secolo. Nel 2021, su un totale di 9,1 miliardi di euro, 6,1 miliardi (67%) sono stati utilizzati prevalentemente per sviluppare i sistemi di consegna a domicilio, mentre, solo circa 2,1 miliardi (23%), con una media di mezzo milione per categoria, sono stati destinati al settore Agritech, Food Science, Supply Chain e Consumer Tech, che sono quei settori strategici che possono potenzialmente contribuire ad affrontare i problemi che derivano da uno sbilanciato sistema alimentare.

L’Agritech e il Food Science, ad esempio, tramite l’innovazione dei metodi produttivi in campo agricolo e la ricerca di alimenti alternativi sostenibili, possono contribuire a mitigare il cambiamento climatico e ridurre l’impronta ecologica di un bene alimentare. La categoria Supply Chain invece, tramite la digitalizzazione della catena di approvvigionamento, può contribuire ad una migliore gestione degli sprechi, mentre, Consumer Tech, punta a migliorare la salute del consumatore finale tramite raccomandazioni che considerano il suo stato di salute. In ottica futura, con le risorse che scarseggiano e con una popolazione in continua crescita, affinché il settore FoodTech possa ricoprire un ruolo di primo piano nel migliorare il sistema alimentare, è necessario cominciare a traslare buona parte degli investimenti, dalla categoria delivery ai settori più strategici nella lotta al cambiamento climatico, alla gestione degli sprechi e al peggioramento della salute dei consumatori.