La sugar tax rappresenta una delle strategie adottate da diversi Paesi nel tentativo di contrastare il dilagare dell’obesità e promuovere uno stile di vita più sano. Questa imposta mira a influenzare il comportamento dei consumatori aumentando il prezzo di prodotti ad alto contenuto di zucchero, come bevande zuccherate e snack dolci, al fine di scoraggiarne il consumo e ridurre l’incidenza di malattie correlate all’eccesso di zucchero nella dieta. L’idea alla base della sugar tax è che un aumento del prezzo di questi prodotti possa spingere i consumatori a optare per alternative più salutari e a ridurre il consumo complessivo di zucchero.

Tuttavia, l’efficacia della sugar tax da sola nel contrastare l’obesità è oggetto di dibattito. Mentre alcuni studi hanno dimostrato una riduzione del consumo di bevande zuccherate in seguito all’implementazione di questa tassa, altri hanno sottolineato il suo impatto limitato. I consumatori potrebbero infatti scegliere di acquistare prodotti zuccherati di fascia più economica o di rivolgersi ad alternative non tassate. Di conseguenza, affinché la sugar tax abbia un impatto significativo sulla salute pubblica, dovrebbe essere affiancata ad altre politiche pubbliche e interventi di educazione alimentare.

Analizzando l’evidenza empirica in materia, emerge come l’efficacia della sugar tax possa variare a seconda del contesto socioculturale e delle abitudini alimentari della popolazione di un determinato Paese. Nazioni come il Regno Unito e la Francia hanno introdotto con successo la sugar tax, registrando una riduzione del consumo di bevande zuccherate e una maggiore consapevolezza riguardo agli effetti nocivi dello zucchero sulla salute. Tuttavia, è importante sottolineare che l’impatto di questa misura dipende da una serie di fattori, tra cui l’ammontare della tassa, la sua implementazione e l’effettiva disponibilità di alternative salutari sul mercato.

Secondo una ricerca del 2023 presentata nella rivista Plos Medicine, dal debutto della sugar tax in UK nel 2018 c’è stata una riduzione dell’8% dei livelli di obesità nelle bambine di 10 e 11 anni. Gli autori affermano però di non aver dimostrato l’esistenza di un preciso rapporto causa-effetto tra la tassazione e la diminuzione del peso, ma solo quella di una relazione temporale. Inoltre, concludono che servono strategie aggiuntive e complementari all’aumento della tassazione per ridurre la prevalenza dell’obesità, soprattutto fra gli adolescenti maschi e i bambini più piccoli.

In un’analisi del 2016 ed effettuata su 54 paesi nel mondo, al vertice della classifica per calorie derivanti da bevande zuccherate consumate al giorno pro-capite c’era il Cile, al secondo posto il Messico, seguito dagli Stati Uniti. L’Italia era posizionata al 37° posto, con un consumo maggiore da parte delle famiglie a minor reddito. Comunque, nei paesi in cui i governi hanno introdotto tasse sulle bibite zuccherate si è notata, in effetti, una progressiva diminuzione l’utilizzo di queste bevande (soprattutto in Messico, Francia, Norvegia, Finlandia, Ungheria).

In Italia, dove i tassi di obesità infantile sono tra i più alti in Europa, l’entrata in vigore di questa imposta correttiva era prevista già da tempo. È stata presentata nel 2019 dal Governo Conte, introdotta poi nella Manovra del 2021. Dopo ben sei rinvii, dovuti anche all’opposizione dei produttori, la Legge di Bilancio 2024 l’aveva posticipata al 1° luglio 2024, come è stato anche per la plastic tax.

È proprio di questi giorni però la notizia dell’ennesimo rinvio, formalizzato dalla commissione Finanze del Senato mediante un emendamento introdotto nel decreto Superbonus. Tale decisione è stata concordata all’interno della maggioranza, con il consenso espresso dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il quale ha dichiarato che “un accordo è stato raggiunto” su questa questione.

Il dicastero dell’Economia ha spiegato che l’iniziale fermezza del ministro Giancarlo Giorgetti nel voler introdurre, sia pure in versione dimezzata, la sugar tax ha anche a che vedere con le esigenze di tenere in ordine i conti pubblici: l’introduzione della tassa garantirebbe alle casse dello Stato circa 139 milioni di euro nel 2024 e 288 milioni nel 2025.

L’emendamento originariamente presentato dal governo prevedeva l’introduzione della sugar tax, seppur in forma ridotta, a partire da luglio di quest’anno. Tuttavia, attraverso il compromesso raggiunto, l’entrata in vigore è stata posticipata di due anni, fissando il nuovo termine a luglio 2026. Analogamente, la plastic tax è stata rinviata al luglio 2026.

Questa tassa nel nostro Paese sarebbe prevista nella misura di 10 euro per ettolitro nel caso di prodotti finiti e 0,25 euro per kg nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione. Si applica ai produttori di bevande con più di 25 grammi di zucchero al litro: una soglia entro la quale rientrano tutte le principali bibite analcoliche (gassate e non) in commercio.

CONCLUSIONI

Il decreto del governo indica che a pagare la sugar tax sarà “il fabbricante, il cedente (ovvero chi li vende ai consumatori), l’acquirente e l’importatore per quelle che arrivano da Paesi extra-UE”. Il rischio è che a pagare la percentuale maggiore sarà il consumatore che decide di mettere nel carrello della spesa queste bevande.

Sebbene la sugar tax possa rappresentare uno strumento utile nella lotta all’obesità e alle malattie correlate allo zucchero, è importante considerarla come parte di un approccio più ampio che includa politiche pubbliche sociosanitarie mirate, interventi educativi e promozione di stili di vita sani per ottenere risultati duraturi nella prevenzione delle malattie legate all’alimentazione.

Nata a Roma nel 1997, Maria Vittoria Di Sangro ha iniziato i propri studi mossa dalla curiosità per le lingue e le culture straniere. Una passione, questa, che l’ha portata a vivere numerose esperienze formative all’estero.