Nel 2025 la Cina ha registrato, per la prima volta in dieci anni, una contrazione della generazione elettrica da fonti fossili. Su base annua, la diminuzione è dell’1%, mentre il dato di dicembre segnala una flessione ancora più marcata (-3,2%), suggerendo un’accelerazione della tendenza nella parte finale dell’anno.
Questo modesto segnale positivo si sovrappone a un’espansione sostenuta delle fonti rinnovabili e a una recente tendenza di emissioni stabili o in lieve calo, un elemento rilevante considerando che Pechino è il principale contributore alle emissioni globali. Tuttavia, la quota ancora preponderante del carbone nel mix elettrico e il suo ruolo portante per la sicurezza energetica del Paese pongono un contrappeso rilevante alla bilancia della decarbonizzazione cinese.
ESPANSIONE DELLE RINNOVABILI E IMPATTO SUL MIX ELETTRICO
Nonostante la lieve flessione della generazione da carbone, in Cina la domanda di elettricità continua a crescere a ritmi sostenuti. Nel 2025 l’aumento è stato di circa il 5%, portando i consumi a un picco di 10 trilioni di kWh. A trainare la domanda contribuiscono l’industria, l’urbanizzazione, la digitalizzazione e la diffusione dei veicoli elettrici. Il settore elettrico rimane quindi il principale motore del consumo di carbone in Cina, ma nella bilancia energetica iniziano a pesare le fonti non fossili. D’altro canto, infatti, la dinamica più rilevante del sistema energetico cinese è la crescita senza precedenti delle fonti energetiche rinnovabili, che stanno progressivamente erodendo la quota del carbone nella generazione elettrica.
Nel 2025 la generazione idroelettrica è cresciuta del 2,8%, mentre il nucleare ha registrato un aumento del 7,7%. Ancora più significativa è stata la performance di solare ed eolico: nel primo trimestre del 2025 la generazione da pannelli fotovoltaici è aumentata del 46% su base annua e quella eolica dell’11%. Nei primi nove mesi dell’anno sono stati installati circa 300 GW di nuova capacità rinnovabile, consentendo l’espansione delle fonti non fossili.
Vale la pena sottolineare che, a compensare la contrazione della generazione fossile, il 90% dell’incremento della domanda elettrica è stato soddisfatto dalle rinnovabili, indicando la potenzialità di queste fonti nel sostenere l’energivoro sistema elettrico cinese.
Secondo le stime, la capacità rinnovabile installata dovrebbe raggiungere circa 500 GW aggiuntivi già nel 2025 e salire fino a 4.700 GW entro il 2030. In questo scenario, le rinnovabili soddisferebbero circa il 35% della domanda elettrica nel 2025 e quasi il 50% nel 2030, riducendo sensibilmente il peso del carbone nel mix energetico.
In linea con questa traiettoria, il presidente Xi Jinping ha recentemente annunciato l’impegno a portare la capacità combinata di solare ed eolico a 3.600 GW entro il 2035. L’obiettivo implica un ritmo medio di installazioni pari a circa 200 GW annui nel prossimo decennio, consolidando l’estensione degli obiettivi già fissati per il periodo 2025–2027.
IL CARBONE COME ELEMENTO DI FLESSIBILITÀ E SICUREZZA ENERGETICA
Nel quadro delle politiche di decarbonizzazione cinesi, tuttavia, il carbone non viene eliminato, ma riconfigurato. L’evoluzione del suo ruolo lo porterebbe da essere la fonte energetica di base a strumento di flessibilità e riserva, destinato a compensare la variabilità della produzione rinnovabile e a garantire la stabilità del sistema elettrico.
In un sistema ancora dominato dal carbone, quando i fattori di carico di solare, eolico e idroelettrico risultano inferiori alla media, la generazione termica sarebbe chiamata a coprire quasi interamente il gap. Le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che una combinazione di buone prestazioni delle rinnovabili potrebbe ridurre il consumo di carbone per la generazione elettrica fino a 188 milioni di tonnellate, mentre una performance più debole potrebbe aumentarlo di circa 248 milioni di tonnellate, gravando ulteriormente sulle già enormi emissioni di CO₂ (Figura 1).
Figura 1: Consumo di carbone (TWh, espresso sull’asse sinistro) e confronto con emissioni (MtoCO₂e, sull’asse destro) in Cina

Di conseguenza, la qualità dell’integrazione delle rinnovabili – rete, accumulo, flessibilità del sistema – diventa un fattore determinante per il reale ridimensionamento del carbone. In assenza di investimenti adeguati in infrastrutture e pianificazione, il carbone rischia di restare la principale fonte di elettricità, limitando il potenziale della transizione energetica e rallentando o vanificando i tentativi di riduzione delle emissioni di CO₂.
EMISSIONI: UN’INVERSIONE DI ROTTA?
L’enorme quota delle emissioni cinesi rispetto al resto del mondo è una caratteristica strutturale del sistema energetico mondiale degli ultimi venti anni (Figura 2): dopo il 2005, anno in cui le emissioni cinesi hanno sorpassato quelle degli Stati Uniti – fino a quel momento il maggiore emettitore a livello globale, e ad oggi ancora il primo per emissioni storiche cumulate – oggi la Cina da sola occupa il 30% del totale ed è arrivata a più di 14mila milioni di tonnellate CO₂ equivalente.

Negli ultimi mesi, tuttavia, è stato registrato un plateau delle emissioni cinesi (Figura 3), probabilmente risultato delle tendenze contrastanti nelle emissioni dei vari settori e dall’apporto sempre maggiore delle rinnovabili. Nel 2025 le emissioni del settore dei trasporti sono diminuite del 5% su base annua e si registrano riduzioni anche nella produzione di cemento (-7%) e acciaio (-3%), senza contare la marginale ma incoraggiante evoluzione del settore elettrico, che è il settore responsabile della quota maggiore di emissioni. Al contrario, altri comparti – in particolare l’industria chimica – hanno visto un aumento delle emissioni (+10%). Queste dinamiche opposte stanno contribuendo a mantenere le emissioni nette cinesi su una traiettoria stabile, se non lievemente in discesa: a settembre si è registrato un calo del 3% su base annua.
Figura 3: Plateau e lieve calo delle emissioni cinesi registrati negli ultimi 18 mesi

IL PESO DELLA CINA NEL MERCATO GLOBALE DI CARBONE
La panoramica del mercato globale del carbone è complessa poiché è il risultato di dinamiche contrastanti: il quadro è caratterizzato da un’interazione speculare tra l’importanza strutturale delle fonti fossili nei mercati emergenti e le strategie per la loro graduale eliminazione nei sistemi maturi (Figura 4).
Pechino consuma circa il 30% di carbone in più rispetto al resto del mondo messo insieme. Nel 2024, il consumo in Cina ha raggiunto circa 92.000 exajoule contro i 22.000 dell’India e i 7.000 degli Stati Uniti. La Cina è inoltre il maggiore produttore e importatore globale di carbone, rendendo i mercati internazionali fortemente dipendenti dalle sue politiche energetiche, dalla crescita economica interna e dalle condizioni climatiche.
Fino al 2030 la domanda globale di carbone è attesa rimanere sostanzialmente stabile, con un lieve declino nella seconda metà del decennio. In Cina l’uso del carbone per la generazione elettrica dovrebbe restare vicino ai 3 miliardi di tonnellate, pur diminuendo in termini relativi all’interno del mix energetico.
Figura 4: Confronto tra mix elettrici di Cina, Unione Europea e Stati Uniti (2024)

CONCLUSIONI
Il sistema energetico cinese si trova in una fase di transizione apparentemente contradditoria ma strutturalmente rilevante. Il calo della generazione fossile e il plateau delle emissioni rappresentano segnali incoraggianti, ma non ancora sufficienti per parlare di una riduzione irreversibile del ruolo del carbone.
La Cina si sta posizionando come attore ineliminabile del mercato mondiale delle rinnovabili e le fonti non fossili sono ormai la principale leva per soddisfare la crescita della domanda elettrica. Tuttavia, il carbone continua a essere essenziale per la sicurezza energetica e la stabilità del sistema, assumendo un ruolo sempre più orientato alla flessibilità piuttosto che alla generazione di base.
Il successo della transizione dipenderà quindi meno dalla semplice capacità installata e più dalla qualità dell’integrazione delle rinnovabili, dalla modernizzazione delle reti e dallo sviluppo di strumenti di accumulo e gestione della domanda. In questa evoluzione di contrappesi tra espansione verde e inerzia fossile, il carbone non scompare ma viene progressivamente relegato a una funzione di supporto: una trasformazione graduale più che una rottura netta, che continuerà a definire il percorso climatico globale del prossimo decennio.




