Gli ingredienti per realizzare con successo il processo di trasformazione digitale ed essere competitivi sono senza dubbio reti fisse e mobili performanti, servizi cloud e data center diffusi. Questi ultimi, in particolare, nelle tre classiche modalità di distribuzione (on-premise, co-locazione ed edge), costituiscono ormai una delle priorità di investimento a livello globale.

In un contesto generale in continua e rapida evoluzione che vede in Italia ancora grande incertezza normativa, il Parlamento si prepara a dotare l’Italia di una cornice organica per i centri di elaborazione dati, riconosciuti come infrastrutture strategiche per la crescita digitale e lo sviluppo tecnologico del Paese. La proposta di legge punta a sostenere gli investimenti pubblici e privati nel settore, rafforzando la competitività nazionale e garantendo al tempo stesso un approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e continuo.

LO SVILUPPO E L’ANDAMENTO DEI RICAVI DEI DATA CENTER

Il mercato dei data center è in forte crescita e le stime offrono segnali decisamente incoraggianti sugli anni a venire. I dati pubblicati da Statista Market Insights, infatti, differenziando per segmenti, vedono primeggiare quello delle infrastrutture di rete, che nel 2024 ha fatto registrare un giro di affari pari a circa 239 miliardi di dollari, grazie ad un CAGR negli ultimi 7 anni del 4,28%, seguite poi da server e storage dei dati con valori rispettivamente di 117 e 59 miliardi di dollari. Se questi sono i dati di partenza, ci si aspetta che il segmento delle infrastrutture di rete toccherà i 315 miliardi di dollari, mentre server e storage di dati si attesteranno, rispettivamente, su 207 e 100 miliardi.

Fonte: Statista Market Insights
Note: *Valori stimati

I dati accessibili su Data Center Map offrono una fotografia aggiornata dei data center realizzati a livello globale quantificandoli in 11.018, di cui ben 4.030 negli USA. L’Italia ne ospita 207, con una dislocazione piuttosto disomogenea.

A primeggiare in particolare è la Lombardia con 68 data center, seguita da Roma con 21 e Torino con 11. Per il resto la situazione appare ancora embrionale ma con ottime opportunità di crescita alla luce del posizionamento strategico dell’Italia nel bacino del Mediterraneo.

LA PERCEZIONE DEI CITTADINI

Se è evidente ed incontestabile la crucialità della capillare distribuzione dei data center sul territorio per assicurare l’offerta di servizi di alta qualità, così come per qualsiasi altra infrastruttura è assolutamente rilevante sondare la percezione dei cittadini. A tale riguardo l’Istituto per la Competitività (I-Com) lo scorso ottobre ha presentato evidenze molto interessanti nell’ambito dell’Osservatorio Reti e Servizi di Nuova Generazione (ORES), In particolare, è stata condotta un’indagine campionaria con il supporto di alcune associazioni dei consumatori che ha coinvolto un campione di 420 individui maggiorenni domiciliati sul territorio italiano da cui è emerso che quasi la metà del campione non ha notizia di data center nel proprio territorio (46,7%), a cui si aggiunge oltre un quinto (21,7%), che considera questa tematica non di suo interesse. Tra coloro che invece esprimono un’opinione, prevale nettamente la percezione positiva (25,9%) rispetto a quella negativa (5,7%). Quel che emerge dunque è che il tema data center, pur caratterizzato da una certa quota di consenso favorevole, rimane poco noto o marginale per molti cittadini italiani.

Fonte: Indagine I-Com
Note: Dati aggiornati al 03/10/2025
Numero rispondenti: 313 su 420

Sebbene ci sia ancora un gap di consapevolezza, è interessante evidenziare come tra coloro che hanno espresso un’opinione positiva sia radicata l’idea che i data center rappresentino infrastrutture abilitanti necessarie per garantire servizi digitali di qualità e costituiscano un fattore di sviluppo e innovazione non solo per la digitalizzazione, ma anche per la crescita economica e l’occupazione locale.

Fonte: Indagine I-Com
Note: Dati aggiornati al 03/10/2025
Numero rispondenti: 83 su 420

LA DELEGA AL GOVERNO PER LA CREAZIONE DI UNA CORNICE NORMATIVA CHIARA

Al fine di creare quella certezza normativa indispensabile ad attrarre e finalizzare in tempi idonei gli investimenti nei data center, la Camera ha approvato una legge delega al Governo per la disciplina dei centri di elaborazione dati ed il coordinamento delle procedure per la realizzazione e l’organizzazione degli stessi. La proposta di legge punta, in particolare, a sostenere gli investimenti pubblici e privati nel settore, rafforzando la competitività nazionale e garantendo al tempo stesso un approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e continuo.

Al centro del provvedimento c’è una definizione chiara di “centro di elaborazione dati”: non solo la struttura fisica, ma l’intero ecosistema tecnologico dedicato alla progettazione, allo sviluppo e alla gestione di applicazioni e servizi informatici, nonché all’archiviazione e al trattamento dei dati. In altre parole, i data center e le infrastrutture cloud che costituiscono l’ossatura dell’economia digitale.

Il testo affida al Governo una delega per adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi che disciplinino in modo organico il settore. Tra le priorità indicate figurano la semplificazione delle procedure autorizzative che tante difficoltà continuano a creare nei vari territori, l’introduzione di tempi certi per la realizzazione e l’ampliamento delle strutture e l’istituzione di un codice ATECO specifico per le attività legate ai data center.

Uno dei punti certamente qualificanti è la forte spinta alla semplificazione amministrativa. I progetti dovranno infatti seguire percorsi unici e accelerati su tutto il territorio nazionale, con responsabilità chiaramente attribuite alle autorità competenti. In una logica di efficienza e con obiettivi di riqualificazione di aree dismesse, particolare attenzione viene riservata al riutilizzo di aree industriali dismesse e di siti energetici non più attivi, così come ai progetti che prevedono l’impiego di energia pulita, sistemi innovativi di raffreddamento e misure per ridurre il consumo di acqua.

I centri di elaborazione dati vengono inoltre qualificati come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, e considerati di interesse pubblico prevalente. Una scelta che comporta procedure semplificate per la valutazione di impatto ambientale e per le autorizzazioni integrate ambientali, oltre a interventi di snellimento della normativa urbanistica, comprese possibili deroghe agli obblighi relativi alla dotazione di parcheggi.

Ampio spazio è dedicato, condivisibilmente, al tema energetico. Il Governo dovrà favorire il potenziamento della rete elettrica nazionale e introdurre criteri di priorità per l’accesso alla rete da parte dei nuovi progetti. Viene promossa anche l’autoproduzione energetica, l’uso di sistemi di accumulo e di soluzioni di backup a basso impatto ambientale, insieme a una disciplina uniforme sulle emissioni dei gruppi elettrogeni.

Non meno rilevante è il capitolo sicurezza. La normativa mira infatti a rafforzare la protezione fisica e cibernetica dei centri di elaborazione dati, assicurando il rispetto degli standard di cybersecurity e di tutela delle informazioni. In questo contesto, si prevede un ampliamento delle competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiamata a vigilare sul corretto utilizzo dei sistemi cloud e sul rispetto dei protocolli di sicurezza da parte delle pubbliche amministrazioni.

Il provvedimento guarda anche al medio-lungo periodo, puntando sulla formazione di competenze digitali avanzate. Scuole, ITS Academy, università e centri di ricerca saranno coinvolti in programmi specifici, con percorsi professionalizzanti, stage e dottorati industriali in collaborazione con le imprese del settore. È prevista inoltre la formazione continua del personale pubblico impegnato nei procedimenti autorizzativi.

Sul piano finanziario, la delega dovrà essere attuata senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, salvo specifiche eccezioni che richiederanno adeguate coperture. Nel complesso, la proposta disegna una strategia che mira a fare dei data center una leva centrale per lo sviluppo economico e digitale dell’Italia, coniugando semplificazione, sostenibilità e sicurezza in un unico quadro normativo.

CONCLUSIONI

In un contesto che sempre più fonda la propria competitività sulla disponibilità di infrastrutture digitali diffuse e performanti in grado di garantire il fiorire di servizi di alta qualità, è indispensabile che ciascun paese disponga di un ecosistema normativo chiaro e favorevole agli investimenti infrastrutturali. L’Italia, per la sua posizione geografica, è candidata ad assumere un ruolo centrale per lo sviluppo dei data center nel continente europeo a patto che l’incertezza attualmente esistente venga fugata.

La Camera ha approvato una legge delega che mette a fuoco in maniera pragmatica le tematiche calde in grado di impattare sullo sviluppo dei data center, prima tra tutte, le procedure, classico tallone d’Achille italiano. La parola d’ordine è semplificazione e certamente la qualificazione dei centri di elaborazione dati come opere di pubblica utilità indifferibili e urgenti considerate di interesse pubblico prevalente mira a questo obiettivo, contendendo di accedere ad iter più snelli.

Anche l’attenzione alle competenze va ad insistere su un’altra delle criticità tipicamente nazionali, ossia la mancanza di professionalità in possesso di quelle skills indispensabili a cogliere a pieno le opportunità di innovazione e crescita offerte dai data center. Certamente la clausola di invarianza finanziaria (al netto della possibilità di prevedere eccezioni che vedremo come si esplicherà), a fronte dell’importanza degli interventi che potrebbero essere messi in campo, suscita qualche perplessità.

La palla ora passa al Senato e poi al Governo, che sarà chiamato a seguire i principi e criteri direttivi indicati dal Parlamento e dunque ad assicurare innanzitutto procedure semplificate e a garantire quell’uniformità applicativa su tutto il territorio nazionale che ad oggi costituisce uno dei principali ostacoli allo sviluppo di tutte le infrastrutture digitali col rischio che l’Italia accumuli ritardo e perda il treno dell’innovazione e della crescita rappresentato dai data center.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.