IEA, i compromessi della Ministeriale e le nuove priorità energetiche globali


Articolo
Beatrice Ala

Il 18 e 19 febbraio si è tenuta a Parigi la riunione ministeriale biennale dell’Agenzia internazionale per l’energia (International Energy Agency, IEA) che ha segnato una svolta rispetto alle riunioni passate, rendendo esplicito il legame sempre più complesso e meno sinergico tra politica e azione climatica.
L’esito della Ministeriale è stato infatti influenzato dalle pressioni statunitensi per omettere dalle priorità dell’Agenzia il cambiamento climatico, minacciando in caso contrario l’uscita dalla membership. Di conseguenza, invece di un testo con comuni obiettivi climatici o un comunicato congiunto, i ministri hanno infatti adottato un chair’s summary in cui non vi è menzione del clima come priorità esplicita e che verte invece su sicurezza energetica, minerali critici e nucleare. Dopo la COP, quest’ultimo appuntamento diplomatico dimostra che gli accordi su clima ed energia sono sempre meno il frutto di una convergenza delle agende, quanto piuttosto il risultato di compromessi per bilanciare pressioni centrifughe e mantenere il multilateralismo e la coesione della governance energetica globale.

GLI EQUILIBRI POLITICI NEGLI SCENARI IEA: NON SOLO DATI

La diplomazia energetica si riflette chiaramente nelle scelte di modellizzazione e scenari. Nelle modellizzazioni le traiettorie energetiche e climatiche sono definite dalle policies degli Stati: nel World Energy Outlook 2025 esse variano a seconda che siano presi in considerazione scenari già in corso (Current Policies Scenario, CPS), scenari che seguono le dichiarazioni politiche (Stated Policies Scenario, STEPS) o lo scenario che stima il percorso per raggiungere il target di emissioni nette zero al 2050 (Net Zero Emissions, NZE).
Nel CPS vengono prese in considerazione le misure energetiche già in atto, ma include l’ipotesi che potenziali vincoli dovuti a infrastrutture insufficienti, mancanza di capacità istituzionale o di finanziamenti, o l’assenza di un sostegno politico continuativo, rallentino la diffusione di nuove tecnologie pulite, con previsioni con livelli più elevati di emissioni di anidride carbonica (CO₂) rispetto agli altri scenari (Figura 1).

Figura 1: Previsioni della curva di emissioni nei tre scenari del World Energy Outlook (CPS, STEPS, NZE)

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA, World Energy Outlook 2025

Il NZE è un punto di riferimento metodologico riconosciuto per delineare traiettorie coerenti con gli accordi climatici internazionali, tuttavia la sua ricorrenza nelle pubblicazioni è andata scemando e il CPS, al contrario, è stato reintrodotto nell’ultima edizione del WEO.
La frequenza nell’utilizzo dei vari scenari non è una questione tecnica, bensì una proiezione degli equilibri internazionali e della temperatura politica rispetto a determinati temi energetici: l’amministrazione Trump, che si contrappone agli sforzi climatici facendo leva sulla centralità dei combustibili fossili, ha più volte scoraggiato l’IEA a pubblicare scenari in cui venisse previsto il picco della domanda per petrolio e gas. Poiché i rapporti dell’Agenzia sono considerati il punto di riferimento per i dati energetici globali e guidano gli investimenti più importanti e le politiche governative, una tale ridefinizione delle priorità energetiche manda segnali chiari. Si spiega quindi la pressione esercitata dagli Stati Uniti – primo Paese contributore al bilancio dell’Agenzia, con una quota del 14% – nella selezione degli scenari dell’Agenzia considerati strategici: una diminuzione dell’uso dello scenario NZE nella comunicazione e nella pianificazione dell’IEA potrebbe ridurre la visibilità delle traiettorie di decarbonizzazione nella governance multilaterale. Al contempo, scenari più orientati alla sicurezza energetica tendono a riproporre modelli – come il CPS – che mostrano una domanda più duratura di oil&gas nel breve–medio periodo.

NEUTRALITÀ TECNOLOGICA TRA SICUREZZA ENERGETICA E TRANSIZIONE

La dichiarazione finale assegna alla sicurezza energetica un ruolo prioritario, al di sopra di obiettivi climatici espliciti: “l’approccio basato su tutti i combustibili e tutte le tecnologie […] rimane più cruciale che mai”, si afferma nel chair’s summary.
Nell’ampia gamma di tecnologie e fonti energetiche, le fonti fossili (carbone, petrolio, gas naturale) continuano a rappresentare una parte importante dell’approvvigionamento energetico globale all’orizzonte 2050 in molti scenari (Figura 2).

Figura 2: Composizione dell’approvvigionamento energetico mondiale, per fonte energetica sul totale, nei tre scenari del World Energy Outlook, al 2024, 2035 e 2050.

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA, World Energy Outlook 2025

In questo contesto l’energia nucleare è prevista in crescita al 2050 in tutti e tre gli scenari, dal più conservativo (CPS) al più focalizzato sulla decarbonizzazione (NZE): anche secondo le proiezioni dell’International Atomic Energy Agency (AIEA) la capacità nucleare globale potrebbe raddoppiare entro il 2050. Queste previsioni sottolineano quanto il nucleare sia un attore chiave nei sistemi energetici, con un ruolo sia legato a obiettivi climatici nella generazione di energia pulita come fonte baseload e strumento di diversificazione, sia come risorsa per la sicurezza energetica e la competitività industriale, presentandosi come un pilastro della generazione elettrica di attori anche distanti sul fronte delle politiche climatiche.
Gli Stati Uniti rimangono infatti il più grande produttore mondiale di energia nucleare, con 94 reattori che hanno generato circa 782 TWh di elettricità nel 2024.
In Unione Europea, d’altro canto, nel 2024 le centrali nucleari hanno generato circa il 23,3% dell’energia elettrica totale prodotta nell’UE (pari a 650 TWh), con un aumento del 4,8% rispetto al 2023. La Francia, il maggior produttore europeo di energia nucleare (il 58,6% del totale) e con il più alto numero di reattori (57), ha inoltre registrato la quota più elevata a livello globale di energia nucleare nel proprio mix energetico (67,3%).

MINERALI CRITICI: L’IMPORTANZA TRASVERSALE DELLE CATENE DEL VALORE

La componente di minerali critici è tra gli elementi di convergenza più espliciti della Ministeriale. I ministri, oltre a riconoscere l’importanza strategica dei materiali per i settori di punta della competitività internazionale, hanno evidenziato i rischi legati alla concentrazione geografica dell’estrazione e lavorazione e alle restrizioni all’export, sottolineando la necessità di catene di approvvigionamento diversificate, resilienti e trasparenti.

Le analisi della stessa IEA, tra l’altro, confermano la concentrazione geografica delle attività minerarie, che si stima rimarrà elevata per la maggior parte dei minerali ed è anzi data in aumento. Nel 2035 i primi tre paesi produttori di nichel forniranno l’85% del mercato rispetto al 75% del 2024. In particolare, l’Indonesia registrerà una crescita significativa dell’offerta sia nel mercato del nichel che in quello del cobalto nel prossimo decennio. Con una tendenza contraria, la quota di litio estratto dai primi tre produttori dovrebbe invece scendere al di sotto del 70% entro il 2035 rispetto a oltre il 75% nel 2024, mentre la grafite e gli elementi delle terre rare vedrebbero l’emersione di nuovi fornitori minerari nel prossimo decennio: Madagascar e Mozambico per la grafite e Australia per le terre rare.
Se da una parte si prevede un allentamento della concentrazione geografica per quanto riguarda la produzione di alcuni minerali critici, nella catena di approvvigionamento permane il collo di bottiglia delle operazioni di raffinazione. Per il nichel aumenta in modo significativo la concentrazione della raffinazione in Indonesia parallelamente alla forte crescita dell’offerta. D’altro canto, la Cina rimane il fornitore dominante di prodotti raffinati per quasi tutti i minerali. Nel 2035 la Cina fornirà oltre il 60% del litio e del cobalto raffinati e circa l’80% della grafite e degli elementi delle terre rare (Figura 3).

Figura 3: Distribuzione geografica della raffinazione di minerali chiave nel 2024, con proiezioni al 2035

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA, Global Critical Minerals Outlook 2025

L’interesse trasversale sull’accesso e sul controllo delle catene di approvvigionamento dei minerali critici dimostra come essi siano sempre più funzionali a priorità strategiche condivise da Stati con politiche economiche e energetiche differenti, soprattutto di natura tecnologica e securitaria oltre che energetica, e sempre meno legati a una narrativa climatica.
Questi materiali sono fondamentali non solo per le batterie e l’elettrificazione, ma anche per la produzione di semiconduttori avanzati, magneti permanenti ad alte prestazioni, componenti per l’intelligenza artificiale e infrastrutture digitali; essi sono impiegati in radar, sistemi di guida missilistica e tecnologie aerospaziali, sistemi di accumulo energetico mobili e dispositivi elettronici strategici.
In questo contesto, la corsa ai minerali critici risponde quindi a una logica di potenza industriale e autonomia strategica, aggregando Paesi con priorità diverse attorno alla sicurezza delle supply chain e alla competitività tecnologica, oltre il perimetro della sola transizione climatica.

CONCLUSIONE

La Ministeriale 2026 dell’International Energy Agency segna una riconfigurazione importante delle priorità internazionali in materia di clima ed energia. La transizione verde non scompare dai modelli, ma perde centralità nella narrativa multilaterale, venendo governata attraverso altre leve – sicurezza energetica, competitività industriale e controllo delle catene del valore. In questo equilibrio, i combustibili fossili mantengono un ruolo strutturale nei mix energetici, mentre nucleare e minerali critici diventano terreni di convergenza politica. Il compromesso non elimina la transizione, ma la comprime nella tensione tra gli Stati membri, tra impegni climatici formali e pragmatismo geopolitico, con implicazioni strutturali per i futuri scenari energetici globali.