Nell’era dell’elettricità, l’energy storage e le batterie in particolare sono diventati un pilastro fondamentale della sicurezza energetica e della competitività industriale: accelerare l’innovazione nel campo del riciclo e del riutilizzo può alleviare la pressione su catene di approvvigionamento dei minerali critici sempre più verticalizzate e concentrate, smettendo di essere una questione esclusivamente ambientale per trasformarsi in un tema di sicurezza energetica, autonomia strategica e competitività geopolitica.

IL RICICLO DELLE BATTERIE NEL PANORAMA DI INNOVAZIONE GLOBALE

A segnalare la crescente centralità della questione del riciclo delle batterie è un recente rapporto congiunto dell’International Energy Agency (IEA) e dell’European Patent Office (EPO), secondo cui i brevetti internazionali legati alla battery circularity – cioè riciclo, riutilizzo e recupero dei materiali – sono cresciuti del 42% annuo tra il 2017 e il 2023, un ritmo nettamente superiore sia alla media dell’innovazione generale nel settore batterie (CAGR 16%) sia a quella tecnologica globale (CAGR 2%).

Nonostante si punti all’innovazione nel campo della circolarità delle batterie come un modo per ridurre la dipendenza dai fornitori di materie prime per batterie, il rapporto EPO-IEA mostra netti rapporti di forza anche nel settore dell’innovazione.
Oggi la Cina domina non solo l’estrazione e la raffinazione dei minerali critici, ma anche una parte crescente dei brevetti per il riciclo delle batterie. Nel 2023 la quota della Cina è arrivata al 70% del totale mondiale delle domande di brevetto, presentandole sia in ambito nazionale (la maggior parte), sia internazionali (come quota interna IPF).

Figura 1: Domande di brevetti internazionali e nazionali nel settore della circolarità delle batterie, quota per Paese proponente

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA-EPO (2026)

Infatti, i richiedenti cinesi hanno fatto sempre più ricorso alla protezione brevettuale al di fuori della quota nazionale per aggiungersi all’espansione del mercato globale per la battery circularity, rafforzando così la presenza della Cina anche nella quota delle IPFs (23% nel 2023). Questa crescita è trainata soprattutto da Brunp, società collegata al produttore cinese di batterie CATL. Brunp non solo domina la classifica con il numero di brevetti più alto in assoluto presentati nell’ultimo periodo esaminato (2020-2023), ma è anche il richiedente più attivo in tutte le fasi della catena del valore, dalla conversione delle materie prime, alla separazione meccanica/chimica, al condizionamento e alle tecnologie di supporto. Le entità europee, di contro, hanno costantemente rappresentato circa il 20% di tutte le famiglie di brevetti internazionali nel settore della circolarità delle batterie, supportate da una crescita verticale nel numero assoluto di brevetti presentati.

Figura 2: Numero di domande di brevetto europee presentate nel settore della circolarità delle batterie

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati IEA-EPO (2026)

IL RECUPERO DI MATERIALI STRATEGICI

Questo boom brevettuale riflette una trasformazione strutturale della filiera energetica. Si prevede che il numero di batterie agli ioni di litio giunte a fine vita aumenterà notevolmente a partire dalla metà del 2030: secondo l’IEA, si passerà da circa 1,2 milioni di batterie esauste nel 2030 a oltre 14 milioni nel 2040. Entro il 2050 la fonte principale per il riciclo sarà rappresentata al 90% dalle batterie dei veicoli elettrici e di accumulo a fine vita. Le batterie agli ioni di litio sono una delle tecnologie chiave che stanno facendo aumentare la domanda di minerali critici, ma promettono anche di essere una fonte importante per il recupero dei componenti.
Ciò sottolinea soprattutto che il recupero di materiali strategici – litio, nichel, cobalto, rame, grafite – è oggi al centro di una competizione globale sempre più intensa. La domanda di critical raw materials (CRMs) in UE è infatti destinata ad aumentare drasticamente: per il litio, componente fondamentale delle batterie, si prevede che la domanda nell’UE aumenterà di dodici volte entro il 2030 e di ventuno volte entro il 2050.

Di contro, il potenziamento del riciclo potrebbe ridurre del 40% il fabbisogno di nuovi progetti minerari per il rame e il cobalto e del 25% per il litio e il nichel entro il 2050. Di conseguenza, il riciclo viene progressivamente interpretato come una forma di urban mining: un processo in grado di ridurre la dipendenza dalle importazioni e mitigare i rischi geopolitici associati alla concentrazione delle forniture.
Nel luglio 2025 la Commissione Europea ha pubblicato nuove norme relative al Regolamento (UE) 2023/1542 per calcolare i tassi di efficienza del riciclaggio e di recupero dei materiali dalle batterie usate.

Figura 3: Livelli minimi di contenuto riciclato nelle batterie, a partire dal 2031 e 2036

Fonte: Elaborazioni I-Com su dati della Commissione Europea (2025)

IL RICICLO COME LEVA STRATEGICA A LIVELLO INTERNAZIONALE

Negli ultimi anni Bruxelles ha cercato di rafforzare la propria autonomia industriale attraverso il Critical Raw Materials Act (CRMA), fissando tra gli obiettivi quello di coprire entro il 2030 almeno il 25% del fabbisogno europeo di materie prime strategiche attraverso il riciclo. Tuttavia, il problema non riguarda soltanto l’accesso ai materiali, ma soprattutto la capacità di processarli industrialmente. Molti Paesi europei dispongono di competenze avanzate nel recupero e nella raccolta delle batterie, ma continuano a esportare parte significativa della “black mass” all’estero per le fasi successive di raffinazione e trasformazione chimica.

Il vero nodo, quindi, non è più soltanto l’innovazione tecnologica ma la competitività industriale. Per rinforzare questo lato cruciale per la competitività, il G7 sta discutendo la creazione di un meccanismo permanente dedicato alla sicurezza delle materie prime critiche, mentre IEA, Unione Europea e Stati Uniti stanno rafforzando strumenti di coordinamento e stockpiling strategico.

In questo scenario, il riciclo delle batterie assume un valore strategico duplice. Da un lato può ridurre la pressione sull’estrazione mineraria e limitare l’impatto ambientale della transizione energetica. Dall’altro diventa una leva di politica industriale, capace non solo di influenzare le future catene del valore energetico, ma anche di creare sistemi industriali completi, integrando innovazione, capacità manifatturiera, accesso ai materiali e infrastrutture di riciclo.