L’efficienza energetica è comunemente definita il “primo combustibile” della transizione: la fonte più economica, più rapidamente disponibile e meno esposta a vincoli infrastrutturali. Eppure è anche la dimensione su cui il divario tra impegni dichiarati e risultati misurati si è allargato più rapidamente negli ultimi anni, con un contributo variabile del settore residenziale, dettato prettamente dall’incentivazione congiunturale e dal contesto geopolitico. I dati raccolti dall’Agenzia internazionale per l’energia nel proprio Energy End-uses and Efficiency Indicators Data Explorer, letti insieme all’analisi congiunturale di Energy Efficiency 2025, restituiscono un quadro in cui il progresso globale rallenta proprio mentre la domanda elettrica accelera.

LA TRAIETTORIA DELL’EFFICIENZA GLOBALE

L’Energy End-uses and Efficiency Indicators Data Explorer dell’Agenzia internazionale per l’energia raccoglie dati di consumo, emissioni e indicatori di efficienza per quattro settori — residenziale, terziario, industria e trasporti — a partire dal 2000, per i Paesi membri e non solo.

Il punto di partenza dell’analisi è l’intensità energetica dell’economia, cioè il rapporto tra fabbisogno energetico totale e PIL. Secondo l’IEA, tra il 1990 e il 2021 questo indicatore si è ridotto del 36% a livello globale, con dinamiche molto eterogenee: la contrazione è stata più marcata fuori dall’area OCSE, e in Cina l’intensità energetica si è più che dimezzata (-72%).

L’Agenzia stessa avverte però che l’intensità energetica è un proxy imperfetto dell’efficienza. Un’economia piccola, terziarizzata e collocata in un clima mite registrerà valori inferiori rispetto a un’economia industriale in clima freddo, anche laddove quest’ultima utilizzi l’energia in modo più efficiente. Struttura produttiva, geografia, condizioni climatiche e tasso di cambio pesano quanto — e talvolta più — dell’efficienza tecnica.

Applicando ai Paesi IEA l’analisi di decomposizione emerge un risultato significativo: i miglioramenti di efficienza intervenuti dal 2000 hanno consentito di risparmiare circa il 24% dei consumi energetici al 2021, un volume paragonabile all’intero consumo finale dell’India. Di questi risparmi, il 58% è attribuibile a industria e servizi, il 23% agli edifici e il 19% ai trasporti.

Il quadro congiunturale è meno incoraggiante. Secondo Energy Efficiency 2025, l’analisi annuale dell’IEA pubblicata a novembre 2025, il tasso di miglioramento dell’intensità energetica primaria globale si è fermato in media all’1,3% annuo dal 2019 in poi: poco più della metà del 2% circa registrato tra il 2010 e il 2019, e molto lontano dal 4% annuo necessario per centrare l’impegno assunto alla COP28 di Dubai, dove quasi duecento governi si erano impegnati a raddoppiare il ritmo di miglioramento entro il 2030.

Il 2025 segna una parziale ripresa — l’IEA stima un miglioramento dell’1,8%, contro circa l’1% del 2024 — segnando oltre il 3% in Cina e oltre il 4% in India, mentre Stati Uniti e Unione europea scendono sotto l’1%, dopo alcuni anni di performance più solide seguiti alla crisi energetica.

IL SETTORE RESIDENZIALE, FOCUS ITALIA

Gli edifici rappresentano circa il 30% della domanda energetica globale e hanno contribuito per circa il 20% alla crescita della domanda totale dal 2019. All’interno del comparto, il residenziale pesa per circa il 70%, contro il 30% di edifici commerciali e pubblici.

Nelle economie avanzate la struttura dei consumi domestici è nota e stabile: riscaldamento degli ambienti e acqua calda sanitaria valgono insieme circa il 70% del totale (in Italia nel 2024 il 75%), seguiti dagli apparecchi elettrici. Ne discende che la leva decisiva per la decarbonizzazione non è marginale ma strutturale — involucro edilizio e sistema di generazione del calore.

Fig.1: Consumo annuo del settore residenziale in Italia nel 2024, per funzione (GJ/abitazione)

consumo annuo del settore residenziale

Fonte: IEA

La penetrazione di rinnovabili nel settore residenziale rispecchia il mix energetico sottostante alla fonte che alimenta le singoli funzioni. Per le funzioni dove prevale il vettore elettrico – illuminazione, elettrodomestici e raffrescamento – la percentuale di rinnovabili è più elevata, riflettendo il mix elettrico nazionale.

Fig.2: Penetrazione di rinnovabili in Italia nel settore residenziale nel 2024, per funzione (%)

penetrazione di rinnovabili nel settore residenziale

Fonte: elaborazioni I-Com su dati IEA

Il dato più significativo in prospettiva riguarda il raffrescamento: è l’uso finale a più rapida crescita negli edifici dal 2000, con un incremento del 1150% dal 2000, soddisfatto però con apparecchiature mediamente poco efficienti.

IL CASO ITALIANO: RISULTATI SOLIDI

Il quindicesimo Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’ENEA, presentato a luglio 2026, colloca l’Italia in una posizione di avanzamento parziale. Tra il 2021 e il 2025 le misure monitorate ai fini della direttiva EED III hanno generato risparmi per 5,08 Mtep, pari all’85% dell’obiettivo intermedio fissato dal PNIEC per le sole misure monitorate (6 Mtep) — un volume superiore ai consumi elettrici annui di Emilia-Romagna e Veneto messe insieme.

Il contributo determinante resta quello delle detrazioni fiscali, con 2,67 Mtep nel periodo 2021-2025. È però proprio qui che si concentra il segnale di allerta per il residenziale: la conclusione della fase espansiva del Superecobonus ha ridotto il contributo della misura a 0,113 Mtep nel 2025, a fronte di benefici cumulati pari a 1,47 Mtep; il Bonus Casa è tornato a 0,057 Mtep dopo la crescita del 2024; l’Ecobonus mostra anch’esso una riduzione. Crescono invece i Certificati bianchi e il Conto Termico, riformato con il D.M. 7 agosto 2025 (Conto Termico 3.0).

Sul lato dello stock edilizio, il VI Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici di ENEA e CTI registra nel 2024 oltre 1,2 milioni di APE emessi, dei quali l’88,7% nel residenziale. Le classi migliori (A4-B) raggiungono il 20% del totale, mentre le classi F-G scendono al 45,3%. Il miglioramento c’è, ma il confronto con il non residenziale — dove le classi F-G crollano al 30,9% — indica che il residenziale procede a velocità nettamente inferiore. L’anno di costruzione resta il fattore discriminante: gli edifici più recenti presentano un indice di prestazione energetica mediamente quasi tre volte inferiore rispetto a quelli antecedenti al 1945.

CONCLUSIONI

Il messaggio che emerge dall’incrocio tra dati IEA ed evidenze nazionali è coerente. Primo: il rallentamento globale dell’efficienza non dipende dall’indisponibilità di tecnologia, ma dal ritardo con cui gli standard normativi inseguono la frontiera tecnologica — il caso dei condizionatori è emblematico e riguarda direttamente il residenziale mediterraneo, Italia compresa. Secondo: nel residenziale il potenziale è concentrato in riscaldamento e involucro, ossia negli interventi a maggiore intensità di capitale e a ritorno più lungo, esattamente il segmento più esposto al ridimensionamento delle detrazioni. Terzo: la riqualificazione profonda si ammortizza su orizzonti ventennali e richiede quindi un segnale di lungo periodo, che una politica costruita su misure a intensità variabile di anno in anno fatica per definizione a fornire.

Dopo la laurea triennale in Business Administration and Economics all’Università di Roma Tor Vergata, si è laureata con lode in Economics presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Anche grazie ad un tirocinio come Assistente di Ricerca all’Università di Bologna, ha maturato l’interesse e le competenze per la ricerca, anche di stampo econometrico. Nel 2023 è approdata in I-Com, dove si occupa dei temi energetici e della sostenibilità. In precedenza, è stata Junior Economist presso l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.