- Presentato oggi a Roma il primo “Rapporto annuale sulla Competitività del Paese” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) che confronta le performance delle 12 maggiori economie demografiche dell’UE in otto settori strategici. Lo studio nasce dal lavoro svolto nell’ambito delle attività dell’Intergruppo Parlamentare per la Competitività, forum trasversale nato nel 2025 per favorire il confronto sulle principali sfide della competitività e di cui l’Istituto per la Competitività (I-Com) è partner tecnico-scientifico.
- L’Italia è quarta per competitività tra le 12 nazioni più popolose dell’Unione europea, a pari merito con la Germania e alle spalle di Svezia, Spagna e Francia. Il nostro Paese si distingue soprattutto nelle telecomunicazioni, nello spazio e nell’automotive, mentre mostra maggiori difficoltà nella difesa, nell’energia e nelle tecnologie pulite per l’elettrificazione.
- A sostenere la competitività italiana sono soprattutto il capitale umano e la produttività corretta per il costo del lavoro. A frenarla, invece, la complessità burocratica, la debolezza degli investimenti in ricerca e sviluppo e le dipendenze tecnologiche internazionali.
- Quattro priorità per rafforzare la competitività italiana: semplificare le procedure autorizzative, potenziare ricerca e capitale di rischio, garantire stabilità pluriennale alla programmazione pubblica e presidiare le attività a maggiore valore aggiunto nelle filiere strategiche.
Roma, 4 novembre 2026 – L’Italia è quarta per competitività tra le 12 nazioni più popolose dell’Unione europea, a pari merito con la Germania e alle spalle di Svezia, Spagna e Francia. Il nostro Paese si distingue soprattutto nelle telecomunicazioni, nello spazio e nell’automotive, mentre mostra maggiori difficoltà nella difesa, nell’energia e nelle tecnologie pulite per l’elettrificazione. A sostenere la competitività italiana sono soprattutto il capitale umano e la produttività corretta per il costo del lavoro. A frenarla, invece, sono la complessità burocratica, la debolezza degli investimenti in ricerca e sviluppo e le dipendenze tecnologiche internazionali.
È quanto emerge dal “Rapporto I-Com sulla Competitività del Paese” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com), il think tank con sede a Roma e a Bruxelles presieduto dall’economista Stefano da Empoli. Lo studio, alla sua prima edizione, si propone come riferimento annuale per l’analisi della competitività e dell’attrattività dell’Italia nel contesto europeo e nasce dal lavoro svolto nell’ambito delle attività dell’Intergruppo Parlamentare per la Competitività, forum di dialogo e approfondimento trasversale ai diversi gruppi parlamentari nato nel 2025, su iniziativa del Sen. Paroli e dell’On. Squeri, per favorire il confronto sulle principali sfide della competitività e di cui l’Istituto per la Competitività (I-Com) è partner tecnico-scientifico. La ricerca è stata presentata oggi nel corso del convegno annuale dell’Intergruppo parlamentare per la Competitività che si è tenuto a Roma presso Palazzo Wedekind a cui hanno preso parte numerosi relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese. Il Rapporto è stato promosso in collaborazione con Amazon, Aws, Cellnex, Google, GSK, IP, Open Fiber, Proxigas, Q8 e con la media partnership di Askanews e Quotidiano Nazionale.
L’analisi confronta la competitività dei dodici Paesi più popolosi dell’Unione europea in otto comparti strategici per l’Italia: telecomunicazioni e infrastrutture digitali, intelligenza artificiale (IA), energia, spazio, difesa, tecnologie pulite per l’elettrificazione, automotive e scienze della vita. Ciascun comparto è analizzato attraverso otto indicatori, di cui sei comuni a tutti i settori — competenze e talenti, investimenti e finanza, ricerca e sviluppo, semplificazione, attrattività e dipendenze internazionali, produttività corretta per il costo del lavoro — e due specifici per ciascun comparto.
Il Rapporto introduce l’Indice di Competitività I-Com (IC), un nuovo indicatore composito costruito attraverso la normalizzazione e l’aggregazione dei singoli indicatori settoriali. L’IC esprime il posizionamento complessivo di ciascun Paese e consente di analizzarne le performance negli otto comparti presi in analisi. Per ognuno di questi è infatti riportato uno specifico Indice di Competitività Settoriale I-Com (ICS).
Analizzando la scomposizione per settore, si nota come l’Italia si collochi nelle prime posizioni nell’automotive (terza posizione, alla pari con la Polonia), nello spazio (terza, dietro a Francia e Germania) e nelle telecomunicazioni (seconda, alla pari con i Paesi Bassi e alle spalle della sola Polonia). Segue una fascia intermedia di settori, composta dalle scienze della vita (quinta posizione) e dall’intelligenza artificiale (sesta posizione), mentre energia e tecnologie pulite per l’elettrificazione si attestano entrambe in settima posizione. La difesa chiude la graduatoria italiana con l’ottavo posto.
“Il risultato dello studio indica come l’Italia disponga di una base competitiva solida, capace di confrontarsi con i principali partner europei, pur in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni concorrenziali e profonde trasformazioni industriali”, ha commentato il presidente di I-Com Stefano da Empoli. “Al tempo stesso, il divario rispetto ai Paesi di testa, che peraltro avviene in una dinamica negativa dell’Europa nel suo complesso, ben evidenziata dal Rapporto Draghi, suggerisce che il concetto di competitività vada declinato sia a livello europeo, contribuendo a una postura delle istituzioni europee più orientata ai sistemi produttivi e all’innovazione, che nazionale. Tanto più che, come già accaduto per i fondi Horizon della ricerca, anche quelli del Fondo europeo per la competitività, che farà il suo debutto nel prossimo bilancio UE a partire dal 2028, premieranno all’interno dell’Unione gli Stati membri più aperti all’innovazione e che possono contare su ecosistemi più collaborativi, strutturati e internazionalizzati sia nella manifattura che nei servizi. ”.
Il confronto europeo evidenzia, inoltre, una significativa specializzazione competitiva tra i Paesi analizzati. La Svezia, prima classificata nell’IC-2026, si distingue per la leadership nelle tecnologie pulite e per i buoni risultati nell’intelligenza artificiale, nell’automotive e nelle scienze della vita. La Spagna mostra un posizionamento particolarmente solido nell’energia, nella difesa, nelle tecnologie pulite e nelle scienze della vita, mentre la Francia primeggia nello spazio e figura tra i Paesi più competitivi nell’energia e nelle tecnologie pulite. La Germania emerge soprattutto nell’intelligenza artificiale e nelle scienze della vita, settori nei quali occupa il primo posto, confermando un profilo competitivo differente da quello italiano.
La comparazione con le altre nazioni restituisce alcune costanti che riguardano l’Italia. La prima è la solidità del capitale umano: le competenze e i talenti collocano la Penisola nella metà alta della graduatoria in tutti e otto i settori. Analogamente favorevole è la produttività corretta per il costo del lavoro, dimensione sulla quale il Paese si colloca stabilmente fra la seconda e la quinta posizione, con l’avvertenza che il risultato riflette anche un livello retributivo contenuto. La seconda costante è di segno opposto, e riguarda le limitazioni dovute alla regolazione e alla burocrazia. L’Italia figura, infatti, in ottava posizione nel complesso, evidenziando come nessuna delle specializzazioni industriali nazionali operi in un contesto regolatorio comparativamente favorevole, e il superamento dei vincoli autorizzativi e della frammentazione procedurale risultano tra i fattori limitanti più rilevanti per tutti i comparti analizzati. La terza riguarda la ricerca e sviluppo, nella quale il profilo italiano è prevalentemente arretrato – decima posizione nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie pulite per l’elettrificazione, undicesima nella difesa, ottava nelle scienze della vita – con le eccezioni significative dello spazio e dell’automotive, entrambi in terza posizione. Come evidenziato già nel Rapporto Draghi, l’Italia gode di un sistema universitario di eccellenza e dalle enormi potenzialità ma, ad oggi, per via di una mancanza di visione in materia, di una tradizionale reticenza alla collaborazione tra accademia e imprese e di una persistente frammentazione del sistema produttivo italiano, permane un sostanziale divario tra questi centri del sapere e il mondo produttivo. La quarta è la forte variabilità dell’attrattività e delle dipendenze internazionali, dimensione sulla quale l’Italia primeggia laddove dispone di una capacità esportatrice consolidata, come nella difesa, nello spazio, nelle scienze della vita e nell’automotive, e arretra nettamente nei comparti digitali, con l’undicesima posizione nell’intelligenza artificiale e importazioni oltre tre volte e mezzo superiori alle esportazioni nelle telecomunicazioni.
Il rapporto I-Com suggerisce infine quattro direttrici prioritarie per incrementare la competitività del sistema Italia: la rimozione dei colli di bottiglia autorizzativi e procedurali che condizionano il dispiegamento più della dotazione di risorse pubbliche e limitano l’attrattività di investimenti esteri; il rafforzamento della ricerca e dell’accesso al capitale di rischio per sostenere la crescita dimensionale dei settori innovativi; la stabilità e la prevedibilità pluriennale della programmazione pubblica, dalle aste energetiche al procurement della difesa, quale condizione per l’impegno industriale; e il presidio delle fasi a maggiore valore aggiunto delle catene del valore in formazione, dove le posizioni acquisite nei prossimi anni risulteranno difficilmente contendibili in seguito.




