Fra le sfide globali del secolo corrente, il cambiamento climatico è sicuramente quella che più si sta dispiegando sotto i nostri occhi e di fronte al quale, nel breve periodo, siamo inermi. Le evidenze empiriche rendono chiaro che il cambiamento non può più essere prevenuto, ma solo contenuto. Le conseguenze negative dell’aumento della temperatura si stanno ormai iniziando verificare spesso nei territori, con eventi metereologici estremi che sono diventati sempre più frequenti e dove quasi ogni anno si stabiliscono record negativi in termini di umidità del suolo, precipitazioni, temperature, livello dei fiumi, e via discorrendo.

Esulando dalle fragili condizioni del circolo polare Artico e delle altre aree del mondo, è possibile decretare la gravità del cambiamento climatico riportando i principali risultati dal rapporto Copernicus 2022 sul clima europeo (trattando di Europa geografica), con un focus sull’Italia. Le dimensioni del riscaldamento globale sono molteplici e tutte collegate fra loro e in questa sede si tratteranno quelle relative a due macroaree: la temperatura e la presenza di acqua e/o umidità.

LA PRIMA DIMENSIONE: ANOMALIE DI TEMPERATURA DI SUPERFICIE, MARE E LAGHI

Il 2022 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Europa, dove la temperatura superficiale misurata a due metri dal suolo è stata precisamente di 0,9°C sopra la media rispetto al periodo 1991-2020. In particolare, l’estate dello scorso anno è stata la più calda mai osservata, con 1,4°C sopra la media e 0,3–0,4°C sopra la precedente estate più calda, nel 2021. Il differenziale con la terza e la quarta estate più calda (quelle del 2010 e 2018, la cui temperatura media differiva di meno di 0,05°C) ha raggiunto 0,5°C. L’inverno e l’autunno hanno entrambi rilevato anomalie positive, rispettivamente di 0,9°C e 1,0°C. L’inverno, a seconda del dataset utilizzato per la comparazione, è stato o il settimo o il nono più caldo mai osservato, mentre l’autunno è risultato il terzo più caldo. In controtendenza, la primavera europea ha visto una piccola anomalia negativa.

Anche le temperature minime e massime toccate dai sensori sono aumentate sensibilmente. La maggior parte d’Europa ha visto salire di quasi 1°C la temperatura minima segnata annualmente, con picchi toccati in alcune aree di Italia e Francia, dove la temperatura minima è stata fino a 3.5°C sopra la media. A livello europeo, quasi tutto il continente ha registrato anomalie di temperatura massima superiori a 1°C durante il 2022. Le anomalie sono state più elevate in Francia e in alcune aree limitrofe, come la Spagna nord-orientale, con 2,5°C e fino a 4°C sopra la media della temperatura massima in alcune zone. Nel nostro paese, in estate, le massime sono state vicino la media o poco sotto. Questi risultati sulla temperatura superficiale sono coerenti con un innalzamento medio di circa 1°C, e uno spostamento, sempre di un grado, dell’intervallo complessivo osservato.

Anomalie nella temperatura media, 2022

Fonte: Copernicus, 2022

L’innalzamento delle temperature ha riguardato anche i bacini di acqua dolce e i mari. La superficie di mari e oceani è la linea di confine tra i bacini acquei e l’atmosfera. L’oceano è un’importante riserva di calore nel sistema climatico e i suoi cambiamenti di temperatura possono innescare fenomeni drastici, come la migrazione degli habitat e lo sbiancamento dei coralli. Complessivamente, le temperature della superficie del mare per l’Europa nel 2022 sono state per lo più vicine o leggermente superiori alla media del periodo di riferimento 1991-2020.

Tuttavia, le temperature dei mari italiani sono state affette da aumenti significativi, specialmente nel Mar Ligure e a Ovest della Sardegna. Nel complesso, il Mar Mediterraneo è stato più caldo della media per la gran parte del 2022. La forza e la longevità delle anomalie del caldo hanno portato a segnalare ondate di calore marine da record. Da maggio fino a luglio la regione più colpita dal riscaldamento è cresciuta, toccano anomalie di 3°C e fino a 4,6°C in alcune località. Un’anomalia parallela si è riscontrata nelle temperature dei laghi: in 267 laghi europei la temperatura media è stata di 0,46°C sopra la media per il periodo di riferimento 1995-2020. I laghi europei si stanno riscaldando più velocemente rispetto al resto del mondo, precisamente ad un tasso di 0,33 ± 0,03°C per decennio, che è più veloce del tasso globale di 0,23 ± 0,01°C per decennio.

LA SECONDA DIMENSIONE: LIVELLO DELLA RISORSA ACQUEA, UMIDITÀ DEL SUOLO E PRECIPITAZIONI

Le anomalie hanno interessato anche il livello della risorsa idrica, in termini di portata fluviale, precipitazioni (anche nevose) e, pertanto, anche nell’umidità del suolo. Nel 2022, la portata fluviale media annua in tutta Europa è stata la seconda più bassa in un record di dati risalente al 1991. In termini di area interessata, il 2022 è stato l’anno più secco mai registrato, con il 63% dei fiumi che ha mostrato una portata inferiore alla media.

Per l’Europa nel suo insieme, le precipitazioni annuali nel 2022 sono state inferiori alla media del periodo di riferimento 1991-2020, con una variazione stimata compresa tra -4% e -10% nei tre set di dati utilizzati dal Rapporto Copernicus del 2022. In particolare, un set di dati (GPCP) indica il 2022 come l’anno più secco nel suo record, mentre un secondo (E-OBS) lo ha indicato come il più secco dalla metà degli anni ’60. L’Italia risulta particolarmente colpita in termini di giorni di pioggia totali, che nell’intero arco appenninico hanno mostrato anomalie con quasi 2 mesi di piogge in meno nel 2022 rispetto ai 20 anni precedenti. Se i ghiacciai scandinavi hanno visto un lieve incremento di massa, i ghiacciai alpini hanno ricevuto pochissima neve invernale e hanno dovuto sopportare un’estate insolitamente calda. Ciò ha portato a una riduzione record di ghiaccio sulle Alpi, con un bilancio di massa negativo di oltre 3 metri di acqua equivalente (m w.e) che corrisponde a una perdita media di spessore dei ghiacciai superiore a 3,5 m.

Anomalie nel numero di giorni di pioggia complessivi, 2022

Fonte: Copernicus, 2022

Queste variabili hanno una diretta influenza sull’umidità del suolo: una misura chiave della superficie terrestre che è coinvolta nello scambio di acqua e calore tra la terra e l’atmosfera. Infatti, l’umidità superficiale del suolo nel 2022 è stata la seconda più bassa degli ultimi 50 anni per l’Europa.

LE CONSEGUENZE

Gli indicatori e le variabili su cui inficia il cambiamento climatico sarebbero ancora numerosi, ma questo breve resoconto è sufficiente per renderci conto della situazione odierna che vede l’Italia particolarmente colpita. Le conseguenze ambientali dirette e indirette dei cambiamenti sono note e anche in questo campo si sono registrati record negativi. Il 2022 è stato l’anno con la seconda area più estesa bruciata da incendi, mentre nell’anno in corso gli eventi estremi di pioggia del mese di maggio e giugno hanno avuto impatti devastanti.

È ormai quasi scontato sottolineare come questo quadro sia stato disastroso per il tessuto produttivo italiano, le cui conseguenze potranno solo peggiorare con l’aumento della severità del cambiamento climatico. I soli danni dell’alluvione in Emilia-Romagna sono stati stimati a un totale di circa 9 miliardi[1]. La Regione stima che le imprese potenzialmente danneggiate sono 4.200 per un totale di 1,2 miliardi di danni, mentre il comparto agricolo conterebbe 12 mila aziende danneggiate, per 1,1 miliardi di euro. Generalmente, è il settore agricolo il più vulnerabile al cambiamento climatico, ma la fragilità si sta propagando verso tutti i settori. Viene in mente ad esempio il turismo invernale, con costi di gestione degli impianti sciistici che potrebbero diventare insostenibili senza un numero sufficiente di giorni di operatività. Un parziale intervento per il territorio si concretizzerà con i fondi per il dissesto idrogeologico. Il Pnrr prevede 2,49 miliardi di euro per interventi contro il dissesto idrogeologico. Di questi, 1,15 sono già stati assegnati per la riduzione del rischio di dissesto in chiave preventiva, mentre i fondi per la sua gestione non sono ancora stati assegnati. Per il futuro, sarà l’adattamento del sistema economico al cambiamento climatico, oltre che la sua prevenzione, ad essere fondamentale per la resilienza di imprese, famiglie e della società intera.

[1] Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/06/15/lemilia-romagna-al-governo-quasi-9-miliardi-di-danni_71732437-8789-49a3-b3ef-4f593b6b2279.html

Dopo la laurea triennale in Business Administration and Economics all’Università di Roma Tor Vergata, si è laureata con lode in Economics presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Anche grazie ad un tirocinio come Assistente di Ricerca all’Università di Bologna, ha maturato l’interesse e le competenze per la ricerca, anche di stampo econometrico. Nel 2023 è approdata in I-Com, dove si occupa dei temi energetici e della sostenibilità. In precedenza, è stata Junior Economist presso l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.