“Verso una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili” è il titolo del nuovo position paper di I-Com realizzato con il contributo non condizionato di Pfizer.
- La pandemia di Covid-19 ha prodotto cambiamenti profondi nella vita quotidiana, nel lavoro e nell’organizzazione dei sistemi sanitari, con effetti che hanno travalicato la dimensione strettamente clinica per investire produttività, finanza pubblica e coesione sociale. Fin dalla sua comparsa, SARS-CoV-2 ha avuto un impatto rilevante sulla salute pubblica, sull’economia e sulla società e, man mano che la comunità scientifica ne ha approfondito le caratteristiche, è emersa con maggiore chiarezza la complessità del virus e delle conseguenze dell’infezione, anche di medio-lungo periodo. Nella sua fase pandemica ed emergenziale, nella sola Italia, erano infatti stati registrati 25,5 milioni di casi positivi con circa 187 551 decessi, rendendo il nostro Paese l’8° al mondo e il 3° in Europa sia per numero di casi totali che per numero assoluto di decessi, nonché il 22° Paese al mondo per decessi in rapporto alla popolazione.
- Se nella fase pandemica il tema centrale era la gestione di ondate diffuse di ricoveri, accesso a terapie intensive e decessi, nella fase attuale il virus continua a rappresentare un problema sanitario ed economico in forma diversa ma non trascurabile: l’OMS sottolinea che i paesi devono mantenere una risposta adattata alla nuova situazione epidemiologica, continuando a proteggere in via prioritaria i gruppi ad alto rischio e a ridurre morbosità, mortalità e sequele di lungo periodo.
Nella fase endemica, infatti, il punto non è più la copertura indistinta dell’intera popolazione, bensì la protezione continuativa delle categorie in cui la malattia COVID-19 continua a presentarsi con maggiore gravità: anziani, persone con patologie croniche, immunocompromessi, donne in gravidanza e altri soggetti fragili. - È in questi gruppi che il virus continua a generare il costo atteso più elevato per il sistema sanitario e per l’economia, in termini di ricoveri evitabili, aggravamento delle condizioni pregresse, domanda aggiuntiva di assistenza, perdita di autonomia e assenteismo. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti per l’Italia, per via delle note caratteristiche demografiche che rappresentano il nostro Paese: un italiano su quattro è over 65 (8% è over 80), e tra questi le persone affette da almeno una cronicità sono circa il 60%, mentre il 22% sono quelli con due o più patologie.
- In questa prospettiva, la vaccinazione conserva un valore che va oltre la prevenzione del decesso: riduce il rischio di malattia grave e contribuisce anche a diminuire la probabilità di esiti protratti, contenendo così non solo il burden clinico, ma anche quello economico e sociale. Proprio per questo, nella fase endemica l’immunizzazione degli anziani e dei soggetti fragili non va letta come un residuo della stagione emergenziale, bensì come una componente strutturale e integrato della prevenzione: uno strumento ordinario di sanità pubblica che consente di concentrare risorse dove il rendimento sanitario ed economico è maggiore e dove il costo della mancata vaccinazione resta più elevato. Dunque, la vaccinazione anti-Covid non può più essere considerata una campagna separata o eccezionale, ma parte integrante delle strategie ordinarie di prevenzione respiratoria e della presa in carico della fragilità e della cronicità, ambiti nei quali anche la Medicina Generale svolge un ruolo centrale.
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