In occasione del convegno “ ItalIA 2030. Infrastrutture, competenze e tecnologie per un Paese proiettato verso il futuro”, che si è tenuto il 27 ottobre a Roma, è stato presentato lo studio condotto nell’ambito dell’Osservatorio I-Com su reti e servizi di nuova generazione.

Il capitolo 1 affronta in tema dello sviluppo delle infrastrutture digitali rappresenta una delle principali condizioni abilitanti della trasformazione tecnologica e della competitività europea. La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, del cloud e dei servizi digitali avanzati richiede reti di comunicazione sempre più performanti, sicure e resilienti. In questo contesto, l’Unione europea sta rafforzando il proprio impegno per il raggiungimento degli obiettivi del Decennio Digitale 2030, che prevedono una connettività di almeno 1 Gbps per tutte le famiglie e la copertura 5G di tutte le aree popolate, attraverso un quadro normativo in profonda evoluzione.

Il capitolo 2 è dedicato ai data center rappresentano una delle infrastrutture strategiche della trasformazione digitale, svolgendo un ruolo fondamentale nell’archiviazione, nell’elaborazione e nella trasmissione dei dati. La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, dei servizi cloud e delle applicazioni ad alta intensità computazionale sta determinando una profonda evoluzione del settore, favorendo lo sviluppo di infrastrutture hyperscale e di data center progettati per sostenere i carichi di lavoro dell’IA. In questo contesto, la disponibilità di capacità computazionale assume un’importanza crescente per la competitività economica e la sovranità digitale dei Paesi.

Il capitolo 3 affronta il tema della trasformazione digitale continua a modificare profondamente le abitudini dei cittadini, i processi produttivi delle imprese e le modalità di interazione con la Pubblica Amministrazione (PA).

In Italia, l’utilizzo quotidiano di Internet ha registrato una crescita significativa nell’ultimo decennio, passando dal 65,9% del 2016 all’88,5% del 2025, riducendo a un solo punto percentuale il divario rispetto alla media europea (89,5%). Le principali attività online riguardano la ricerca di informazioni (70,7%), l’aggiornamento su notizie ed eventi (65,2%) e la consultazione di indicazioni per svolgere attività specifiche (60,1%). Nonostante la crescente diffusione dei servizi digitali, permangono differenze significative rispetto alla media UE nell’utilizzo di alcune applicazioni. Nel 2025, infatti, il 56,2% degli italiani ha effettuato acquisti online, contro il 73,6% della media europea, mentre l’utilizzo dell’Internet banking si attesta al 56,4%, oltre 13 punti percentuali al di sotto del dato UE (69,7%).

Nel capitolo 4 si affronta il tema della formazione e delle competenze. Le discipline STEM restano centrali per la capacità dell’Italia di affrontare la transizione digitale, ma il sistema universitario continua a registrare squilibri di genere marcati che in alcuni casi si accentuano. Nell’anno accademico 2025/2026 il gruppo “Ingegneria industriale e dell’informazione” è il più frequentato, con 46.886 nuovi immatricolati, tuttavia vi si iscrive il 22,1% degli immatricolati maschi a fronte di appena il 6% delle femmine, e il divario cresce da 15,6 a 16,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. In “Informatica e Tecnologie ICT” le donne sono solo 1.567 contro 8.305 uomini (lo 0,8% delle immatricolate contro il 5,3% degli immatricolati). Il gruppo “Scientifico” è l’unico in cui la quota femminile supera quella maschile (8,8% contro 8,5%), ma il vantaggio si riduce da 1,1 a 0,3 punti percentuali.

L’intelligenza artificiale (capitolo 5) sta attraversando una fase di profonda trasformazione, passando da tecnologia prevalentemente sperimentale a componente strutturale dei processi produttivi, dei modelli organizzativi e dei servizi pubblici. La rapida crescita degli investimenti e la diffusione delle applicazioni di IA generativa, agentica e fisica stanno ampliando le opportunità di innovazione, produttività e competitività. Tuttavia, la principale sfida non riguarda più soltanto l’adozione dell’IA, ma la capacità di integrarla stabilmente nei processi e trasformarla in valore economico e organizzativo misurabile.

L’edizione 2026 dell’I-Com Ultrabroadband Index (IBI), giunto alla tredicesima edizione (capitolo 7), fotografa il livello di sviluppo digitale dei 27 Paesi dell’Unione europea, attraverso 22 indicatori relativi all’offerta di infrastrutture di connettività (10) e alla domanda di servizi e tecnologie digitali (12). L’indice, elaborato sulla base dei dati della Commissione europea e di Eurostat, considera non soltanto la diffusione delle reti fisse e mobili, ma anche le competenze digitali, la digitalizzazione delle imprese e l’adozione delle tecnologie avanzate, tra cui cloud, intelligenza artificiale e analisi dei dati.

La classifica generale conferma il primato dei Paesi del Nord Europa. La Danimarca conquista la prima posizione con 71 punti, superando i Paesi Bassi (70), mentre la Finlandia si conferma terza (69). I Paesi leader si distinguono per l’elevata diffusione delle infrastrutture ad altissima capacità e per livelli avanzati di digitalizzazione di cittadini e imprese. Particolarmente significativo è il progresso di Cipro, che guadagna quattro posizioni e raggiunge il quarto posto con 66 punti, grazie soprattutto al rapido sviluppo delle reti fisse.

L’Italia accelera, ma non recupera terreno nella graduatoria complessiva. Il punteggio nazionale cresce da 50 a 55 punti, mentre il Paese scende dal 14° al 15° posto, segnalando come il miglioramento interno non sia ancora sufficiente a tenere il passo con l’avanzamento degli altri Stati membri.

Il decennio digitale fissa target misurabili da conseguire entro il 2030 lungo quattro dimensioni (capitolo 7), ossia connettività, competenze digitali, adozione delle tecnologie e digitalizzazione dei servizi pubblici, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia tecnologica dell’Unione e garantire una transizione inclusiva e sostenibile. L’Italia ha compiuto progressi significativi su infrastrutture e digitalizzazione del sistema produttivo, ma continua a scontare ritardi strutturali su competenze, specialisti ICT e adozione dell’intelligenza artificiale. Il capitolo confronta il posizionamento del Paese con la media europea sulla base dei dati 2025 e ne stima le traiettorie future attraverso proiezioni I-Com costruite sul trend storico.

Sul fronte della connettività, l’Unione procede in modo non uniforme. La copertura FTTP raggiunge il 74,1% (+4,9 punti percentuali sul 2024), ma il ritmo di crescita rallenta (da 7,8 punti nel 2023 a 5,3 e poi a 4,9) e la Commissione stima per il 2030 una copertura di circa il 90%, ben al di sotto del 100% auspicato. La VHCN si attesta all’85,5% (+3 punti), mentre il 5G arriva al 96,8% e dovrebbe raggiungere il 100% nel 2027.

L’Italia è ampiamente allineata ai target europei. La copertura FTTP, quasi quintuplicata dal 16,4% del 2015, raggiunge il 77,6% (+6,9 punti nell’ultimo anno) e supera la media UE dal 2024, mentre per la VHCN il dato italiano resta inferiore di 7,9 punti alla media, con un divario fortemente ridotto rispetto ai 19,0 punti del 2023. Secondo le proiezioni I-Com il 100% verrebbe raggiunto già nel 2028, ma la copertura residua riguarda in larga parte le aree meno densamente popolate, dove la FTTP si ferma al 44,5% contro il 62,6% europeo e, al ritmo attuale, il 100% sarebbe raggiunto solo dopo il 2032. Sul 5G il target è di fatto centrato, con una copertura del 99,8%, superiore di 3,0 punti alla media UE, e del 99,4% nelle aree rurali contro l’88,9% europeo.

Le tecnologie quantistiche rappresentano una delle principali frontiere dell’innovazione scientifica e tecnologica (capitolo 8), con importanti prospettive applicative per la competitività industriale, la sicurezza delle comunicazioni e la sovranità digitale. La cosiddetta seconda rivoluzione quantistica si articola in tre principali famiglie tecnologiche: la Sensoristica quantistica (quantum sensing), il Calcolo quantistico (quantum computing) e la Comunicazione quantistica (quantum communication), caratterizzate da differenti livelli di maturità e traiettorie di sviluppo.

Le stime indicano prospettive di crescita significative: il mercato globale delle tecnologie quantistiche potrebbe attestarsi tra 61 e 96 miliardi di dollari nel 2035, per poi raggiungere un valore compreso tra 119 e 215 miliardi nel 2040.

Rapporto ORES 2026