Digitale, I-Com: “Italia sempre più connessa, ma competenze e intelligenza artificiale frenano la crescita”


Comunicato stampa
I-Com
  • Presentato oggi il rapporto annuale dell’Istituto per la Competitività (I‐Com) su reti e servizi di nuova generazione.
  • Per raggiungere gli obiettivi fissati dal Decennio digitale, agli attuali ritmi l’Italia dovrà attendere il 2039 per arrivare all’80% delle competenze di base e il 2116 per gli specialisti ICT.
  • Secondo l’I-Com Ultrabroadband Index (IBI) 2026, l’Italia migliora ma scende al 15° posto in Europa per lo sviluppo delle reti e dei servizi digitali. A trainare il progresso è la digitalizzazione delle imprese.
  • Cresce il ruolo dei data center. Secondo le elaborazioni I-Com, la distribuzione territoriale delle infrastrutture risulta ancora fortemente concentrata nel Nord del Paese. A livello provinciale, Milano si conferma il principale hub nazionale, con 99 data center, seguita da Roma (28) e Torino (13). Le valutazioni positive dell’opinione pubblica salgono dal 26% al 32%, mentre quelle negative aumentano dal 6% al 19%.
  • La quota di imprese tricolore che utilizza l’IA è raddoppiata in un anno, passando dall’8,2% al 16,4%, ma resta inferiore alla media europea, prossima al 20%. Al trend degli ultimi 5 anni la quota nel 2030 si fermerebbe a circa il 27%, contro un obiettivo del 60% che sarebbe raggiunto solo nel 2043.
  • Dall’indagine I-Com, realizzata con il supporto di Altroconsumo, emerge una crescente familiarità con gli strumenti digitali. Il 42,6% si considera molto competente. L’apprendimento rimane prevalentemente autonomo (60,6%), ma cresce rapidamente l’utilizzo dell’IA generativa per acquisire nuove conoscenze digitali.
  • Secondo il monitoraggio I-Com, i percorsi specializzati in intelligenza artificiale, esclusi i progetti di ricerca dottorale, raddoppiano da 91 a 182 tra gli anni accademici 2025/2026 e 2026/2027.
  • Le tecnologie quantistiche rappresentano una nuova frontiera per la competitività e la sovranità digitale. Secondo l’analisi I-Com-Bytek l’Italia registra una crescita dell’interesse online pari al 29% rispetto allo stesso periodo del 2025, la più elevata tra i cinque mercati analizzati.

 

Roma, 27 ottobre 2026 – Il processo di digitalizzazione dei cittadini e delle imprese italiane conferma il ruolo sempre più centrale delle tecnologie nella vita quotidiana e nelle attività economiche. I progressi registrati avvicinano il Paese agli obiettivi del Decennio Digitale, ma con ritmi differenti tra disponibilità delle infrastrutture, utilizzo dei servizi e sviluppo del capitale umano. Alla crescente diffusione dell’accesso alla rete non corrisponde ancora un impiego altrettanto elevato e omogeneo delle opportunità offerte dal digitale. Rafforzare la consapevolezza dei benefici e dei rischi delle nuove tecnologie costituisce quindi una condizione essenziale per ampliare la partecipazione alla trasformazione digitale.

È questa la fotografia che emerge dal rapporto dal titolo “ItalIA 2030. Infrastrutture, competenze e tecnologie per un Paese proiettato verso il futuro” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com), nell’ambito dell’Osservatorio annuale sulle reti e i servizi di nuova generazione. Lo studio, giunto alla diciottesima edizione, è stato presentato oggi a Roma presso la Camera dei Deputati nel corso di un convegno pubblico a cui hanno preso parte numerosi relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese. L’Osservatorio è stato promosso in collaborazione con Amazon, Aws, Cellnex, Energee3, Eolo, FiberCop, Google, Inwit, Open Fiber, Qualcomm, Wind Tre e con la media partnership di Askanews.

Il decennio digitale fissa target misurabili da conseguire entro il 2030 su connettività, competenze digitali, adozione delle tecnologie e digitalizzazione dei servizi pubblici. L’Italia ha compiuto progressi significativi su infrastrutture e digitalizzazione del sistema produttivo, ma continua a scontare ritardi strutturali su competenze, specialisti ICT e adozione dell’intelligenza artificiale. La quota di cittadini con competenze almeno di base sale al 54,3% (+8,5 punti rispetto al 2023), riducendo il divario dalla media UE a 6,1 punti, ma I-Com indica per il 2030 un valore del 63,5%, a 16,5 punti dal target, e il raggiungimento dell’80% solo nel 2039. Il nodo più critico riguarda gli specialisti ICT, pari al 3,8% degli occupati (in calo rispetto al 4,0% del 2024 e al 4,1% del 2023) contro l’8,4% previsto dalla roadmap nazionale e il 5% della media europea, con una quota femminile del 16,6% inferiore al 19,5% UE. Sulla base del trend storico l’obiettivo sarebbe raggiunto solo nel 2116. Per quanto riguarda l’adozione delle tecnologie, la Penisola presenta una dinamica decisamente positiva. Il 79,5% delle PMI raggiunge un livello di digitalizzazione almeno di base (+18,8 punti sul 2023), circa 8 punti sopra la media UE, e il target del 90% sarebbe raggiunto nel 2028. Il cloud è adottato dal 68,1% delle imprese, oltre 21 punti sopra la media europea, con il target del 74% atteso nel 2027. L’adozione dell’IA raddoppia dall’8,2% al 16,4%, ma resta inferiore di 3,6 punti alla media UE e il divario tra PMI (15,7%) e grandi imprese (53,1%) sale a 37,4 punti dai 24,8 del 2024. Al trend degli ultimi 5 anni la quota nel 2030 si fermerebbe a circa il 27%, contro un obiettivo del 60% che sarebbe raggiunto solo nel 2043 mantenendo il ritmo attuale.

L’edizione 2026 dell’I-Com Ultrabroadband Index (IBI), che misura lo sviluppo delle reti e dei servizi digitali nei 27 Stati membri dell’Unione europea, mostra progressi che non bastano a migliorare il posizionamento italiano. La classifica generale conferma il primato della Danimarca (71 punti), che supera i Paesi Bassi (70), mentre la Finlandia si conferma terza (69). L’Italia accelera, con il punteggio che cresce da 50 a 55 punti, ma scende dal 14° al 15° posto. Uno dei principali motori a trainare il progresso italiano è la digitalizzazione delle imprese. L’adozione dei servizi cloud raggiunge infatti il 68,1% delle aziende, ben al di sopra della media UE del 46,7%. Raddoppia inoltre la diffusione dell’intelligenza artificiale, dall’8,2% al 16,4%, pur rimanendo inferiore al dato europeo del 20%. Restano, tuttavia, criticità strutturali sul versante del capitale umano, con competenze digitali di base ancora inferiori alla media europea e una persistente carenza di specialisti ICT. Sul fronte delle infrastrutture fisse, l’Italia registra una copertura FTTP del 77,6%, superiore alla media europea e in crescita di 18 punti percentuali nell’ultimo triennio, ma continua a manifestare un ritardo nella copertura VHCN complessiva, pari al 77,6%, che la colloca al quintultimo posto nell’Unione. Nella UE la copertura 5G ha raggiunto il 96,8% delle famiglie, mentre l’Italia si conferma tra i Paesi leader con il 99,8%, superando le altre principali economie europee, nonostante questo valore non tenga ancora conto della differenza cruciale tra 5G standalone e non standalone.

 

Lo studio prende in esame anche il settore dei data center, che rappresentano una delle infrastrutture strategiche della trasformazione digitale, svolgendo un ruolo fondamentale nell’archiviazione, nell’elaborazione e nella trasmissione dei dati. A livello globale, gli Stati Uniti si confermano il principale mercato mondiale, con 4.767 data center censiti a ottobre 2026, pari a circa il 39% del totale globale. Nel contesto europeo, il Regno Unito guida la classifica con 568 strutture, seguito da Germania (533), Francia (393) e Italia (262), che si colloca al quarto posto. Secondo le elaborazioni I-Com, la distribuzione territoriale delle infrastrutture risulta ancora fortemente concentrata nel Nord del Paese. A livello provinciale, Milano si conferma il principale hub nazionale, con 99 data center, seguita da Roma (28) e Torino (13).

La crescente rilevanza economica e infrastrutturale dei data center trova riscontro anche nell’analisi Bytek-I-Com sulle ricerche online. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno registrato 1.436 ricerche associate ai data center ogni 100.000 abitanti, seguiti da Francia (732), Germania (316), Italia (216) e Spagna (190). Nel nostro Paese, l’interesse informativo mostra una dinamica crescente, con un volume trimestrale di ricerche passato da 33 ogni 100.000 abitanti nell’ultimo trimestre del 2022 a 95 nel secondo trimestre del 2026. L’indagine campionaria realizzata da I-Com con il supporto di Altroconsumo su 816 cittadini maggiorenni indica però una maggiore polarizzazione delle opinioni. Le valutazioni positive salgono dal 26% al 32%, mentre quelle negative aumentano dal 6% al 19%. L’83% dei rispondenti teme l’impatto sui consumi idrici ed elettrici e il 57% quello ambientale e paesaggistico. Il 67% riconosce invece il contributo dei data center al miglioramento dei servizi digitali.

“Rafforzare la consapevolezza dei benefici e dei rischi delle nuove tecnologie costituisce una condizione essenziale per ampliare la partecipazione alla trasformazione digitale. Sarebbe opportuno sostenere maggiormente le realtà di minori dimensioni attraverso incentivi agli investimenti e voucher che le accompagnino fin dalle scelte iniziali, rafforzando il ruolo dei poli di innovazione digitale e le collaborazioni con gli attori dell’ecosistema dell’innovazione”, commenta il presidente I-Com Stefano da Empoli. “Spazi di sperimentazione regolatoria e guide operative semplificate per la conformità all’AI Act potrebbero inoltre contribuire a ridurre l’incertezza sui profili legali e sulla protezione dei dati. L’obiettivo dovrebbe essere un utilizzo delle tecnologie capace di generare incrementi misurabili di produttività e competitività”.

 

Inoltre, l’analisi I-Com realizzata con il supporto di Bytek evidenzia una crescita straordinaria dell’interesse online nei confronti dell’intelligenza artificiale. In Italia, le ricerche trimestrali sull’IA sono passate da circa 3.600 ogni 100mila abitanti nell’ultimo trimestre 2022 a oltre 250mila nel secondo trimestre 2026. L’interesse non è però uniforme nei diversi paesi e rispetto a differenti usi della tecnologia: nel 2025 l’Italia registra appena 108 ricerche ogni 100mila abitanti sull’IA applicata all’educazione, contro le 1.367 della Spagna e le 2.073 degli Stati Uniti.

Dall’indagine I-Com, realizzata con il supporto di Altroconsumo, si segnala anche una crescente familiarità con gli strumenti digitali. Il 42,6% dei rispondenti si considera molto competente, contro il 33,4% del 2025. L’apprendimento rimane prevalentemente autonomo (60,6%), ma cresce rapidamente l’utilizzo dell’IA generativa per acquisire nuove conoscenze digitali: vi ricorre il 40,1% degli intervistati, rispetto al 25,2% dell’anno precedente. Soltanto il 17,5% partecipa invece a corsi strutturati. Segnali parzialmente positivi arrivano dall’università. Secondo il monitoraggio I-Com, i percorsi specializzati in intelligenza artificiale, esclusi i progetti di ricerca dottorale, raddoppiano da 91 a 182 tra gli anni accademici 2025/2026 e 2026/2027. Le lauree magistrali passano da 40 a 93 e quelle triennali da 17 a 34. In controtendenza i progetti di ricerca dottorale, che diminuiscono da 226 a 120 (-46,9%), probabilmente in conseguenza dell’esaurirsi dei fondi PNRR.

Le tecnologie quantistiche rappresentano una nuova frontiera per la competitività e la sovranità digitale. Secondo l’analisi I-Com-Bytek nel 2025 l’Italia ha registrato 1.071 ricerche online ogni 100mila abitanti sul tema, collocandosi dietro Germania (1.338) e Francia (1.140), ma davanti alla Spagna (815). Gli Stati Uniti guidano nettamente la graduatoria con 5.480 ricerche. Nel primo semestre 2026, tuttavia, il nostro Paese registra una crescita dell’interesse online pari al 29% rispetto allo stesso periodo del 2025, la più elevata tra i cinque mercati analizzati. Un segnale di attenzione verso tecnologie che potrebbero assumere un ruolo sempre più importante nella sicurezza delle comunicazioni, nella capacità di calcolo e nello sviluppo di nuove applicazioni industriali.

La sfida per l’Italia non è più soltanto costruire infrastrutture digitali, ma trasformarle in competenze, innovazione e crescita. È su questo terreno che si giocherà la capacità del Paese di recuperare terreno rispetto ai partner europei e avvicinarsi agli obiettivi del 2030.

Comunicato stampa I-Com talIA 2030