Vi spiego perché la tv generalista non ha (ancora) le ore contate

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Bruno ZAMBARDINO

Si gioca ancora sulla leva del calcio la partita del futuro della televisione generalista italiana. Mediaset, infatti, forte del grande successo dei mondiali orfani dell’Italia (e di mamma Rai), potrebbe rientrare nella corsa della Serie A. Qualche settimana fa i tre pacchetti previsti dal bando sono stati aggiudicati a Sky e Perform (che ha appena lanciato Italia Dazn, il servizio live e on demand di sport in streaming di proprietà del gruppo) con un incasso complessivo per la Lega di oltre 973 milioni di euro a cui va aggiunta una partecipazione rilevante di circa 150 milioni a stagione a risultati variabili di Sky e Perform in funzione del numero di abbandonati e dei ricavi. Il rischio da scongiurare ora è il doppio abbonamento. Anche per questo motivo Mediaset ha richiesto i diritti di ritrasmissione delle partite per i clienti Premium sul digitale terrestre, mostrando interesse a trattare con i due assegnatari.

Un eventuale accordo passerebbe anche per il nuovo alleato Sky, sono infatti vari gli scenari possibili: lato Perform, la trattativa dovrebbe essere finalizzata a portare sui servizi pay del Biscione (Infinity) parte della serie A; lato Sky, l’accordo potrebbe rendere il campionato disponibile per gli abbonati Premium su digitale terrestre, convergendo i database dei due operatori in un’offerta unica.

Tuttavia, come ribadito più volte dai vertici aziendali, la tv gratuita resta il core business di Mediaset. Dopo aver totalizzato una media di 5,2 milioni di spettatori nelle 24 ore lo scorso anno, il Biscione sta ora cercando di sfruttare al massimo l’onda lunga dei mondiali, i primi trasmessi in esclusiva da un gruppo televisivo privato. La kermesse russa, acquistata per 71 milioni di euro, solo 3 milioni in più di quando offerto dalla Rai, è il fiore all’occhiello di un semestre come non se ne vedevano da tempo a Cologno Monzese, con la raccolta pubblicitaria in crescita del 2% (solo i mondiali hanno contribuito per 80 milioni prima ancora che iniziasse la competizione), in controtendenza sulla performance generale ancora una volta negativa. Partirà dunque una nuova stagione in grande stile, con il restyling di Rete4, nuove programmazioni e illustri ritorni e le partite di qualificazione ai prossimi europei.

Gli ascolti da record dei mondiali – il 78% degli italiani ha visto almeno uno spezzone di una qualunque delle partite (e mancano ancora semifinali e finale) – fanno un po’ fa da contrasto con le previsioni del vicepremier Di Maio che, prendendo spunto da un report di Morgan Stanley, ha predetto la fine della tv generalista a favore del modello Netflix indebolendo il titolo Mediaset a Piazza Affari. In Italia, secondo la banca d’affari statunitense, Netflix crescerebbe del 3% annuo e avrebbe già una penetrazione tra il 6% della popolazione. Di questo passo raggiungerà in 5 anni il 20% del territorio, una percentuale che negli USA ha coinciso con il declino dei consumi della tv tradizionale.

Ma la tv generalista è davvero destinata a un rapido declino? Non c’è dubbio che tutti gli indizi portino a pensare a una marginalizzazione delle offerte tradizionali in favore delle nuove tendenze che parlano di specializzazione, contenuti di qualità, servizi a richiesta e fruizione adatta ai più svariati device connessi. Ma si è già detto come i grandi operatori della tv tradizionale abbiano dalla loro la possibilità di fare investimenti coraggiosi, per poter dire ancora la loro nel nuovo scenario mediale.

L’ascesa degli OTT continua a turbare il sonno dei broadcaster, che si ingegnano per cercare di contrastarli: e così la tedesca ProSiebenSat 1, secondo gruppo televisivo europeo, e la statunitense Discovery Communication hanno annunciato un accordo per una piattaforma comune a pagamento, mentre Oltralpe, la tv pubblica francese France Télévision e i canali privati TF1 e M6 daranno alla luce la piattaforma pay on demand “Salto”.

Sono queste solo alcune delle grandi manovre che stanno rendendo caldo il fronte audiovisivo negli ultimi mesi (è ancora in corso, tra le altre, l’acquisizione di Fox da parte di Disney), manovre alle quali ancora l’Italia assiste da spettatrice. Tuttavia Mediaset, mentre sembra profilarsi una vittoria legale con Vivendi sul tormentato caso Mediaset Premium, sta rilanciando sul sogno di creare una maxi tv paneuropea ovvero una piattaforma transnazionale per i contenuti tv, che contrasti lo strapotere di Sky e Netflix, attraverso alleanze con i principali broadcaster del continente. Per il momento resta un sogno, che, tuttavia, se si avverasse, potrebbe modificare molti degli attuali assetti

(Articolo scritto con Monica Sardelli)