Anche il ministero dell’Istruzione utilizzerà la blockchain. Per certificare i titoli dei rifugiati

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Domenico Salerno

Avevamo già parlato in altri articoli del crescente interesse che negli ultimi mesi le istituzioni, nazionali e comunitarie, hanno manifestato in merito alle possibili applicazioni della tecnologia nlockchain. L’utilizzo della catena, oltre che migliorare le performance di numerosi settori industriali, può rappresentare uno strumento fondamentale nell’ottimizzazione del lavoro degli enti pubblici. Qualche giorno fa il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha aperto all’utilizzo di questa tecnologia per la convalida dei titoli di studio dei rifugiati. A tal proposito durante la conferenza stampa di presentazione il viceministro Lorenzo Fioramonti ha sottolineato come “con l’utilizzo della tecnologia blockchain l’amministrazione entri ufficialmente nel ventunesimo secolo, rendendo la vita dei cittadini, in questo caso dei rifugiati e degli studenti, molto più semplice”. Fioramonti ha rivendicato il lavoro fatto (“Siamo uno dei Paesi leader nella sperimentazione dello European Qualifications Passport for Refugees”) e sottolineato i benefici di questo passo: “Con l’avvio dell’utilizzo della tecnologia blockchain l’Italia fa un ulteriore passo avanti in tema di valutazione e riconoscimento delle qualifiche in possesso dei rifugiati. La blockchain offre la possibilità ai cittadini rifugiati di ricostruire il proprio percorso di formazione e di vedere riconosciute le proprie competenze non solo in Italia ma in tutti i Paesi che la utilizzano. È un’opportunità importante per chi viene in Italia da rifugiato, considerato che spesso queste persone hanno competenze significative”.

L’European Qualifications Passport for Refugees è un documento che fornisce una valutazione delle qualifiche dei rifugiati in base alla documentazione disponibile e a un colloquio strutturato. L’applicazione della blockchain a questo progetto potrebbe rendere più semplice la trasmissione e l’aggregazione delle informazioni disponibili (anche se parziali e frammentate) con l’obiettivo di ricostruire un curriculum spendibile in Europa che possa vincere la diffidenza di potenziali datori di lavoro. Per portare avanti questo progetto il ministero si avvarrà della preziosa collaborazione del “Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche”. Il CIMEA è uno dei precursori nell’applicazione della blockchain al riconoscimento dei titoli di studio. L’Istituto ha in quest’ottica sviluppato l’app Diplome che permette di caricare le proprie qualifiche su una piattaforma che sfrutta la tecnologia blockchain creando un sistema di gestione dei titoli di studio decentralizzato, trasparente, certificato e immutabile. L’utilizzatore del sistema è l’unico in possesso della chiave crittografica che permette l’accesso ai dati caricati sulla catena, rispettando così le previsioni del Gdpr.

Il lancio di questo progetto da parte del MIUR segue di pochi giorni la notizia dell’adesione dell’Italia alla European Blockchain Partnership, un’iniziativa che ad oggi riunisce 27 paesi europei che ha come obiettivo lo scambio di competenze in campo tecnico e normativo tra gli stati.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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