Vi spiego perché l’Italia deve puntare sul gas naturale. Parla Gianni Bessi

Articolo
Giulia Palocci
Gianni Bessi, autore di “Gas naturale. L’energia di domani”

Il Mediterraneo è da anni lo scenario di una corsa al gas naturale che vede in campo tutte le nazioni che vi si affacciano. In questo momento, in particolare, un nuovo protagonista si è aggiunto a quelli tradizionali, la Turchia. Il Paese di Recep Tayyip Erdogan è al centro della cronaca mondiale per le sue attività belliche, ma allo stesso tempo ha inviato la nave di perforazione Yavuz nelle acque di Cipro per esplorare il blocco 7, quello dove opera anche la nostra Eni. Uno scenario nuovo per molti, ma non per tutti: il consigliere del Partito democratico alla regione Emilia Romagna Gianni Bessi l’ha analizzato nel suo libro “Gas naturale. L’energia di domani“, edito da Innovative publishing (qui un estratto del libro). Il volume è una ricognizione sui temi legati alle scelte da fare in materia di energia, a cominciare dall’esigenza di puntare su un mix di gas naturale e rinnovabili per avviare quella transizione energetica che ci porterà a utilizzare, un domani, solo fonti pulite. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Bessi, nel suo libro parla di una corsa all’oro azzurro. Di cosa si tratta?

L’oro azzurro è il gas naturale, una delle materie prime più importanti al mondo: da anni l’approvvigionamento di risorse energetiche è diventato un impegno centrale per tutti i governi. E il gas ha un ruolo preminente. Per capirne la portata basti pensare a quanto questo fenomeno stia incidendo sugli equilibri geopolitici mondiali: le reti di gasdotti sono una delle priorità delle strategie nazionali dal North Stream al Turkstream e al Power of Siberia, per andare alle reti che collegano Giappone, Cina e India con la Russia. E gli Stati Uniti sono ritornati essere un competitor in questo campo con il loro gas naturale liquefatto (Gnl).

Qual è la tesi centrale del libro?

Più che una tesi parlerei di un punto di partenza. Oggi il nostro Paese dipende dalle fonti energetiche che importa, avendo deciso di non sfruttare i giacimenti nazionali. Cosa che invece fanno con maggiore lungimiranza le nazioni confinanti. Questo vale soprattutto per il gas naturale, di cui abbiamo un giacimento di grandi proporzioni. Non lo dico io, ma il supercomputer HPC4 nel centro di calcolo Eni Green Data Center, che ha permesso la scoperta di giacimenti come quello egiziano di Zohr. Ecco, in Adriatico noi abbiano il nostro Zohr, ma non lo sfruttiamo. Anzi lasciamo che lo sfruttino Croazia, Montenegro e anche Grecia.

E questo cosa comporta?

Ci sono due effetti negativi. Il primo è che non utilizziamo il nostro gas a chilometro zero per alleggerire la nostra bolletta energetica. Il secondo è che stiamo depauperando il settore dell’oil&gas italiano. Che poi è un’eccellenza a livello mondiale. Nel libro affronto questi temi dal punto di vista politico, non tecnico, proponendo anche una strada per risolverli. In pratica sostengo l’idea che l’Italia debba puntare su un mix di gas naturale e rinnovabili per la transizione energetica.

Una strada che coinvolge le scelte del governo. Giusto?

Certo. Un governo che in questo momento ha invece deciso di limitare l’attività di ricerca e estrazione. Con la conseguenza di mettere in ginocchio un settore che ci invidia tutto il mondo e che, vale la pena ricordarlo, produce ricchezza e benessere per i territori.

Ha detto che il suo non è un libro tecnico. Allora cos’è?

È un contributo alla discussione su quale politica energetica questo Paese vuole darsi. E soprattutto quale sia la più opportuna. Mi interessa divulgare un fatto importante: la politica energetica non è solo un insieme di scelte che ci permettono di accendere la luce o caricare lo smartphone, ma coinvolge centinaia di imprese cutting edge e migliaia di maestranze e tecnici che possiedono un know how di eccellenza internazionale.

Non possiamo fare a meno del gas naturale. Dovremmo estrarre quello dei nostri giacimenti quindi?

Il gas naturale è la risorsa fossile più pulita con cui, insieme alle rinnovabili, costituire quel mix energetico che ci permetterà di mettere definitivamente in soffitta l’era del carbone ma, in un futuro, anche quella del petrolio. E poi, come spiego nel libro, si potrebbero utilizzare le royalty garantite dalle estrazioni per finanziare i percorsi degli studenti universitari, come accade in molti Pesi d’Europa.

In sostanza lei propone un futuro in cui l’Italia è una protagonista in campo energetico.
È nelle nostre possibilità. Possiamo aspirare a diventare un hub energetico del gas naturale (e anche delle rinnovabili) ed essere protagonisti della transizione. Serve una campagna reputazionale per il settore del gas naturale italiano, che chiarisca il ruolo che può avere in una transizione energetica pulita verso le rinnovabili. Abbiamo per le mani aziende di valore internazionale, i nostri champion national come li chiamano i francesi, e possiamo sfruttare gas naturale che è in giacimenti nelle nostre acque territoriali. Il titolo del libro, “L’energia di domani“, è una sintesi di questo ragionamento: non mi riferisco solo all’energia necessaria per accendere le lampadine ma a quella morale di cui questo Paese ha bisogno per costruire il proprio futuro.

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