Coronavirus, emergenza sanitaria e crisi economica. Le previsioni dei principali player del mondo finanziario


Articolo
Gabriele Ferrara
Coronavirus

Il coronavirus sta avendo un impatto senza precedenti sulla vita degli italiani, con segnali sempre più preoccupanti che arrivano anche dal resto del mondo. Oltre alle mutate abitudini degli individui e all’emergenza sanitaria in corso, è importante valutare il suo impatto sull’economia non solo del nostro Paese. Quanto sarà intensa la crisi causata dal coronavirus? Quali sono le previsioni allo stato attuale? E in che misura dobbiamo preoccuparci? Domande che scontano ovviamente il continuo evolversi della situazione e l’espansione della pandemia a livelli mondiale, a cui in questi giorni stanno provando a rispondere in molti, tra esperti e rappresentanti delle istituzioni. Ecco alcuni dei pareri più qualificati.

L’OTTIMISMO DI BLACKROCK

Da parte sua BlackRock ha mostrato ottimismo. La più grande società di investimento nel mondo ritiene che la crisi, per quanto ritenuta “ampia e acuta” non sarà come quella del 2008. In primo luogo, ciò sarebbe legato al diverso contesto economico-finanziario, considerato più forte rispetto a quello di 12 anni fa. Questo evento non dovrebbe porre fine all’espansione della crescita globale, fermo restando che sarà necessaria un’azione politica preventiva e coordinata, rispetto alla quale sono già emersi segnali incoraggianti. Inoltre, la società prevede che, una volta finita la pandemia, ci sarà un rimbalzo significativo dell’economia, anche se ci sono concreti rischi al ribasso, con l’elevata incertezza che potrebbe portare in recessione il Giappone e l’Eurozona. In generale, BlackRock, che ha ridotto la sua esposizione nei mercati azionari e obbligazionari, ritiene che si tratti di uno shock temporaneo, nonostante la durata e la profondità siano ignote, con i rischi maggiori che dovrebbero riguardare il settore tecnologico, automobilistico e i beni strumentali. Anche per questo motivo, si auspica un intervento delle banche centrali, come ha appena fatto la Bank of England, che ha tagliato i tassi di interesse di 50 punti base portandoli allo 0,25%, annunciando altresì una serie di misure per affrontare i danni a famiglie e imprese dall’emergenza coronavirus. Probabilmente nei prossimi giorni anche la Banca centrale europea adotterà decisioni importanti in tal senso, in modo da evitare che il rischio dell’inerzia implichi uno scenario come quello della grande crisi finanziaria del 2008.

LE PREVISIONI DI STANDARD&POOR’S

Secondo Standard&Poor’s, l’impatto del coronavirus farà sì che nel 2020 il Pil italiano si contrarrà dello 0,3%, contro il +0,4% previsto a dicembre nello scenario base. Per quanto riguarda l’Eurozona, invece, la crescita stimata è 0,5% (prima era pari all’1%). Questo è quanto emerge dal report pubblicato lo scorso 4 marzo dal titolo “The Coronavirus Will Shave 50 Basis Points Off Eurozone Growth“. Nel medesimo documento, poi, si afferma che, in occasione dell’Eurogruppo del prossimo 16 marzo “è improbabile che si prendano grandi decisioni, scrive S&P, quanto piuttosto che sì decida di concedere maggior flessibilità alle regole di bilancio ai Paesi colpiti dall’epidemia“.
L’agenzia di rating ha altresì sottolineato che, rispetto alle valutazioni fatte a metà febbraio, la minaccia posta dal coronavirus all’economia europea è aumentata in maniera significativa, anche alla luce del deterioramento delle prospettive economiche di breve termine per Cina e Stati Uniti, ovvero i principali partner commerciali dell’Unione europea. Infatti, per quanto riguarda il Paese asiatico, è attesa una crescita economica pari al 4,8% (-0,9% rispetto alla stima precedente). Se non altro, l’economia italiana potrebbe comunque crescere molto nel 2021. Secondo gli economisti dell’agenzia di rating infatti, la crescita potrebbe essere dell’1%, dopo lo 0,6% previsto a dicembre. La Germania, invece, dovrebbe avere una crescita nulla nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Inoltre, per il prossimo anno è prevista una risalita per l’intera Eurozona, che dovrebbe crescere dell’1,5%, dopo che la previsione originaria prevedeva l’1,2%.

GOLDMAN SACHS TAGLIA LE STIME SU CRESCITA USA E MONDIALE

Goldman Sachs, invece, si è concentrata maggiormente sull’economia globale e su quella statunitense. Per quanto riguarda la prima, la previsione per la fine del 2020 è una crescita dovrebbe essere del 2%, dopo che inizialmente la stima era del 3%. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, lo scorso 9 marzo la banca d’affari ha pubblicato le sue aspettative, piuttosto negative per la prima parte dell’anno. Il primo trimestre dovrebbe segnare una crescita dello 0,7% (lo scorso 24 febbraio il taglio era stato dall’1,4% all’1,2%), per arrivare a un blocco totale nel secondo blocco del 2020. Tuttavia, la situazione dovrebbe migliorare notevolmente nella seconda parte dell’anno, considerando che la previsione per il terzo e quarto trimestre implica una crescita rispettivamente dell’1% e del 2,3%.

LO SCENARIO DI MOODY’S

Recentemente l’agenzia di rating Moody’s ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica dell’Italia, portandole a -0,5% in caso di scenario di base che prevede comunque “problemi significativi globali” e a -0,7% in caso di “rallentamento esteso e significativo“. Le stime del 16 febbraio per il 2020, invece, vedevano una crescita dello 0,5%, a testimonianza del clima di sfiducia che si è propagato nelle ultime settimane. La previsione di crescita della Cina, invece, è stata ridotta al 4,8%, dopo che in precedenza la stima era pari al 5,2%. Inoltre, per gli Stati Uniti la crescita prevista è dell’1,5% (prima era pari all’1,7%). Infine, la debolezza della domanda dovrebbe avere una ricaduta importante sui prezzi delle materie prime, con una volatilità particolarmente elevata per quanto riguarda il petrolio (si pensi a quanto accaduto al Brent e al Wti nella seduta delle borse di lunedì 9 marzo, la peggiore dal 1991).

Segretario generale dell'Istituto per la Competitività (I-Com), con delega alla comunicazione e alle relazioni esterne. Classe 1984, giornalista a tempo pieno dal 2005 e professionista dal 2008. Andrea Picardi ha a lungo lavorato in televisione: prima come redattore del telegiornale e conduttore di trasmissioni di approfondimento presso l’emittente televisiva T9 e poi al Tg5. Prima di sbarcare in I-Com, Picardi ha lavorato presso il giornale online Formiche.net, dove tuttora collabora, come redattore e poi anche come direttore responsabile. Esperto di appalti, edilizia e servizi pubblici locali, collabora su questi temi per alcune riviste specializzate

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