La roadmap Ue per coordinare l’uscita dal lockdown

Articolo
Camilla Palla
consiglio europeo

Dopo quasi due mesi dall’inizio dell’emergenza generata dal Coronavirus, in vari Stati membri si è cominciato a ipotizzare e attuare misure per allentare i lockdown e porre le basi per riavviare la normalità sociale ed economica all’interno dei propri confini. Tuttavia il coordinamento a livello europeo in questa fase è fondamentale affinché la riapertura possa procedere in sicurezza senza strappi pericolosi i cui effetti potrebbero essere nefasti.

Per questo motivo la Commissione europea e il Consiglio hanno presentato lo scorso 15 aprile una roadmap contenente una serie di criteri, principi e raccomandazioni per guidare gli Stati membri nel ritorno alla normalità e alla fine del lockdown, con l’obiettivo di preservare la salute pubblica rimuovendo gradualmente le misure di contenimento.

In particolare, l’allentamento graduale delle misure dovrà basarsi su tre criteri chiave, che forniscano un quadro di riferimento per garantire un coordinamento omogeneo e diffuso a livello Ue.

Il primo è il criterio epidemiologico: prima di intraprendere misure per porre fine al lockdown occorrerà verificare che la diffusione della malattia si sia effettivamente ridotta e stabilizzata. La valutazione dovrà basarsi su dati oggettivi, quali la riduzione nel numero di casi e di pazienti ospedalizzati o in terapia intensiva.

Il secondo punto fondamentale da tenere in considerazione è la capacità effettiva dei sistemi sanitari. Nelle ultime settimane non sono mancati casi di sovraccarico degli ospedali e di situazioni estreme che hanno messo a dura prova le strutture di tutta Europa. I sistemi sanitari dovranno dimostrare di essere sufficientemente forti da poter tornare a gestire il normale afflusso di pazienti e, allo stesso tempo, intervenire nuovamente con misure emergenziali se dovesse ripresentarsi un nuovo aumento nel numero di casi.

Ultimo criterio identificato risiede nella capacità di assicurare un monitoraggio appropriato dell’evoluzione dell’epidemia sul territorio, attraverso la possibilità di effettuare test su larga scala e la possibilità di tracciare i comportamenti sul territorio, così da poter prevedere e contenere l’eventuale ricomparsa e diffusione della malattia.

Tali criteri, e le azioni che dovranno accompagnarle, si dovranno basare su tre principi, che potrebbero essere riassunti in scientificità, coordinamento e solidarietà. In particolare, si richiede agli Stati membri di adottare misure che bilancino i benefici per la salute pubblica con altri fattori sociali ed economici, sempre con la consapevolezza che i vari approcci possano essere sottoposti a revisione man mano che nuove evidenze scientifiche sono messe a disposizione. Inoltre il coordinamento è fondamentale, tanto che gli Stati membri dovranno comunicare a livello europeo, e con un certo anticipo, tutte le iniziative che vorranno mettere in atto nel ritorno alla normalità.

A tali principi e ai criteri di cui sopra, sono affiancate una serie di misure più concrete indirizzate a tutti gli Stati membri. Si tratta di sette indicazioni volte a consolidare e razionalizzare le best practices emerse finora nella gestione della crisi, che vanno dall’ottimizzazione, gestione e condivisione dei dati raccolti, anche attraverso la creazione di nuovi strumenti di monitoraggio, al rafforzamento della capacità dei sistemi sanitari, passando attraverso l’approvvigionamento di dispositivi di protezione medici e personali e allo sviluppo di trattamenti e medicinali sicuri ed efficaci.

Infine la Commissione, sulla base del parere scientifico del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie e del gruppo consultivo sul Covid-19, ha presentato una serie di raccomandazioni per gli Stati membri, volti a guidare le varie exit strategies nel modo più coordinato possibile.

In primo luogo ogni azione dovrà essere graduale, così da poter permettere eventuali valutazioni e interventi di aggiustamento, qualora si rendessero necessari. Lo stop al lockdown, dunque, sarà graduale. Misure di portata generale dovranno essere quindi progressivamente affiancate da misure più specifiche, quali ad esempio il prolungamento dell’isolamento sociale per le categorie più vulnerabili, la sostituzione delle misure di emergenza nazionale con provvedimenti più specifici e legati alle necessità delle realtà locali, l’introduzione di alternative per permettere la ripresa delle attività economiche nel modo più sicuro possibile per la salute pubblica.

Un punto fondamentale riguarda la gestione dei confini interni ed esterni dell’Unione e, soprattutto, la ripresa del normale funzionamento dell’area Schengen. L’obiettivo è continuare a minimizzare l’impatto della crisi sul mercato interno, arrivando gradualmente a permettere una riduzione dei controlli ai confini, non soltanto per la libera circolazione dei beni, ma anche delle persone, dando priorità ai lavoratori transfrontalieri e stagionali. Per quanto riguarda i confini esterni, la comunicazione riserva questa opzione ad un secondo momento, anche in considerazione dell’evoluzione globale della pandemia.

Infine sulla ripresa dell’attività economica, sarà fondamentale continuare ad adottare misure di distanziamento sociale che tuttavia permettano un graduale ritorno alla normalità della vita produttiva di tutti gli Stati membri. Laddove possibile, le istituzioni continueranno a incentivare il teleworking, facendo tuttavia riferimento a un graduale ritorno alla normalità attraverso la riapertura di attività commerciali quali bar e ristoranti, sempre mediante misure di distanziamento sociale, orari ridotti, identificazione di un numero massimo di persone nell’accesso ai servizi.

Tutto questo dovrà essere svolto in stretta collaborazione e coordinamento con le istituzioni per far sì che il lockdown possa avvenire in piena sicurezza. La Commissione continuerà in tal senso a svolgere un ruolo cruciale di coordinamento, non solo verso l’interno ma anche a livello internazionale attraverso una stretta collaborazione con gli altri leader del G20.

Nella conferenza stampa che ha presentato la roadmap, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha inoltre identificato 4 aree fondamentali da tenere in considerazione nel medio-lungo periodo: il rafforzamento del Mercato Interno, attraverso una strategia industriale solida basata sulla transizione verde e sulla rivoluzione digitale, un quadro finanziario pluriennale solido che tenga conto delle necessità post-emergenziali, la responsabilità internazionale dell’Ue e a capacità dell’Unione di trarre gli insegnamenti necessari da questo momento di crisi, per creare un’Europa ancora più unita e resiliente.

La prossima prova sarà il Consiglio europeo della prossima settimana, dove verrà ripreso il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, anche sulla base delle modifiche introdotte dalla Commissione rispetto all’agenda originaria proposta all’inizio dell’anno.

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