Piano pandemico 2021-2023, il via libera della Conferenza Stato-regioni

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Maria Vittoria Di Sangro
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Al termine della seduta straordinaria della Conferenza Stato-regioni dei giorni scorsi, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato l’approvazione all’unanimità del nuovo Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023. “Facciamo tesoro anche delle esperienze acquisite in questo durissimo anno di crisi sanitaria globale e mettiamo a sistema la capacità di reazione dell’Italia e del nostro Servizio sanitario nazionale”, ha dichiarato il ministro a margine dell’incontro.

La versione finale del documento è stata modificata rispetto alle prime due bozze circolate nelle scorse settimane. Le novità principali riguardano le risorse per attuare il piano e fronteggiare una nuova pandemia, per le quali il governo ha accettato la richiesta delle regioni di non farle provenire provenire dal Fondo sanitario. Un’altra modifica accolta è quella di prevedere un aggiornamento periodico dei contenuti del piano (e in ogni caso a procedere all’aggiornamento) su richiesta delle regioni e delle province autonome, anche con una tempistica diversa dalla cadenza individuata di 3 anni.

Ma non è tutto. Nella versione finale è stato risolto il passaggio che nella prima bozza aveva causato molte polemiche sul versante etico, cioè quello dove si leggeva che “quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio”.
Nella versione approvata il concetto rimane invariato ma è formulato in modo che risulti meno vincolante per gli operatori sanitari. Nello specifico, si sottolinea che in ogni caso “il medico (o l’operatore sanitario), agendo in scienza e coscienza, valuta caso per caso il bisogno clinico dei pazienti secondo i criteri clinici di urgenza, gravosità e efficacia terapeutica, nel rispetto degli standard dell’etica e della deontologia professionale” e che “gli interventi si basano sulle evidenze scientifiche e sono proporzionati alle condizioni cliniche dei pazienti, dei quali è tutelata la dignità e riconosciuta l’autonomia”.

Il piano si articola poi partendo da due parole chiave: “preparedness” e “readiness”, ovvero preparazione e prontezza. La “preparedness nelle emergenze infettive di sanità pubblica”- si legge nel testo – “comprende tutte le attività volte a minimizzare i rischi posti dalle malattie infettive e a mitigare il loro impatto durante una emergenza di sanità pubblica, a prescindere dalla entità dell’evento (locale, regionale, nazionale, internazionale)”. Mentre la “readiness” è “la capacità di rispondere in modo tempestivo ed efficace alle emergenze mettendo in pratica le azioni realizzate nella preparedness”.

L’obiettivo generale del Piano pandemico influenzale è rafforzare la preparedness nella risposta a una futura pandemia influenzale a livello nazionale e locale, in modo da proteggere la popolazione, tutelare la salute degli operatori sanitari e del personale coinvolto nell’emergenza. E ancora, ridurre l’impatto dell’epidemia sui servizi sanitari e sociali, assicurare il mantenimento dei servizi essenziali e preservare il funzionamento della società e le attività economiche.

Per quanto riguarda i vaccini e il loro ruolo, il piano specifica che “i vaccini sono le misure preventive più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo, e hanno un valore non solo sanitario, ma anche etico intrinseco di particolare rilevanza”. Per questo motivo “la loro distribuzione deve rispondere a criteri trasparenti, motivati e ragionevoli, e deve rispettare i principi etici e costituzionali di uguaglianza ed equità, bilanciando i rischi diretti e indiretti con specifica attenzione a evitare un impatto negativo per chi è più vulnerabile sul piano bio-psico-sociale”.

Il Piano nazionale di cui l’Italia disporrà dal 2021 al 2023 cerca di raccogliere tutti gli insegnamenti appresi durante la pandemia ma si focalizza sulla preparazione rispetto a scenari pandemici da virus influenzali. Come si legge ancora nel Piano “mettere a punto un piano di preparazione nazionale per affrontare una pandemia influenzale richiede oggi, anche alla luce della esperienza in corso con SARS-CoV-2, saper contestualizzare le misure rispetto alla specificità delle pandemie da virus influenzali, e allo stesso tempo la consapevolezza che queste sono una parte dei potenziali scenari che si possono verificare in relazione ad altri patogeni emergenti”.

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