Perché la finanza commerciale è importante per le piccole e medie imprese. Report Ocse


Articolo
Giusy Massaro

L’accesso al finanziamento del commercio può facilitare l’impegno delle piccole e medie imprese nei traffici internazionali attraverso due principali sfide: i rischi di controparte e i limiti del capitale circolante. È la premessa su cui si sviluppa il report di recente pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) intitolato “Finanza commerciale per le PMI nell’era digitale”.

In primo luogo, si legge nel report, sia gli esportatori che gli importatori sono esposti a significativi rischi di controparte, in particolar modo quando esplorano nuovi mercati e si interfacciano con nuovi clienti e fornitori. Questo è un aspetto particolarmente importante per le piccole e medie imprese, che hanno capacità e risorse limitate per impegnarsi in un solido processo di due diligence.

In secondo luogo, sono spesso limitate nel capitale circolante. In un accordo commerciale le parti hanno generalmente preferenze divergenti rispetto al momento ideale per effettuare il pagamento. La piccola e media impresa esportatrice preferirebbe la remunerazione prima della spedizione o, idealmente, prima di acquistare materie prime per la produzione del bene o del servizio. L’importatore, dall’altro lato, predilige trattenere il pagamento fino alla consegna della merce. L’accesso al finanziamento del commercio può quindi migliorare i vincoli di liquidità. Se questo vale in generale, tanto più vero è per le transazioni transfrontaliere, per le quali i ritardi di pagamento tendono a essere ancor più lunghi, le asimmetrie informative più pronunciate e le controversie più complesse.

La pandemia continua a colpire in modo significativo le esportazioni e il commercio internazionale e via via anche gli strumenti di finanziamento appaiono sempre più sotto pressione. Così, i governi tanto quanto le banche di sviluppo stanno intensificando i loro programmi proprio per compensare le carenze esistenti (che rischiano di minare seriamente il commercio globale) e consentire alle piccole e medie imprese di far parte delle catene di valore globali. La maggior parte dei Paesi hanno quindi esteso il sostegno delle agenzie di credito all’esportazione, hanno introdotto nuove strutture e semplificato i piani già esistenti.

Nonostante i tradizionali strumenti di intermediazione bancaria nel finanziamento al commercio appaiono determinanti per la performance delle aziende, spesso è molto faticoso accedervi. Alcune nuove opportunità sono state create dai cosiddetti strumenti di Supply chain finance (SCF), tra i quali rientrano, ad esempio, il factoring, il factoring indiretto, il forfaiting. Insomma, tutti consentono di gestire meglio la situazione di cassa nelle transazioni commerciali, beneficiando di acquirenti e fornitori più grandi e noti e riducendo, al tempo stesso, costi e complessità.

A ciò si aggiunga anche l’effetto benefico della digitalizzazione, che è in grado di facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese ai finanziamenti commerciali in tre modi principali. Innanzitutto, con un miglioramento dell’efficienza e della qualità dei processi: la sostituzione dei procedimenti basati su carta con quelli automatizzati (e a prova di manomissione) di archiviazione dei dati, unita alla sempre maggiore diffusione dei database KYC (Know-Your-Customer) e alla decentralizzazione consentita dalla blockchain, consente una riduzione dei costi e della complessità delle operazioni. Non solo, i nuovi strumenti basati su big data e intelligenza artificiale, permettono una migliore e più dettagliata valutazione del credito per le imprese più piccole – spesso svantaggiate dall’assenza di una relazione di lunga data con un intermediario finanziario – che va ben oltre la semplice lettura del bilancio attingendo a dati e informazioni ulteriori.

Ma la digitalizzazione è in grado anche di incrementare il portafoglio degli strumenti di finanza commerciale ed espandere il ventaglio tanto dei finanziamenti dedicati quanto dei fornitori di Supply chain finance. In linea con la crescente tendenza ad affidarsi sempre di più alla documentazione elettronica, sono stati introdotti nel mercato della finanza commerciale nuovi prodotti come, ad esempio, l’obbligo di pagamento bancario (BPO), uno strumento che consente lo scambio di documentazione elettronica tra banche che offrono finanziamenti al commercio. Il processo di digitalizzazione finisce poi per coinvolgere, oltre ai player tradizionali (banche, società di factoring), anche altri attori, quali grosse banche istituzionali e società di fintech.

Naturalmente, non mancano le sfide. Il report suggerisce ai policy maker alcune linee di azione per far leva sulla digitalizzazione e migliorare l’accesso alla finanza commerciale per le piccole e medie imprese, anche alla luce della frammentarietà che attualmente caratterizza sia le azioni di policy che il processo stesso di digitalizzazione. Tra queste, istituire un ambiente normativo favorevole che promuova l’adozione di soluzioni innovative, in particolare per incoraggiare una più ampia accettazione dei documenti elettronici, oppure facilitare soluzioni coerenti a livello di settore che possano funzionare su larga scala e siano interoperabili. E ancora, sviluppare approcci di policy su misura per consentire di sfruttare il potenziale della digitalizzazione al fine di migliorare l’accesso al finanziamento e incentivare lo sviluppo di una solida base di evidenza che possa meglio far comprendere i vantaggi della digitalizzazione per l’accesso delle imprese più piccole ai finanziamenti commerciali, ma anche le sfide che ne ostacolano l’adozione.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata all’Università Commerciale L. Bocconi in Economia, con una tesi sperimentale sull’innovazione e le determinanti della sopravvivenza delle imprese nel settore delle telecomunicazioni.

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