Tlc, I-Com: “9 innovazioni su 15 previste dai decreti Semplificazioni presentano criticità. Occorre garantire maggiore certezza del diritto, uniformità della disciplina e cooperazione tra gli enti convolti”



decreti Semplificazioni

Roma, 29 marzo 2022Su un totale di 15 innovazioni complessive tra rete fissa e mobile previste dai decreti Semplificazioni e Semplificazioni bis, ben 9 non presentano miglioramenti concreti in termini di tempistiche di approvazione dei permessi necessari alla realizzazione degli impianti. Sebbene la nuova cornice normativa abbia, da un lato, chiarito definitivamente questioni che avevano determinato ampio contenzioso negli anni scorsi e, dall’altro, inciso su termini e procedure finalizzate ad accelerare l’iter e ridurre gli oneri a carico degli operatori, il quadro definito dalle misure di semplificazione per l’innovazione presenta ancora numerose criticità. Una situazione di luci e ombre che necessita di una rapida soluzione, anche alla luce dell’importanza delle reti tlc per connettere cittadini e imprese in un contesto in cui gli operatori hanno investito ben 72 miliardi di euro nell’ultimo decennio a fronte di ricavi e margini in costante diminuzione.

Sono questi alcuni dei temi principali che emergono dallo studio dal titolo “Semplificando si innova (e si cresce). L‘impatto dei decreti e scenari futuri per le tlc” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) nell’ambito di Futur#Lab, il progetto nato dalla collaborazione tra I-Com e WINDTRE con l’obiettivo di contribuire agli scenari telco in Italia e al ruolo fondamentale del settore nell’accompagnare la transizione digitale, anche nella cornice del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), attraverso l’organizzazione di una serie di momenti di approfondimento e confronto su temi specifici tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle imprese. L’indagine è stata presentata oggi a Roma nel corso della prima tavola rotonda di Futur#Lab alla quale hanno partecipato, oltre al presidente I-Com Stefano da Empoli e al direttore External Affairs and Sustainability di WINDTRE Roberto Basso, la vicepresidente I-Com Silvia Compagnucci e il direttore dell’area digitale Lorenzo Principali – che hanno illustrato la ricerca – il Chief Operating Officer di Cellnex Italia Mauro Cantina, il professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre Alfonso Celotto, il professore emerito del Politecnico di Milano Maurizio Decina, il direttore delle Relazioni esterne di Open Fiber Andrea Falessi, il professore di Politica economica alla LUMSA Antonio Nicita, il responsabile dell’Ufficio Sistemi economici locali e infrastrutture digitali dell’Anci Mauro Savini, il Government & Industry Relations Director di Ericsson Telecomunicazioni Antonio Sfameli e la dirigente della divisione Comunicazioni elettroniche ad uso pubblico e privato. Sicurezza delle reti e tutela delle comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico Donatella Proto. Il dibattito è stato moderato da Alessandra Bucci di Join Group, partner dell’iniziativa.

L’analisi di I-Com, condotta sulla base di interviste ai principali operatori del settore, ha evidenziato importanti margini di miglioramento rispetto alle attività di pianificazione dello sviluppo infrastrutturale sui territori, rilevando una spiccata mancanza di armonizzazione a livello nazionale e importanti criticità applicative della normativa in materia.

Nel dettaglio, con riferimento alle previsioni per lo snellimento delle procedure relative all’infrastrutturazione di rete fissa, lo studio indica come 5 provvedimenti su 9 (dunque oltre la metà) presentino problematiche ancora irrisolte. Tra queste, le difficoltà di utilizzo delle micro trincee, la Conferenza dei servizi, il divieto di porre oneri ulteriori e l’inapplicabilità del Testo unico. Quanto alle reti mobili, le criticità riguarderebbero 4 innovazioni su 6. In questo caso, oltre alla mancanza di una pianificazione a opera degli enti locali per identificare i bisogni di copertura e i siti in cui autorizzare gli impianti, gli operatori hanno sottolineato violazioni dell’obbligo di convocazione della Conferenza dei servizi, la persistente adozione di pareri non definitivi, a una diffusa ritrosia dei comuni ad adottare delibere dichiarative del silenzio assenso e la mancata partecipazione alla Conferenza di Enac, Enav, dell’Aviazione militare e del Genio civile. Nel complesso, la maggior parte degli operatori intervistati ha dichiarato di non aver rilevato vantaggi in termini di riduzione delle tempistiche per il rilascio delle autorizzazioni.

In un contesto già frastagliato, desta ulteriore preoccupazione il potenziale impatto del decreto legge sul Golden Power approvato lo scorso 21 marzo (numero 21 del 2022), che inserisce obblighi di pianificazione stringenti a carico degli operatori, disegnando una procedura di valutazione di tali piani che si presenta certamente poco agile e con degli elementi di rigidità, come ad esempio la possibilità di presentare modifiche solo con cadenza quadrimestrale, che rischiano di non riuscire a garantire una risposta efficace alle esigenze degli operatori e dunque di rallentare ulteriormente lo sviluppo delle reti.

Per queste ragioni, secondo gli analisti dell’Istituto, è quanto mai urgente mettere in atto tutte le azioni necessarie ad assicurare certezza del diritto, uniformità di applicazione della disciplina nazionale e il corretto funzionamento degli strumenti di cooperazione tra operatori ed enti locali. Solo così sarà possibile individuare con puntualità le esigenze del mercato e i bisogni della collettività e, dunque, mettere in atto tutti quegli interventi di pianificazione dello sviluppo infrastrutturale senza i quali sarà difficile per gli operatori prevedere i possibili scenari, individuare le tecnologie e definire una progettazione annuale per lo sviluppo delle reti.