Secondo l’ultima Report Card pubblicata del centro di ricerca Unicef Innocenti, dal titolo “Child Poverty in the Midst of Wealth”, la percentuale di bambini che vivono in condizioni di povertà in 40 paesi dell’UE e dell’OCSE è diminuita di circa l’8% tra il 2014 e il 2021. Eppure, alla fine del 2021 c’erano ancora oltre 69 milioni di bambini che vivevano in famiglie che guadagnavano meno del 60% del reddito medio nazionale. Dunque, la povertà infantile è un problema anche dei Paesi ricchi.

Gli ultimi aggiornamenti indicano, infatti, che più di 1 bambino su 5 vive in povertà in 39 tra i Paesi più ricchi del mondo. Tuttavia, i tassi di povertà infantile variano da Paese a Paese. Ad esempio, in Danimarca, Finlandia e Slovenia, circa 1 bambino su 10 vive in povertà. Invece, in Bulgaria, Colombia, Italia, Messico, Romania, Spagna, Turchia e Stati Uniti d’America più di 1 bambino su 4 vive in condizioni di indigenza.
Alcuni Paesi, però, nel corso del tempo hanno cercato di ridurre la povertà infantile, come nel caso della Polonia, Slovenia, Lettonia e Lituania, che hanno registrato una riduzione di oltre il 30%. Altri, invece, come Francia, Islanda, Norvegia e Svizzera hanno riportato un aumento della povertà infantile di almeno il 10%. Addirittura, nel Regno Unito, la percentuale di minori che vive in famiglie con difficoltà economiche è aumentata di circa il 20%.
I dati raccolti dall’Unicef evidenziano un aspetto fondamentale: le condizioni di vita dei bambini possono essere migliorate indipendentemente dalla ricchezza di un Paese. Infatti, Polonia e Slovenia stanno ottenendo risultati eccellenti nel contrasto alla povertà minorile nonostante non rientrino tra gli Stati più ricchi del mondo. Allo stesso tempo, cinque tra i Paesi a più alto reddito hanno registrato i maggiori aumenti del numero di bambini che vivono in famiglie con difficoltà economiche dal 2014.
Dunque, al di là del reddito, ci sono altri aspetti da considerare per poter migliorare le condizioni di vita dei bambini.

LA POVERTÀ INFANTILE IN ITALIA

L’Italia, stando a quanto riferito dall’Unicef, si classifica al 34esimo posto su 39 Paesi ricchi per povertà monetaria infantile e ha ancora tanti progressi da compiere verso l’eliminazione della povertà minorile.
Inoltre, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia denuncia che la povertà in Italia è spesso di natura persistente. Nel 2021 è stato stimato che il 17,5% di tutti i bambini ha vissuto in condizioni di povertà anche nei 2 anni precedenti. Questo dato è molto preoccupante perché periodi più lunghi di povertà hanno un impatto ancora più negativo sui bambini, che crescono senza cibo nutriente, vestiti, materiale scolastico.
Molto spesso, questi bambini vivono anche in case inadeguate. Le cattive condizioni abitative rimangono, infatti, un serio problema in Italia e riguardano il 18,1% dei bambini. Muffa, umidità e marciume nelle abitazioni rappresentano un rischio significativo per la salute dei più piccoli.
Si tratta, pertanto, di una situazione di grande emergenza che impedisce ai bambini di godere dei propri diritti, compreso quello alla salute che riguarda il benessere fisico, mentale e sociale.

L’INDAGINE ISTAT SULLE CONDIZIONI DI VITA DEI MINORI IN ITALIA

Anche l’Istat, che ha diffuso recentemente alcuni indicatori sulle condizioni di vita dei minori di 16 anni, rivela che nel 2022 il rischio di povertà o esclusione sociale ha colpito il 28,8% dei bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni, a fronte del 24,4% del totale della popolazione. L’incidenza massima si è registrata al Sud e nelle Isole dove è arrivata a toccare il 46,6%; nelle regioni del Settentrione si è invece fermata al 18,3%.

L’Istituto nazionale di Statistica afferma, inoltre, che in Italia la deprivazione materiale e sociale dei minori è più alta della media UE. Infatti, nel 2021 la quota di minori di 16 anni che vivevano senza i beni primari è stata pari al 13,5% in Italia contro una media UE-27 del 13%. Condizioni ancora peggiori riguardano i bambini e i ragazzi che vivono in Romania, Bulgaria e Grecia. Viceversa, in Slovenia, Svezia e Finlandia si registrano condizioni di vita dei minori di 16 anni migliori che altrove.

Soprattutto nel Mezzogiorno e nelle famiglie monoreddito si registra un elevato livello di deprivazione alimentare. Infatti, nel Sud Italia, nel 2021 il 7% dei minori di 16 anni viveva in famiglie con difficoltà economiche così serie tali da impedire di acquistare il cibo necessario contro una media nazionale che si attestava al 4,9%.

LE AZIONI PROPOSTE DALL’UNICEF PER SRADICARE LA POVERTÀ INFANTILE

Per sradicare la povertà infantile, il report dell’Unicef indica alcune azioni che i Governi e le parti interessate dovrebbero mettere in atto:
• Ampliare la protezione sociale per i bambini, anche con misure volte ad integrare il reddito familiare in modo sufficiente;
• garantire a tutti i bambini l’accesso a servizi di base di qualità, come l’assistenza all’infanzia e l’istruzione gratuita, essenziali per il loro benessere;
• garantire misure adatte alle esigenze specifiche dei gruppi minoritari e delle famiglie con un solo capofamiglia per facilitare l’accesso alla protezione sociale, ai servizi fondamentali e al lavoro dignitoso, e ridurre le disuguaglianze.
• creare opportunità di lavoro con retribuzioni adeguate e politiche favorevoli alla famiglia, come il congedo parentale retribuito, per sostenere i genitori e le persone che si prendono cura dei bambini nel conciliare lavoro e responsabilità di cura.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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