In un Paese che accelera verso la trasformazione digitale, il livello di competenze digitali dei cittadini rappresenta un elemento cruciale per sostenere la crescita economica, la competitività e, soprattutto, la piena partecipazione alla vita sociale. Non si tratta di saper utilizzare strumenti di base, ma di essere in grado di muoversi con consapevolezza in un ambiente sempre più governato da tecnologie complesse e servizi online avanzati.
Gli ultimi dati Eurostat mostrano che, sebbene l’Italia abbia registrato alcuni progressi, il Paese continua infatti a evidenziare un divario significativo nelle competenze digitali della popolazione. Di fronte a questo scenario, si impone una domanda decisiva: quali interventi possono realmente accelerare lo sviluppo delle competenze digitali di tutti?
I DATI EUROSTAT
Gli ultimi dati Eurostat sull’educazione digitale degli italiani parlano chiaro: solo la metà della popolazione possiede competenze digitali di livello base o avanzato (54,3%) (Figura 1). Se da un lato questo dato conferma che l’Italia continua a collocarsi al di sotto della media europea (60,4%), dall’altro emerge un elemento incoraggiante. Infatti, rispetto al 2023, si registra un incremento di circa nove punti percentuali nel livello complessivo delle competenze digitali, un segnale che indica un significativo miglioramento nella capacità dei cittadini di utilizzare strumenti e servizi digitali.
Figura 1: Individui con competenze digitali di base o superiori, paesi UE 2023-2025 (%)
Fonte: Eurostat, 2025
Nello specifico, rispetto al 2023, si registra un incremento di circa il nove punti percentuali della quota di cittadini con competenze digitali avanzate (Figura 2). Un risultato che rappresenta un passo in avanti per il Paese, fondamentale nell’attuale fase di trasformazione digitale: più persone in grado di utilizzare in autonomia strumenti complessi, gestire impostazioni di sicurezza e interagire con servizi, significa rendere più competitivo l’intero sistema Paese.
Figura 2: Individui con competenze digitali superiori, Italia-media UE 2023-2025 (%)
Fonte: Eurostat, 2025
In contrasto con il dato registrato, il confronto tra il livello delle competenze digitali degli italiani e la media dell’Unione europea per il 2025 mette in luce un quadro generale ancora critico (Figura 3). L’Italia continua infatti a presentare valori inferiori nelle competenze di base e valori superiori inerenti alle competenze scarse, limitate o nulle: in queste categorie la quota di cittadini italiani supera ancora la media UE.
Figura 3: Livello delle competenze digitali degli individui, Italia-media UE 2025(%)
Fonte: elaborazioni I-Com su dati Eurostat, 2025
L’INDAGINE I-COM
Il nuovo Rapporto Futur#Lab, pubblicato lo scorso gennaio dall’Istituto per la Competitività (I‑Com) insieme a Join Group Business Advisory, presenta anche i risultati dello studio I‑Com sulle competenze digitali dei cittadini italiani. L’indagine è stata condotta tra luglio 2025 e gennaio 2026 su un campione di 433 individui maggiorenni residenti sul territorio nazionale, con il supporto delle principali associazioni dei consumatori, tra cui Adiconsum, Cittadinanzattiva, Codacons, Federconsumatori, Konsumer, Movimento Difesa del Cittadino e U.Di.Con.
Anche dai risultati di questa indagine è stato possibile osservare come il 33% dei 433 rispondenti si dichiara “molto competente” in materia digitale (in linea con il dato Eurostat). È interessante notare invece come ben il 60% dei rispondenti si ritenga “abbastanza competente”, solamente il 7% degli intervistati si ritiene “poco competente” (es. sa inviare email e messaggi online, ma non riesce a installare nuove app o a gestire impostazioni in autonomia), mentre nessun rispondente si ritiene “per nulla competente” (es. non riesce a inviare email o usare app di messagistica in autonomia) (Figura 4).
Figura 4: Autovalutazione delle competenze digitali 2025 (%)
Fonte: Indagine I-Com
Un altro aspetto rilevante riguarda le fonti e i canali che i cittadini utilizzano per raccogliere informazioni o imparare qualcosa di nuovo legato al mondo digitale (Figura 5). Dalle risposte emerge che l’apprendimento legato al mondo digitale avviene prevalentemente in modo autonomo e informale: la maggior parte dei rispondenti preferisce apprendere in completa autonomia (58%) oppure richiedendo supporto ai familiari, amici o colleghi (43%). Risulta considerevole anche il ricorso a contenuti video, audio o testo sui social network (29%), articoli o guide di approfondimento online (27%) e strumenti di intelligenza artificiale (25%). Sebbene questo approccio favorisca una più ampia diffusione delle conoscenze, contribuisce ad alimentare il divario digitale e a generare livelli di preparazione molto disomogenei, esponendo inoltre i cittadini a una maggiore probabilità di assimilare informazioni incomplete o non verificate.
Figura 5: Le fonti e i canali per imparare qualcosa di nuovo sul digitale 2025 (%)
Fonte: Indagine I-Com
Fondamentale risulta quindi il ruolo delle istituzioni nel migliorare le competenze digitali di tutti cittadini. Alla domanda “Cosa pensi le istituzioni debbano fare per migliorare le competenze digitali dei cittadini?” gran parte dei rispondenti ritiene che le istituzioni dovrebbero essere orientate maggiormente su interventi su larga scala: come le campagne di informazione a livello nazionale (42%), corsi offerti gratuitamente dalle università pubbliche (41%) o tutorial online (32%). Una quota rilevante chiede che questi interventi si rivedano in obblighi di formazione a carico delle imprese datoriali (27%) o anche in programmi RAI nell’ambito del servizio pubblico (24%). Infine, più rispondenti nella voce “Altro” segnalano l’educazione digitale sin dalla scuola primaria e l’erogazione di corsi di formazione da parte delle associazioni dei consumatori.
Figura 6:Il ruolo delle istituzioni per migliorare le competenze digitali dei cittadini 2025 (%)
Fonte: Indagine I-Com
CONCLUSIONI
Il tema delle competenze digitali dei cittadini si riconferma centrale per l’Italia: la sfida, oggi più che mai, consiste nel trasformare i segnali positivi emersi negli ultimi anni in un percorso stabile e capace di coinvolgere tutta la popolazione. Lo scenario attuale evidenzia una frattura netta: da un lato, un numero crescente di cittadini che padroneggiano strumenti avanzati; dall’altro, una quota significativa di italiani con capacità limitate. Il risultato è un Paese diviso, in cui eccellenze e fragilità convivono e rischiano di accentuare ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche. Per superare questa distanza è necessario investire con continuità in formazione, inclusione digitale, rafforzare i percorsi scolastici e promuovere iniziative pubbliche e private più coordinate. Solo così sarà possibile garantire un futuro in cui nessuno rimanga escluso dalle opportunità economiche, culturali e civili che il digitale è in grado di offrire.




