L’intelligenza artificiale generativa non è più soltanto una tecnologia emergente o un tema riservato agli esperti del settore digitale, il suo utilizzo sta diventando una vera e propria abitudine quotidiana. Scrivere testi con ChatGPT, creare immagini con Midjourney o DALL-E, generare codice con Copilot, interrogare Gemini o altri assistenti basati su IA sono attività che stanno entrando nella vita di un numero sempre maggiore di studenti, professionisti e cittadini comuni. La diffusione di questi strumenti è difatti favorita anche dalla loro accessibilità: basta una connessione internet, uno smartphone o un computer per entrare in contatto con applicazioni che, fino a pochi anni fa, sembravano appartenere a un futuro lontano.

Proprio per questo motivo il DESI (Digital Economy and Society Indicators), il quadro di indicatori utilizzato dalla Commissione europea per monitorare il livello di digitalizzazione dell’Unione europea, per la prima volta riporta l’indicatore dedicato all’utilizzo dell’IA generativa, pensato per misurare quanto strumenti come ChatGPT, Copilot, Gemini, LLaMA, Midjourney, DALL-E o Mistral siano effettivamente utilizzati per creare contenuti, come testi, immagini, codice o video.

L’inserimento di questo indicatore rappresenta un passaggio significativo: l’IA generativa non viene più considerata soltanto una tecnologia emergente, ma un elemento concreto della vita digitale quotidiana e misurarne l’utilizzo permette quindi di capire dove esistono ancora resistenze o divari nelle competenze digitali.

CITTADINI EUROPEI E L’UTILIZZO DELL’IA GENERATIVA 

Secondo i dati del Digital Decade Eurobarometer Report, il 39% dei cittadini dell’Unione europea considera le tecnologie di intelligenza artificiale e automazione tra quelle che avranno l’impatto più positivo nei prossimi dieci anni e, di conseguenza, l’IA non viene più vista soltanto come uno strumento utile per le imprese o per il mondo della ricerca ma come una tecnologia destinata a incidere in modo significativo sulla vita quotidiana.

Non sorprende, quindi, che la stessa indagine riporta in Europa un aumento dell’uso degli strumenti di IA generativa. Alla domanda su come sia cambiato, nell’ultimo anno, l’utilizzo di questi strumenti per motivi personali, formativi o professionali, quasi sette intervistati su dieci dichiarano di averne aumentato l’uso (Fig. 1). In particolare, ben il 39% afferma che un lieve aumento dell’utilizzo e il 30% segnala un forte aumento.

Fonte: Digital Decade Eurobarometer Report, 2026

Lo stesso Report, inoltre, evidenzia come circa quattro cittadini dell’UE su dieci utilizzano strumenti di IA generativa almeno una volta alla settimana nella vita privata e sul lavoro (Fig.2). Tuttavia, per quanto riguarda la vita privata, il 41% degli europei dichiara di non utilizzare mai strumenti di IA generativa, mentre il 15% riferisce di usarli meno di una volta alla settimana. Tra gli utenti più abituali, invece, il 12% afferma di servirsene più volte al giorno, l’8% una volta al giorno, il 16% diverse volte alla settimana e il 7% una volta alla settimana.

Un andamento simile emerge anche nell’ambito del lavoro e dello studio. In questo caso metà degli intervistati, pari al 50%, dichiara di non utilizzare mai l’IA generativa per finalità professionali o formative. Tra coloro che la utilizzano, il 13% la usa più volte al giorno, il 7% una volta al giorno, il 13% più volte alla settimana, il 6% una volta alla settimana e il 10% meno di una volta alla settimana.

Fonte: Digital Decade Eurobarometer Report, 2026

Inoltre, l’indagine evidenzia come l’utilizzo dell’IA generativa non è uniforme tra tutti i gruppi sociali. Gli uomini risultano leggermente più propensi delle donne a utilizzare questi strumenti: il 63% contro il 55%. Le differenze più marcate riguardano senza dubbio l’età, l’87% degli intervistati tra i 15 e i 24 anni dichiara di utilizzare l’IA generativa nella sfera personale, mentre la quota scende drasticamente al 34% tra le persone di 55 anni o più. Gli studenti poi rappresentano il gruppo che utilizza maggiormente l’IA generativa nella vita privata, con una quota pari all’88%, all’opposto i pensionati sono il gruppo meno propenso a farne uso con il 26%.

Ulteriormente, coloro che dichiarano di non avere quasi mai o mai difficoltà economiche sono più propensi a utilizzare l’IA generativa nella propria vita privata, con una percentuale del 60%, rispetto al 49% tra coloro che affrontano difficoltà economiche. Un altro elemento interessante riguarda il fatto che chi considera importante la politica digitale dell’Unione europea mostra un livello di utilizzo più elevato, pari al 67%, contro il 35% registrato tra chi non attribuisce particolare importanza a questo ambito.

Tuttavia, i cittadini europei riportano ancora delle preoccupazioni per l’utilizzo di questa tecnologia (Fig.3). Il principale ostacolo riguarda la privacy e la protezione dei dati, citato dal 39% degli intervistati. Subito dopo si collocano i timori legati all’accuratezza delle informazioni e al rischio di contenuti errati, segnalati dal 36% dei rispondenti. Difatti l’IA generativa può produrre risposte convincenti dal punto di vista linguistico, ma non sempre corrette e per questo motivo è fondamentale sviluppare competenze critiche, verificare le fonti e non considerare automaticamente affidabile ogni contenuto generato.

Un altro nodo centrale riguarda la dimensione etica: il 32% degli intervistati esprime timori legati a un possibile uso improprio degli strumenti di IA generativa. Seguono le preoccupazioni per le potenziali perdite di posti di lavoro, indicate dal 28%, e la mancanza di formazione o competenze adeguate, citata dal 27%. È significativo anche il fatto che il 25% dichiari di non vedere la necessità di usare strumenti di IA generativa, suggerendo, che per una quota rilevante della popolazione, l’IA non sia percepita come uno strumento utile o indispensabile nella vita quotidiana.

Fonte: Digital Decade Eurobarometer Report, 2026

COSA DICONO I NUOVI DATI EUROPEI DESI 2026

Pur tra timori legati a privacy, affidabilità e competenze, i dati ufficiali europei DESI 2026 confermano la crescente presenza dell’intelligenza artificiale generativa nella vita digitale degli europei.

I numeri inoltre confermano un’Europa a più velocità nell’adozione dell’IA generativa. I livelli più elevati di utilizzo per tutti gli scopi si registrano in Danimarca (48%), seguita da Estonia (47%), Malta e Finlandia, entrambe al 46% (Fig. 4). Al contrario, l’adozione resta più contenuta in diversi Paesi dell’Europa orientale e meridionale: Polonia e Bulgaria si fermano al 23%, mentre l’Italia, con il 20%, si colloca tra gli ultimi Stati membri dell’Unione europea.

Il dato italiano è particolarmente rilevante perché mostra un ritardo significativo che può dipendere da diversi fattori, come la minore familiarità con gli strumenti digitali avanzati, i livelli più bassi di fiducia verso l’intelligenza artificiale, i timori legati alla privacy o all’affidabilità delle risposte, ma anche una percezione ancora debole dell’utilità concreta di questi strumenti.

Fonte: Commissione Europea, DESI 2026

Nello specifico, in Europa l’utilizzo dell’IA generativa per finalità lavorative risulta più diffuso rispetto a quello legato all’educazione formale (Fig.5). La media UE si attesta infatti intorno al 15% per il lavoro e al 10% per l’istruzione, indicando che imprese e lavoratori stiano sperimentando l’IA generativa più rapidamente rispetto a scuole, università e percorsi di formazione formale.

Per l’uso lavorativo, in testa si colloca Malta con quasi il 30%, seguita da Danimarca, Paesi Bassi, Estonia, Finlandia e Lussemburgo, tutti con valori compresi tra circa il 25% e il 27%. Per quanto riguarda invece l’educazione formale, Svezia e Malta registrano i valori più elevati, intorno al 20-21%, seguite da Paesi come Danimarca, Estonia, Portogallo, Austria e Cipro, dove l’utilizzo educativo appare comunque superiore alla media europea.

Il caso della Svezia è particolarmente significativo, perché mostra un equilibrio quasi perfetto tra uso lavorativo e uso educativo. Mentre l’Italia registra circa l’8% di utilizzo per scopi lavorativi e il 6% per l’educazione formale, confermando un ritardo nell’integrazione dell’IA generativa sia nei luoghi di lavoro sia nei percorsi educativi.

Fonte: Commissione Europea, DESI 2026

Anche i dati sull’uso privato dell’IA generativa evidenziano differenze molto ampie (Fig.6): la media UE si attesta al 25%, ma il divario tra gli Stati membri è notevole: si passa dal 43% di Cipro, primo Paese in classifica, al 13% dell’Italia che registra il valore più basso rafforzando così l’idea che nel nostro Paese l’IA generativa sia ancora poco presente nelle abitudini quotidiane.

Fonte:Commissione Europea, DESI 2026

CONCLUSIONI

Nel complesso, l’adozione dell’IA generativa nella vita privata procede più rapidamente rispetto alla sua integrazione strutturata nei sistemi produttivi ed educativi. L’uso personale appare infatti meno vincolato da regole organizzative, protocolli aziendali o linee guida scolastiche e universitarie.

Questo favorisce una sperimentazione più libera e immediata, ma pone anche il tema della consapevolezza: utilizzare strumenti di IA nella vita quotidiana richiede competenze critiche, attenzione alla privacy e capacità di valutare l’affidabilità delle risposte generate. L’IA generativa può semplificare molte attività, aumentare la produttività e rendere più accessibili conoscenze e servizi, tuttavia, senza formazione adeguata, rischia anche di produrre nuove disuguaglianze tra chi sa usarla in modo efficace e chi ne resta escluso.

Per l’Italia, i dati DESI 2026 rappresentano un segnale da non sottovalutare: il ritardo rispetto alla media europea indica la necessità di investire maggiormente in alfabetizzazione digitale e fiducia tecnologica.

L’intelligenza artificiale generativa è dunque ormai una nuova abitudine digitale per una parte crescente della popolazione europea e la sfida dei prossimi anni sarà fare in modo che questa abitudine risulti consapevole, accessibile e sicura per tutti.

Junior Researcher presso l’Istituto per la Competitività (I-Com). Dopo la laurea triennale in "Scienze Statistiche" presso l'Università La Sapienza, ha conseguito con lode la laurea magistrale in "Global Development" presso l'Università degli Studi Roma Tre.