- Presentato lo studio “ASPETTANDO IL DIGITAL NETWORKS ACT. Lo sviluppo delle infrastrutture digitali in Europa e in Italia” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito del progetto Futur#Lab, con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre.
- Il settore delle telecomunicazioni è attraversato da un’evoluzione strutturale: gli operatori stanno progressivamente adottando il modello TechCo, ampliando la propria offerta verso servizi digitali avanzati, soluzioni cloud, applicazioni di intelligenza artificiale e competenze software. A livello globale, circa il 75% delle telco ha già intrapreso questo percorso di trasformazione.
- IA e cloud computing si confermano elementi chiave per la competitività del comparto. In Europa, il 27% delle imprese TLC utilizza già tecnologie di IA, mentre una quota ben più ampia, pari al 65%, ricorre a servizi di cloud computing.
- Nel 2024 i ricavi del mercato mobile restano concentrati nei principali Paesi europei. In questo contesto, l’Italia mantiene la terza posizione nell’UE con ricavi pari a 9,6 miliardi di euro, mentre gli investimenti dedicati al 5G raggiungono i 599 milioni di euro.
- A livello nazionale, le imprese del settore riconoscono un ruolo centrale agli strumenti di sostegno pubblico – come incentivi, agevolazioni e finanziamenti – ritenuti dal 71% degli operatori essenziali per supportare i processi di digitalizzazione.
- Il percorso di definizione del Digital Networks Act si sta rivelando sempre più articolato, a causa di divergenze tra gli Stati membri su temi strategici, tra cui la gestione dello spettro frequenziale, il copper switch-off, l’impostazione della regolazione e il rapporto tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme OTT.
- Sul fronte delle infrastrutture, i dati sulla copertura VHCN collocano l’Italia al quartultimo posto in Europa, con una copertura pari al 70,7%. Dall’ultima mappatura Infratel non emergono piani degli operatori per una copertura nazionale in 5G standalone nel periodo 2024-2026.
Roma, 15 gennaio 2026 – Il settore delle telecomunicazioni è nel pieno di una trasformazione strutturale. Il modello tradizionale, fondato su costruzione e gestione delle reti e su servizi di connettività sempre più commoditizzati, mostra segnali di insostenibilità: ricavi globali stagnanti ma con costi operativi elevati e investimenti in 5G, fibra e IT in costante crescita. In questo scenario, intelligenza artificiale e cloud computing emergono come i due pilastri della transizione delle Telco verso il nuovo paradigma TechCo, ossia operatori che integrano servizi digitali avanzati, piattaforme cloud, intelligenza artificiale e capacità software. Una survey globale conferma la direzione di marcia: il 75% degli operatori ha già avviato il percorso TechCo, ma molti restano in fase pilota e persistono ostacoli legati a risorse, tecnologia e partnership.
È quanto emerge dallo studio dal titolo “ASPETTANDO IL DIGITAL NETWORKS ACT. Lo sviluppo delle infrastrutture digitali in Europa e in Italia” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito di Futur#Lab, progetto svolto con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre, presentato presso la sede I-Com nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle aziende.
L’IA è ormai un imperativo strategico per l’industria: il 54% dei dirigenti Telco prevede un impatto significativo sui ricavi entro i prossimi tre anni e l’84% sostiene fortemente l’aumento degli investimenti in IA. I primi ambiti di adozione riguardano l’ottimizzazione delle reti 5G, l’automazione operativa e la personalizzazione dei servizi. Il cloud è la base tecnologica della TechCo e permette scalabilità, automazione, programmabilità di rete e distribuzione efficiente dei modelli AI. La spesa globale delle Telco in infrastrutture cloud è prevista in aumento da 17,4 a 24,8 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030, anche se oggi solo una minoranza degli operatori dispone di architetture pienamente cloud-native.
Nel contesto europeo, IA e cloud computing sono centrali per la competitività digitale. Gli investimenti in IA risultano in significativa crescita con Germania, Italia, Grecia e Francia superano 1 miliardo di euro, mentre il 27% delle imprese del settore ha adottato almeno una tecnologia di IA. Sul fronte cloud, questo viene utilizzato dal 65% delle imprese europee, con una domanda orientata prevalentemente verso servizi avanzati.
Dal 2023 il consumo di dati in Europa è tornato a crescere, con un incremento particolarmente significativo del traffico mobile trainato dal 5G. Tuttavia, permangono differenze tra paesi: la copertura 5G vede la Danimarca all’83%, mentre l’Italia è al 58% (sopra la media UE del 52%). Ancora limitato, invece, il 5G standalone: 1,9% in Europa e 0,1% in Italia.
In termini di ricavi del mercato mobile, la concentrazione resta elevata: Germania 19,6 miliardi, Francia 14,7 miliardi, Italia 9,6 miliardi, terzo mercato UE davanti alla Spagna. Sul piano degli investimenti 5G, nel 2024, Francia e Germania guidano con valori superiori a 1,7 miliardi di euro, seguite dalla Spagna con oltre 1,4 miliardi. L’Italia è quarta con 599 milioni di euro, confermandosi tra i paesi più attivi nel potenziamento infrastrutturale.
Per il biennio 2025-2026 le telco in Italia programmano un incremento marcato degli investimenti, soprattutto in cybersecurity (77%), formazione informatica (65%) e tecnologie di IA (dal 19% al 44%). È forte l’attenzione agli strumenti pubblici di sostegno, in particolare incentivi, agevolazioni e finanziamenti, indicati dal 71% delle telco come fattori decisivi per sostenere i processi di digitalizzazione. Al tempo stesso, cresce anche l’urgenza sulle competenze con il 66% che considera prioritario l’aggiornamento delle skill e il 54% che segnala la necessità di nuove figure specializzate.
Sul piano regolatorio, l’iter di definizione della proposta di Digital Networks Act sta diventando sempre più complesso e tortuoso, attesa inizialmente il 15 dicembre e ora prevista per il 20 gennaio 2026. Nel dibattito emergono posizioni divergenti su alcune tematiche di rilevanza cruciale per gli Stati membri come la gestione dello spettro frequenziale, cui si aggiungono frizioni su copper switch-off, sull’approccio alla regolamentazione e al rapporto tra telco e OTT.
Sulle reti fisse, l’Italia presenta una copertura NGA al 98,8% con cui si posiziona al sesto posto in UE, ma sulla VHCN si colloca al quartultimo posto con 70,7%, sotto le altre grandi economie. Sul 5G, gli operatori italiani dichiarano una copertura 99,5% (sia standalone che non-standalone), il quinto valore più alto a livello europeo. Inoltre, la percentuale di popolazione coperta dalla rete 5G in Italia risulti sensibilmente superiore sia alla media europea (94,3%) che rispetto alle altre principali economie UE come Germania (99,1%) e Francia (94,3%). La Penisola spicca anche per il numero di stazioni radio base 5G operative, raggiungendo un totale di 30.546 (quarto valore più alto in UE). Tuttavia, dall’ultima mappatura Infratel non emerge nessuna volontà da parte degli operatori di coprire il territorio nazionale in 5G SA nel triennio 2024-2026.




