Il 17 luglio 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (EU Emissions Trading System, ETS), il mercato che dal 2005 determina il prezzo alle emissioni di CO₂ in Europa. L’obiettivo della proposta è garantire che il sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (EU ETS) continui a sostenere il raggiungimento della neutralità carbonica dell’intera economia entro il 2050, in modo tecnologicamente neutro ed economicamente efficiente.
L’EMISSIONS TRADING SYSTEM
L’ETS rappresenta da oltre vent’anni il principale strumento dell’Unione europea per ridurre le emissioni di gas serra attraverso meccanismi di mercato. Il sistema si fonda sul principio del cap-and-trade: viene fissato un tetto massimo (cap) alle emissioni complessive dei settori interessati e le imprese ricevono o acquistano quote di emissione (allowances), che possono successivamente scambiarsi sul mercato. Chi emette meno del previsto può vendere le quote inutilizzate; chi supera la propria quota allocata deve invece acquistarne di ulteriori. In questo modo, il prezzo della CO₂ diventa un incentivo economico a investire in efficienza energetica, elettrificazione e tecnologie a basse emissioni.
Attualmente l’ETS copre circa il 40% delle emissioni di gas serra dell’Unione europea, includendo produzione elettrica, industrie energivore, trasporto aereo intraeuropeo e trasporto marittimo, mentre un secondo sistema (ETS2) entrerà progressivamente in vigore per edifici, trasporto stradale e altri combustibili. Dalla sua introduzione il tetto alle emissioni viene abbassato progressivamente secondo il coefficiente di riduzione lineare (Linear Reduction Factor, LRF), rendendo ogni anno più limitata la disponibilità di quote e aumentando l’incentivo economico alla decarbonizzazione.
Dal 2013 l’ETS ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, di cui circa il 75% destinato agli Stati membri, mentre il valore complessivo delle quote assegnate gratuitamente alle imprese è stimato in 255 miliardi di euro. Secondo la Commissione, il sistema ha contribuito a una significativa riduzione delle emissioni nei settori regolati: rispetto al 2005, le emissioni delle attività incluse nell’ETS si sono ridotte di oltre il 50%, mentre l’economia europea ha continuato a crescere. Nel settore elettrico e della produzione di calore le emissioni sono diminuite del 58% rispetto al 1990 a fronte di un incremento della capacità installata del 24%, riflettendo la progressiva diffusione delle fonti rinnovabili e dell’elettrificazione.
Tuttavia, sebbene dal 2023 gli Stati membri siano tenuti a destinare integralmente i proventi delle aste a finalità climatiche ed energetiche, la trasparenza e l’efficacia della riallocazione delle risorse risultano ancora limitate. In particolare, solo il 5% circa delle entrate finanzia direttamente la decarbonizzazione dei settori industriali ad alta intensità energetica come acciaio, chimica e fertilizzanti, che nel loro complesso rappresentano circa il 47% delle emissioni coperte dall’ETS.
Figura 1: Evoluzione delle quote allocate con l’ETS rispetto alle emissioni in UE (2013 – 2025)

LA RIFORMA PROPOSTA DALLA COMMISSIONE
L’obiettivo della revisione è duplice: mantenere il sistema coerente con il target climatico europeo di riduzione del 90% delle emissioni nette entro il 2040 e, allo stesso tempo, rispondere alle crescenti preoccupazioni dell’industria europea riguardo agli elevati costi energetici, alla volatilità del prezzo della CO₂ e alla perdita di competitività internazionale.
Uno degli interventi più significativi riguarda la traiettoria di riduzione del tetto alle emissioni dopo il 2030, con l’obiettivo da un lato di contenere la pressione sui prezzi della CO₂ e offrire maggiore prevedibilità al mercato; dall’altro, di preservare un segnale di prezzo sufficientemente forte da incentivare gli investimenti nella decarbonizzazione. In concreto, il fattore di riduzione lineare delle quote vedrebbe una diminuzione dal 4,4% attuale al 3,7% annuo nel periodo 2031-2035 e ridotto all’1,7% dal 2036 grazie alla possibilità di ricorrere a crediti internazionali di elevata qualità: l’obiettivo di riduzione delle emissioni nette sarebbe quindi abbassato all’85% tra il 2036 e il 2040. Qualora tali crediti non fossero disponibili in misura adeguata, il fattore di riduzione tornerebbe automaticamente al 2,7% dal 2036, riallineando il sistema ETS a una riduzione domestica del 90% entro il 2040.
Accanto alla revisione del LRF, la proposta interviene inoltre sulla Market Stability Reserve (MSR), il meccanismo che regola la quantità di quote effettivamente disponibili sul mercato. Dal 2028 il tasso di assorbimento delle quote in eccesso sarà ridotto dal 24% al 12%, evitando un’eccessiva contrazione dell’offerta in una fase in cui il cap diventerà sempre più stringente. La riforma punta a rendere il mercato più liquido e meno soggetto a oscillazioni improvvise dei prezzi, limitando rialzi eccessivi e imprevedibili del prezzo della CO₂, e garantendo maggiore prevedibilità alle imprese senza indebolire il segnale economico a favore degli investimenti nella decarbonizzazione.
Un terzo elemento riguarda l’integrazione dei carbon removals permanenti. La proposta introduce nel sistema le rimozioni permanenti di CO₂ (come la cattura diretta dall’aria), aumentando il tetto di emissioni in misura corrispondente ai crediti derivanti da rimozioni permanenti di CO₂ acquistate direttamente dalla Commissione: si tratterebbe di uno spazio di emissione aggiuntivo per i settori più difficili da decarbonizzare.
Particolare attenzione viene dedicata anche alle quote gratuite (free allocation): l’assegnazione gratuita di quote alle imprese esposte alla concorrenza internazionale viene estesa oltre il 2030, ma viene subordinata alla presentazione e all’effettiva realizzazione di piani di investimento per la decarbonizzazione all’interno dell’Unione europea. In questo modo il sostegno pubblico viene progressivamente trasformato in uno strumento che premia gli investimenti industriali domestici, minimizzando il rischio di rilocalizzazione produttiva (carbon leakage).
LA RICERCA DELL’EQUILIBRIO
La proposta ha riacceso il dibattito sul bilanciamento tra ambizione climatica e competitività industriale. Dal punto di vista ambientale, il rallentamento della riduzione delle quote e il prolungamento delle assegnazioni gratuite rischiano di attenuare il segnale di prezzo della CO₂, riducendo gli incentivi a investire rapidamente nelle tecnologie a basse emissioni. Secondo le organizzazioni ambientaliste, la maggiore flessibilità concessa ai settori energivori potrebbe rallentare la riduzione delle emissioni nel periodo 2036-2040. La Commissione sostiene invece che la nuova traiettoria rimanga compatibile con il target del 2040, grazie al ricorso ai crediti da rimozioni permanenti di carbonio e al rafforzamento degli strumenti di finanziamento per la decarbonizzazione industriale.
Dal lato delle imprese la revisione rappresenta invece un tentativo di ridurre l’incertezza derivante da prezzi della CO₂ elevati e volatili, considerati un fattore che, insieme agli alti costi energetici e alla concorrenza internazionale, penalizza gli investimenti produttivi in Europa. Le modifiche al LRF e alla MSR, il prolungamento delle quote gratuite e il potenziamento dei fondi europei rispondono a questa esigenza, pur subordinando il sostegno pubblico a impegni concreti di investimento. La riforma segna così un’evoluzione dell’ETS: da strumento di carbon pricing a leva sempre più orientata anche alla politica industriale, nel tentativo di conciliare efficacia climatica e competitività economica.





