Innovazione, I-Com: “Emilia-Romagna prima regione italiana. Restano forti i divari territoriali e solo cinque Regioni hanno una strategia sull’IA”
- Il nuovo “Transatlantic Subnational Innovation Competitiveness Index 3.0”, realizzato da 11 think tank della Global Trade and Innovation Policy Alliance (GTIPA), analizza la competitività e la capacità di innovazione di 213 regioni in 13 Paesi attraverso 14 indicatori.
- Massachusetts, California e Delaware guidano la classifica internazionale. In Europa spiccano la Greater Metropolitan Region svedese, al 6° posto, e il Baden-Württemberg, all’8°.
- L’Emilia-Romagna (44ª) guida la classifica italiana, davanti a Lombardia (61ª), Lazio (65ª), Piemonte (71ª) e Friuli-Venezia Giulia (79ª). In fondo alla graduatoria nazionale Calabria (153ª), Sicilia (141ª), Sardegna (139ª), Puglia (138ª) e Basilicata (135ª).
- Tra i punti di forza italiani l’export high-tech e alcuni ecosistemi regionali di ricerca. Restano invece criticità sul fronte degli investimenti in R&S, del venture capital, del capitale umano e dell’attrazione di talenti. Solo Puglia, Calabria, Sardegna, Toscana e Veneto dispongono attualmente di una strategia o iniziativa legislativa regionale riconoscibile sull’intelligenza artificiale.
Gli ecosistemi regionali dell’innovazione assumono un ruolo sempre più decisivo per la competitività delle economie avanzate. E, se gli Stati Uniti continuano a occupare le prime posizioni a livello internazionale, l’Europa presenta diversi poli di eccellenza, accompagnati però da significative differenze territoriali. In Italia, in particolare, convivono importanti asset industriali e scientifici con divari regionali e debolezze strutturali che limitano il pieno potenziale innovativo del Paese.
È quanto emerge dalla terza edizione del “Transatlantic Subnational Innovation Competitiveness Index 3.0”, realizzato da 11 think tank membri della Global Trade and Innovation Policy Alliance (GTIPA), alla cui elaborazione ha contribuito anche I-Com – Istituto per la Competitività, presieduto dall’economista Stefano da Empoli. Lo studio, i cui risultati saranno presentati e discussi venerdì 11 settembre presso il Main Campus dell’Università di Varsavia, in occasione del GTIPA Summit 2026, confronta 213 regioni di 13 Paesi – Albania, Austria, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Macedonia del Nord, Polonia, Serbia, Svezia e Stati Uniti – attraverso indicatori relativi a economia della conoscenza, globalizzazione e capacità di innovazione. Per la prima volta, il rapporto prende inoltre in esame la preparazione regionale all’intelligenza artificiale.
Gli Stati Uniti guidano la classifica, ma l’Europa piazza tre regioni nella top 10
A dominare la graduatoria sono gli Stati Uniti, che occupano sette delle prime dieci posizioni. Il Massachusetts, con un punteggio complessivo di 95,2, si conferma il territorio più competitivo sul fronte dell’innovazione, seguito da California e Delaware. Tra le regioni europee, la migliore performance è quella della Greater Metropolitan Region svedese, 6ª, seguita dal Baden-Württemberg, 8°, e da West Sweden, 10ª.
La classifica evidenzia ancora una volta quanto la presenza di grandi poli urbani, università, centri di ricerca, imprese innovative e industrie avanzate contribuisca alla competitività dei territori. Allo stesso tempo, il rapporto mette in luce forti differenze anche all’interno dei singoli Paesi, confermando la necessità di politiche di innovazione in grado di tenere conto delle specificità regionali.
Emilia-Romagna prima in Italia, seguita da Lombardia e Lazio
Tra le regioni italiane la migliore performance è registrata dall’Emilia-Romagna, che si colloca al 44° posto su 213, con un punteggio complessivo di 47,5. Seguono la Lombardia, 61ª, il Lazio, 65°, il Piemonte, 71°, e il Friuli-Venezia Giulia, 79°. Veneto, Toscana, Liguria e Trentino si posizionano rispettivamente all’83°, 87°, 88° e 90° posto.
Più indietro Marche (101ª), Abruzzo (104°), Umbria (108ª) e Campania (122ª). Chiudono la graduatoria italiana Basilicata (135ª), Puglia (138ª), Sardegna (139ª), Sicilia (141ª) e Calabria (153ª). Il quadro conferma dunque la persistenza di ampi divari territoriali nella capacità delle regioni italiane di trasformare capitale umano, investimenti e struttura produttiva in innovazione.
Export high-tech tra i punti di forza, ma l’Italia deve investire di più in ricerca
Sul fronte della globalizzazione, diverse regioni italiane mostrano una significativa capacità di competere sui mercati internazionali. Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte registrano infatti esportazioni di prodotti ad alta tecnologia pari ad almeno il 9% del PIL regionale.
Più problematico il quadro relativo agli investimenti in ricerca. Soltanto Emilia-Romagna e Piemonte registrano un’intensità di R&S leggermente superiore al 2% del PIL, mentre nelle regioni più deboli la quota si ferma poco sopra lo 0,5-0,6%. Il rapporto sottolinea quindi la necessità di aumentare gli investimenti pubblici e privati, favorire maggiormente la collaborazione tra imprese, università e organismi di ricerca e rafforzare il trasferimento tecnologico.
Anche il venture capital resta una delle principali debolezze dell’ecosistema italiano: persino in Lombardia, che dispone del mercato regionale più sviluppato, gli investimenti ricevuti rappresentano appena circa lo 0,14% del PIL. Secondo lo studio, le politiche pubbliche dovrebbero concentrarsi soprattutto sulla riduzione del rischio nelle fasi iniziali, sull’attrazione di capitale privato e sul sostegno alla crescita delle imprese innovative.
Emilia-Romagna leader nei brevetti e nel personale R&S
Ad emergere positivamente è ancora l’Emilia-Romagna, che registra oltre 229 domande internazionali di brevetto per milione di abitanti, contro meno di 15 in numerose regioni meridionali, e presenta la più alta quota italiana di personale impiegato nella ricerca e sviluppo, pari al 3,25% dell’occupazione.
Il rapporto invita tuttavia le regioni meno performanti a non cercare di replicare automaticamente i modelli dei territori leader, ma a concentrare risorse e politiche su un numero limitato di settori nei quali esistano già competenze universitarie, industriali e produttive capaci di creare una reale specializzazione competitiva.
Intelligenza artificiale, solo cinque Regioni hanno già una strategia
Una delle principali novità dell’edizione 2026 è l’introduzione di un indicatore dedicato alla AI preparedness, che valuta la presenza di politiche o strategie regionali sull’intelligenza artificiale. L’indicatore non concorre al calcolo della classifica generale, ma viene analizzato separatamente alla luce del ruolo crescente dell’IA per produttività, sviluppo e innovazione.
In Italia, soltanto Puglia, Calabria, Sardegna, Toscana e Veneto dispongono al momento di una strategia regionale o di un’iniziativa legislativa riconoscibile sull’IA. Il rapporto raccomanda alle Regioni di dotarsi di strategie coerenti con il quadro nazionale ed europeo, orientate soprattutto ad accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese e in particolare delle PMI, evitando di creare nuovi livelli di complessità normativa.
Per quanto riguarda il capitale umano, lo studio indica tra le priorità l’aumento della partecipazione all’istruzione terziaria, il contrasto all’abbandono universitario, il rafforzamento delle discipline STEM e delle competenze manageriali, nonché una maggiore capacità di trattenere laureati e attrarre studenti, ricercatori e lavoratori altamente qualificati dall’estero. Anche nelle regioni italiane più performanti, infatti, la quota di residenti nati all’estero con istruzione terziaria rimane intorno al 2%.
Un confronto globale sulle politiche per l’intelligenza artificiale
Accanto all’Index, nel corso del GTIPA Summit che si tiene a Varsavia dal 9 all’11 settembre, sarà presentato anche il rapporto “GTIPA Perspectives: Making AI Policy to Drive Innovation”, che raccoglie 32 contributi elaborati da 28 think tank in 30 Paesi per mettere a confronto politiche ed esperienze volte a favorire lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale. Dall’analisi emergono alcune priorità comuni: investimenti in infrastrutture e capacità di calcolo, ricerca e sviluppo, competenze, regolazione adattiva e diffusione dell’IA nelle imprese e nella pubblica amministrazione.
Il capitolo dedicato all’Italia, realizzato da I-Com insieme a Competere, sottolinea come il Paese possa puntare soprattutto sulla leadership nell’IA applicata all’economia reale, dalla manifattura all’agroalimentare, dalla sanità ai servizi pubblici e alle filiere strategiche. Tra le best practice analizzate figurano il supercomputer Leonardo del CINECA, la strategia nazionale per l’attrazione degli investimenti nei data center, elaborata dal MIMIT, l’accordo promosso dal competence center MADE e da AI4I per accelerare l’adozione dell’IA avvicinando ricerca e applicazioni industriali, in particolare a beneficio delle PMI, le linee guida dell’AgID sullo sviluppo e il procurement dell’IA a beneficio della PA e il progetto Reg4IA, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale insieme alle Regioni con lo scopo di favorire la sperimentazione congiunta in applicazioni IA nei settori della sanità, mobilità, monitoraggio ambientale, turismo, gestione del territorio e procedure amministrative




