Il peso della corruzione sulla sanità

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Laura GAGLIARDUCCI

Nel 2013 Transparency International ha collocato il nostro Paese al 69 posto (su 177 Stati monitorati) nella classifica sull’indice di percezione della corruzione. Abbiamo guadagnato qualche punto rispetto al 2012 ma non è un traguardo assolutamente adeguato.

In Europa siamo lontani dalle “solite” eccellenti performance nordiche – Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia – e sembra ben poco consolatorio aver superato Romania, Grecia, Bulgaria e Albania. Sulla corruzione l’Italia ha varato provvedimenti importanti nel’ultimo biennio: la legge 190 del 6 novembre 2012 di contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione e il D.lgs. n.33 del 14 marzo 2013, sul “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazione da parte delle pubbliche amministrazioni”. Il Piano Nazionale Anticorruzione, approvato nel settembre 2013 dalla Civit in attuazione della Legge 190, pone le premesse affinché tutte le amministrazioni, periferiche e centrali, diano applicazione ai contenuti della norma, a cominciare dalla nomina di un responsabile interno anti-corruzione e dal varo di un Piano triennale di prevenzione.

Restringendo il campo alla Ue per verificare quanto la corruzione pesi in termini di costi nel settore cruciale della Sanità, scopriamo che nel 2013 illegalità e frodi hanno bruciato circa il 5-6% delle risorse. A fornire la stima è questa volta l’Associazione europea per la lotta alla corruzione. Guardando nello specifico il mondo della Sanità, per l’Italia – considerando una spesa sanitaria complessiva di 110 milioni di euro annui – il costo della corruzione oscilla tra i 5 e i 6 miliardi. Nell’ambito del convegno organizzato da Age.Na.S il 3 dicembre scorso sui temi di “Trasparenza, legalità ed etica nel Servizio Sanitario Nazionale”, l’Agenzia ha raccolto attorno al proprio tavolo numerosi stakeholder. Oltre al Ministero della Salute e al Dipartimento della Funzione Pubblica, sono intervenuti Fiaso, Comuni e Regioni, la stessa Civit, ISPE (Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità), Coripe (Consortium for Research and Continuing Education in Economics). Hanno partecipato al confronto anche Avviso Pubblico, Libera e Gruppo Abele, da tempo sentinelle di legalità e del vivere civile. In particolare Libera e Gruppo Abele sono coinvolte in un progetto di verifica della trasparenza in sanità nell’ambito iniziativa “Salute: obiettivo 100%”, primo monitoraggio sullo stato di applicazione della legge 190/2012 nelle 240 aziende sanitarie italiane.

L’aggiornamento dei risultati del progetto, presentato il 28 dicembre, oltre a evidenziare che il 53% delle regioni è sotto la media nazionale in fatto di trasparenza, ha messo in luce tre priorità. Le aziende sanitarie hanno pochissimo tempo – fino al 31 gennaio 2014 – per nominare il responsabile anti-corruzione, pubblicare online il Piano triennale di prevenzione e fornire tutte le informazioni sulle tre figure apicali dell’organizzazione (Direttore Generale, Sanitario ed Amministrativo). Proprio sul Piano Triennale – obbligatorio – andrebbero concentrate le aspettative maggiori, dal momento che il documento deve anche circoscrivere le attività che più si prestano a essere oggetto di malaffare. Autorizzazioni e concessioni, scelta del contraente nell’affidamento di lavori, forniture e servizi, concessione ed erogazione di sovvenzioni e concorsi per l’assunzione del personale.

Age.na.S. aveva già sottolineato che “Nel governo della sanità esistono situazioni, dalla ricerca, alle liste d’attesa, agli accreditamenti, alle modalità di rimborso degli erogatori dei servizi, in cui, inevitabilmente, proprio perché la normativa lascia ampio spazio alla discrezionalità degli interventi, si rende strategica e doverosa la massima trasparenza”. L’accento che si pone sulla trasparenza può sembrare retorico ma è tutt’altro che scontato. E questo proprio perché in Sanità comportamenti illeciti, generando sprechi di risorse ed inefficienze, si traducono in una cattiva qualità per il cittadino-paziente, che rischia di non veder tutelato il proprio diritto alla salute. Quindi avanti tutta con l’implementazione dei Piani, l’adozione di Carte etiche e di codici di comportamento, avendo però bene in mente a non incorrere nel paradosso esemplificato dalla massima tacitiana:“Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”. Si spera quindi che non siano altre leggi a indicare alla politica e alla Sanità la strada da percorrere, ma senso civico e rispetto delle regole, scritte e non scritte.

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