Le potenzialità del Mobile health: sfruttarle sarà una sfida, ma occorre prima una programmazione sanitaria efficiente

Articolo blog
Laura GAGLIARDUCCI

Il tool kit per la realizzazione della e-health europea si va arricchendo di nuovi strumenti, sulla scia di quanto dispone l’Agenda Europea per il Digitale (maggio 2010) e secondo le indicazioni contenute nel Piano di Azione sulla Sanità Elettronica 2012-2020, del dicembre 2012. L’iniziativa più recente riguarda le applicazioni sanitarie mobili, su cui la Commissione Europea ha pubblicato un Libro Verde per avviare una consultazione – fino al 3 luglio prossimo – cui sono invitati a rispondere tutti gli stakeholder: associazioni di consumatori e di pazienti, operatori e strutture sanitarie, autorità pubbliche nazionali e regionali responsabili della programmazione sanitaria, dispositivi medici e protezione dei dati personali, compagnie assicurative e produttori di beni e servizi dell’industria high-tech. L’obiettivo è una discussione ad ampio raggio sulle barriere esistenti e sulle questioni non ancora risolte per l’implementazione delle soluzioni di mobile-health nei Paesi dell’Unione Europea, tra cui spiccano – dal lato della domanda – protezione, sicurezza dei dati personali e diritti dei consumatori e – dal lato dell’offerta ovvero sviluppatori e produttori di software – una scarsa conoscenza della normativa. Trasversalmente poi, un limite che andrebbe rimosso è l’assenza di interoperabilità tra i sistemi di assistenza sanitaria nel contesto europeo.

Eppure fonti citate dalla Commissione stimano al 2017 per il m-health a livello globale un valore di mercato pari a 17,6 miliardi di euro, di cui il 30% assorbito dai Paesi europei. Sempre entro il 2017 si prevede che 3,4 miliardi di persone saranno in possesso di uno smartphone e la metà di queste scaricherà app sanitarie. In una situazione di pieno dispiegamento delle potenzialità rappresentate da queste tecnologie, i sistemi sanitari potrebbero risparmiare 99 miliardi di euro. Di fatto sono circa 97.000 le applicazioni attualmente disponibili, di cui il 30% indirizzate ai professionisti sanitari. Una ricerca dell’IMS Health sottolinea che a causa della crescente domanda online di informazioni sulla propria salute da parte degli utenti/pazienti (più del 50% ha scaricato informazioni dalla Rete nel 2012 ) le applicazioni sanitarie mobili avranno nel prossimo futuro un ruolo sempre maggiore.

In Europa l’integrazione di questi dispositivi con le applicazioni ICT di telemedicina è fondamentale per non lasciare disperdere proprio le opportunità che il Libro Verde della Commissione prospetta per sistemi sanitari dell’Unione, alle prese con le “solite” questione dell’invecchiamento della popolazione e di una crescente pressione sui budget nazionali. Riguardo la prevenzione primaria, si pensi al miglioramento della qualità della vita collegato a un’educazione a comportamenti responsabili. L’attività di self monitoring da parte del paziente – soprattutto quello cronico, che dovrà condividere i dati con gli erogatori dei servizi e professionisti sanitari – potrebbe poi agevolare i percorsi di prevenzione secondaria. Ne beneficerebbe circolarmente il sistema nel suo complesso, con un’assistenza sanitaria più efficace e sostenibile. Lo stesso Libro Verde indica che l’uso di tablet e altri dispositivi mobili potrebbe consentire al personale medico e allo staff paramedico di risparmiare il 30% del tempo normalmente speso per accedere ai dati dei pazienti ed analizzarli (fonte PwC) . Un rafforzamento dell’empowerment del paziente è infine il terzo fattore fondamentale, perché il ricorso alle piattaforme digitali in modalità wireless implicherebbe una centralità maggiore del malato, una sua più forte motivazione nel percorso terapeutico e probabilmente più elevati livelli di compliance.

I dati diffusi dall’Osservatorio Mobile & App Economy del Politecnico di Milano rivelano per l’Italia un buon livello di espansione di questo settore, che rappresenta il 2% del PIL. Gli erogatori di servizi si stanno attivando: alcune ASL – per prima l’azienda USL 6 di Livorno – hanno sviluppato o stanno sviluppando software a servizio degli utenti, in collaborazione con grandi colossi delle telecomunicazioni e dell’informatica. I vantaggi prospettati nel Libro Verde della Commissione Europea non debbono tuttavia distogliere da obiettivi di policy più importanti, a maggior ragione in quei Paesi in cui la programmazione sanitaria nazionale fa fatica ad adeguarsi ai cambiamenti demografici, strutturali, economici in atto. Per alcuni sistemi sanitari nazionali l’uso di dispositivi avanzati d’Information & Communication technologies come le App – non certo il Fascicolo Sanitario Elettronico o altri strumenti considerati strategici e non rinviabili – potrebbe apparire quasi pleonastico, in assenza di pianificazioni strutturali e una differente allocazione di risorse tra le voci di spesa. Non è un caso che la Commissione Europea citi uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che dimostra come la ragione alla base dell’estensione delle tecnologie di m-heath nei Paesi ad alto reddito sia prevalentemente di contenimento dei costi, mentre nei Paesi in via di sviluppo sia la necessità di accesso alle cure primarie.

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