Il difficile equilibrio tra interesse a sapere e a dimenticare

La memoria di internet è quasi infallibile. Google e tutti gli altri motori di ricerca possiedono, infatti, gli strumenti per ricavare dal web tutti i dati che vi sono stati immagazzinati. L’Unione Europea, dopo le linee guida del 2002, ha rivolto la propria attenzione alla predisposizione di una normativa data protection, di cui evidentemente il diritto all’oblio è uno dei punti di maggiore rilevanza, al fine di consentire la rimozione dei dati ormai vecchi, non aggiornati o irrilevanti dai risultati dei motori di ricerca su richiesta del diretto interessato. Ebbene, dopo anni di dissertazioni di ogni genere, recentemente la Corte di Giustizia Ue, condividendo i rilievi formulati dal sig. Mario Costeja Gonzalez – il quale aveva chiesto a Google la rimozione o la modifica delle pagine in cui si dava conto di una vendita all’asta di immobili di sua proprietà organizzata nel 1998 a seguito di un pignoramento eseguito nei confronti dello stesso – ha riconosciuto una responsabilità a carico dei motori di ricerca in relazione ai dati personali che ha trattato anche qualora questi appaiano su pagine web pubblicate da terzi. Ciò in considerazione della circostanza che sarebbe il gestore del motore di ricerca a determinarne le finalità ed il trattamento. Considerato, da un lato, l’interesse dei singoli a vedere rimosse determinate notizie che li riguardano e, dall’altro, l’interesse degli utenti di internet ad avere accesso a tali informazioni,  è stato proposto dalla Corte un – difficile ma senza dubbio necessario – contemperamento dei contrapposti interessi in funzione della natura dell’informazione e del ruolo che la persona svolge all’interno del contesto sociale.

L’importanza di tale pronuncia è evidente; è stata riconosciuta con forza la necessità di tutelare i dati personali dei cittadini europei ed è stato al contempo superato il problema della localizzazione fisica dei server che gestiscono i dati in Pesi extra UE. Le implicazioni ora sono tante e molte le criticità da risolvere. Google (così come Bing), dopo le prime reazioni, ha lanciato un modulo online per formulare le richieste di rimozione che sarebbero già moltissime (6 mila dall’Italia, 14 mila dalla Francia, 12.600 dalla Germania, 8.400 dalla Gran Bretagna) e da valutarsi caso per caso operando il descritto contemperamento dei contrapposti interessi.

Per far fronte alle difficoltà emerse Google ha nominato un Comitato di esperti che sta raccogliendo pareri tecnici e procedurali e che sarà a Roma il prossimo 10 settembre per poi recarsi in altre città europee. Contemporaneamente il gruppo di lavoro G29 che rappresenta i Garanti Privacy Ue sta lavorando alla questione incontrando i rappresentanti dei motori di ricerca al fine di definire linee guida da presentare nel corso dell’autunno. Staremo dunque a vedere come sarà declinato e tradotto il diritto all’oblio e quale sarà l’equilibrio che verrà raggiunto tra l’interesse a far dimenticare e l’interesse a sapere.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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