L’Italia ed i wearable devices: pronti al decollo?!

Secondo i dati forniti dalla società di analisi Idc, nel 2013 sono stati 6,2 mln i wearable devices venduti in tutto il mondo ed entro la fine del 2014 si giungerà a quota 19,2 mln, con una straordinaria crescita del 209%. Secondo le stime compiute dalla stessa società, nel 2018 saranno consegnati 111,9 milioni di wearable devices, determinando una crescita media annua (Cagr) nel periodo 2013-2018 pari al 78,4%. Premesso che a livello generale possono essere definiti wearable devices tutti quei dispositivi indossabili con un microprocessore all’interno, la società Idc distingue tre principali categorie di prodotto e, in particolare, Complex Accessories, Smart Accessories e Smart Wearable. Per Complex Accessories si intendono quei devices – tra cui braccialetti per il fitness o per il controllo dell’attività sportiva – che raccolgono i dati autonomamente, ma per poter salvare le attività ed elaborarle, richiedono la connessione ad uno smart connected device. Gli Smart Accessories, invece, si caratterizzano per essere dispositivi in grado di installare app o software di terze parti, ma richiedono, così come i Complex Accessories, la connessione a uno smart device (gli smartwatch sono un esempio). Gli Smart Wearables, infine, sono i devices più sofisticati, in grado di collegarsi ad internet in autonomia, di installare app e  software di terze parti e di poter funzionare in piena autonomia senza la necessità di essere collegati ad altri devices (Google Glass e smartwatch dotati di SIM, appartengono a tale categoria).

Tra le ultime novità lanciate sul mercato dei wearable devices si colloca Microsoft Band, il primo wearable di Microsoft. Si tratta di un bracciale smart capace di misurare i progressi nello sport ed i parametri vitali dell’utente che avrà anche un collegamento ad un sistema cloud – Microsoft Health – su piattaforma incrociata che raccoglie tutti i dati registrati dalle app e dai devices collegati al braccialetto tramite Bluetooth. Tale dispositivo sarà inoltre in grado di fornire aggiornamenti sulla ricezione di notifiche sui social mediante un piccolo schermo che mostrerà i messaggi di testo che arrivano sul cellulare, gli alert di Facebook, disporrà di un sistema per pagare un caffè a Starbuck nonché di un sensore raggi Uv che avviserà l’utente se è necessaria una protezione dal sole. A ciò si aggiunge la disponibilità di Cortana, l’assistente vocale Microsoft in versione 8.1. Si tratta, evidentemente, di uno di quei prodotti in grado di aiutare gli utenti a gestire il proprio tempo ed i propri interessi in maniera più efficace ed efficiente semplificando lo svolgimento delle quotidiane attività. La piattaforma collegata al bracciale aiuterà, infatti, gli utenti a semplificare il tracking dei dati personali sul fitness, favorendo il controllo della salute e della forma fisica.

Anche in Italia, secondo la società Idc, il fenomeno dei wearable device è pronto a decollare. Nel 2014 si prevede, infatti, una crescita superiore al 190% rispetto al 2013, per un totale di circa 700 mila unità vendute. Nel 2018 verranno consegnati quasi 3 mln di wearable devices nel nostro Paese, con una crescita media annua nel periodo 2013-2018 pari al 67%. I ricavi cresceranno enormemente; si passerà, infatti, da 27 milioni di euro del 2013, a 450 mln di euro nel 2018, con una crescita in media del 75% l’anno. Considerata la nostra spiccata passione per i devices mobili non resta dunque che aspettare che i wearable devices, così come accadde in un passato non molto lontano per gli smartphone, diventino un vero e proprio fenomeno di massa in grado di stravolgere le nostre abitudini ed accompagnarci nello svolgimento delle quotidiane attività professionali e personali e di trainare, magari, anche lo sviluppo del settore.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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