LEA e Regioni al banco di prova della Legge di Stabilità

Entro fine novembre probabilmente si saprà qualcosa in più sull’ipotesi di nuovi tagli ai servizi, sanità per prima, ventilata dalle Regioni dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri della Legge di Stabilità per il 2015. In questi giorni, oltre all’esame in sede consultiva del testo da parte della Commissione Affari Sociali della Camera, si profila anche la convocazione di  un tavolo tecnico composto da un pool di presidenti di Regione e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio. Si dovrà tentare una convergenza su proposte che bilancino gli impegni richiesti dal Governo alle Regioni – circa 4 miliardi di euro di tagli di sistema, come li ha definiti lo stesso Del Rio – e la sostenibilità di queste richieste, ai fini del mantenimento dei livelli di essenziali delle prestazioni.

 La polemica nasce dal disposto dell’art. 35 della Legge di Stabilità, che per gli anni 2015-2018 prevede un incremento del contributo regionale alla finanza pubblica pari a 3.452 milioni di euro annui, che si vanno a sommare ai 750 milioni già richiesti nel Decreto Irpef dello scorso aprile. In più lo stesso articolo chiarisce che in assenza dell’intesa, in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni entro il 31 gennaio 2015, e nella rideterminazione delle modalità di acquisizione delle risorse da parte dello Stato, il Governo potrà considerare anche quelle “destinate al finanziamento corrente del Servizio Sanitario Nazionale”. Poi c’è l’art. 39 (di attuazione del Patto della Salute), che conferma il livello di finanziamento del FSN programmato a luglio per il 2015 e 2016. Proprio perché la voce sanità pesa per oltre il 70% sui bilanci regionali, è probabile che alle Regioni sia sembrata quanto meno incongruente questa combinazione tra conferma di finanziamento del Fondo da un lato, e richiesta di aumentare il contributo generale alla finanza pubblica, dall’altro. Da subito molti amministratori, tra cui il Presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, hanno prospettato il rischio di scelte impopolari e dolorose, riduzione nell’erogazione dei LEA sanitari o di altri servizi ai cittadini.

 Da subito l’idea di un percorso obbligato che penalizzasse in primis la sanità, è stata definita da Renzi “inaccettabile”: tra un tweet e l’altro il Presidente del Consiglio ha ribadito alle Regioni che i margini per aggredire gli sprechi ci sono e che proprio se si vuol ridurre le tasse è necessario che tutti riducano “spese e pretese”. Il tavolo tecnico che si riunirà avrà l’arduo compito di capire come identificare entrambe. Quel che è certo è che le Regioni respingono sia l’idea di un aumento della pressione fiscale, sia dei tagli orizzontali, nello stile delle vecchie manovre finanziarie. La prospettiva è quella di ridistribuire il peso del sacrificio anche a livello centrale (ministeri) e periferico, sebbene la Legge di Stabilità provveda già a decurtare fondi per alcuni importanti dicasteri. Insieme a Chiamparino, alcuni presidenti regionali hanno invocato un’estensione dei costi standard ad altri servizi e anche al comparto statale. Questa proposta rientra appunto tra le linee del “lodo Chiamparino”, che prevede anche una revisione dei fondi inutilizzati da reinvestire in edilizia sanitaria e l’utilizzo di quelli accantonati al Ministero dell’Economia.

 In ogni caso, dopo i primi irrigidimenti mostrati indistintamente dalle Regioni più e meno virtuose, è probabile che si converga su una generale logica di ragionevolezza e non contrapposizione. Per quanto riguarda la Sanità, oltre l’idea di mantenere stringente il Patto della Salute, alcuni amministratori sono consapevoli che esistono margini per una razionalizzazione della spesa. Forse sarà la linea del lodo Chiamparino a prevalere, con l’impegno delle Regioni a elaborare proposte tecniche per raggiungere l’obiettivo di risparmio attraverso misure alternative, tentando di mantenere inalterata l’erogazione dei servizi in termini di qualità. Come ovvio l’impegno dei 4 miliardi resta, e dopo i ministeri, spetterà molto alle Regioni tentare una revisione interna della spesa, cercando di dare concretezza a quell’autonomia e responsabilità di cui sono investite e che il governo non sembra aver dimenticato.

Public Affairs e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, ha lavorato come redattrice per l’agenzia Axia curando approfondimenti e articoli per i mensili Technet ed Atlante su temi di sviluppo sostenibile, responsabilità sociale d’impresa, finanza etica, terzo settore e nuove tecnologie.

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