Italia: un plauso sul fronte rinnovabili, un monito sul piano CO2

E’ stato pubblicato, lo scorso 28 ottobre, l’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), “Trends and projections in Europe”, che si basa sui dati comunicati dagli Stati Membri ai sensi del Regolamento sul meccanismo di monitoraggio e mostra i progressi compiuti, dall’Unione Europea e dai singoli Paesi, nel conseguimento dei rispettivi obiettivi in materia di clima ed energia.

A quanto pare, nonostante la recessione economica degli ultimi anni, le politiche e le misure adottate stanno mostrando i propri effetti. I risultati sono, infatti, incoraggianti: l’UE ha già ridotto le emissioni di gas serra del 19% rispetto al 1990 e, continuando con le politiche esistenti, sarà in grado di superare l’obiettivo previsto per il 2020, arrivando ad una riduzione del 21%. Stesso discorso vale per le rinnovabili, che nel 2012 ricoprivano già una quota del 14% del consumo finale di energia (un punto percentuale in più rispetto all’obiettivo intermedio fissato per il 2012). Per quanto riguarda l’efficienza energetica, i consumi di energia sia finale che primaria – sebbene in parte condizionati dalla crisi economica e dalla diffusione delle rinnovabili che, attraverso la sostituzione di impianti alimentati da combustibili meno efficienti, ha generato di per sé una riduzione di energia primaria del 3% – hanno comunque registrato tassi riduzione tali da consentire il superamento dell’obiettivo al 2020.

Discorso a parte per i singoli Stati membri, che presentano un quadro piuttosto eterogeneo. L’Italia, in questo panorama, non si posiziona male: sul fronte rinnovabili, con una quota del 13,5% di energia pulita sui consumi totali, conferma di essere sulla buona strada per il raggiungimento dell’obiettivo del 17% stabilito per il 2020. Anche sul fronte efficienza energetica, l’andamento è positivo. Per quanto riguarda, però, le emissioni di gas serra, l’Italia non tiene il passo: le emissioni si sono attestate nel 2013 a quota 278,3 milioni di tonnellate e, seguendo le politiche esistenti, sarà impossibile raggiungere l’obiettivo 2020. Tuttavia, se per l’Italia una possibilità di farcela c’è, ricorrendo a misure aggiuntive, altri Paesi, tra cui Germania e Spagna, difficilmente riusciranno a realizzare l’obiettivo, né con le attuali politiche né con misure aggiuntive.

Infine, sono per la prima volta disponibili i dati sull’uso da parte degli Stati Membri dei proventi delle aste del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS): è interessante sapere che, dei 3,6 miliardi di euro ricavati, 3 miliardi sono stati destinati per fini connessi a clima ed energia, decisamente più del 50% raccomandato dalla Direttiva ETS. Dato incoraggiante, quest’ultimo, soprattutto alla luce dei nuovi sfidanti obiettivi fissati per il 2030, che richiederanno ulteriori significativi sforzi.

Giusy MASSARO
Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata all’Università Commerciale L. Bocconi in Economia, con una tesi sperimentale sull’innovazione e le determinanti della sopravvivenza delle imprese nel settore delle telecomunicazioni.

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