Farmaceutica: un asset per la competitività dell’Italia

La farmaceutica si rivela, ancora una volta, il settore chiave per la competitività del sistema economico italiano. Nel 2014 l’industria farmaceutica italiana mostra una chiara inversione di tendenza nei trend dell’occupazione. Dopo molti anni di trend negativi, con numerosi licenziamenti proprio negli ultimi 10 anni, nel 2014 ci sono state più di 3.000 nuove assunzioni in Italia.

Bisogna poi tenere a mente che quasi il 90% degli occupati nell’industria del farmaco (per la precisione 89,3%) è laureato (55,6% del totale occupati) o ha un diploma (33,7% del totale occupati). Il 44% del totale degli occupati è di sesso femminile, rispetto al 25% del resto dell’industria. Dei dirigenti, il 27% è donna, rispetto all’11% nel resto dell’industria, mentre è sempre di sesso femminile il 53% degli addetti alla R&S. Gli investimenti nella qualità delle risorse umane è una delle chiavi distintive di questo settore industriale rispetto a tutta l’industria.

L’attenzione alla qualità delle risorse umane paga anche in termini di produttività del lavoro che ha un continuo trend in crescita nell’industria farmaceutica rispetto alle ore lavoro impiegate nell’intero sistema economico italiano per cui, dal 2003, il trend è invece negativo (fonte: indicatori farmaceutici Farmindustria – elaborazioni su dati Istat e Banca d’Italia). Inoltre, proprio grazie all’investimento in qualità delle risorse umane, in un confronto tra Italia ed Europa, la farmaceutica in Italia mostra dei dati in controtendenza rispetto all’economia nel suo complesso.

Nel 2013 il contributo dell’industria farmaceutica e del suo indotto in Italia in termini di Investimenti in R&S, stipendi e contributi, imposte dirette, specifiche e IVA, è stato pari a 13,7 Miliardi di Euro, mentre la spesa pubblica a ricavo industria per i farmaci si attesta a 12,1 miliardi di Euro. Il contributo positivo è dunque ben visibile già nella stessa economia della Ricerca e Produzione del comparto farmaceutico in Italia. Se poi si considera il beneficio del prodotto stesso, ossia il farmaco, in termini di risparmio sulle altre componenti della spesa sanitaria, grazie alla sempre maggiore efficacia di questa “tecnologia” e alla risposta a malattie finora senza cura come l’Epatite C, e se si pensa al valore complessivo della produzione, che comprende anche l’export di farmaci prodotti in Italia (componente sempre più in crescita), non si può non considerare la farmaceutica come settore di punta della competitività dell’economia Italiana.

La nuova attenzione degli investitori esteri per il nostro Paese è la misura del cambio di rotta avviato dal Governo Italiano nella politica industriale, ma è necessario corroborare questo feeling positivo con interventi concreti che implicano il rafforzamento dell’Agenzia Italiana del farmaco e la riduzione degli step e degli enti autorizzativi sia nell’avvio di sperimentazioni cliniche come pure nella fase di lancio e diffusione dei farmaci sul territorio italiano.

 

Coordinatore Scientifico Area Innovazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende Sanitarie dell’Università Cattolica, e un MA in European Economic Studies al College of Europe di Bruges.

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