Negli USA come in Italia: il prezzo dell’immobilismo è la sostenibilità stessa del sistema

Non solo i Sistemi Sanitari Europei e l’Italia, ma anche il Sistema Sanitario Statunitense è sotto la lente d’ingrandimento per la complessità e i costi, e si impone un ripensamento globale nella gestione e nell’organizzazione dei servizi, come anche nella qualità dell’erogazione dell’assistenza.

Lo dice un report dell’Institute of Medicine, associazione non lucrativa operativa nell’ambito dell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense.

Inefficienze e una mole enorme di dati malamente sfruttati, insieme a barriere qualitative e colli di bottiglia burocratici, sono un ostacolo ai progressi della medicina e minacciano la stabilità economica dei sistemi sanitari e la competitività nel suo complesso. Ma d’altra parte, il patrimonio scientifico e le nuove tecnologie consentirebbero di invertire questa tendenza e favorire un’assistenza sanitaria qualitativamente maggiore e più sostenibile.

Il rapporto fa riferimento al cambio dei protagonisti del sistema sanitario statunitense: le specializzazioni mediche, come anche i fornitori di servizi, si sono moltiplicate, e i governi e le compagnie assicuratrici sono diventati attori influenti. I pazienti si sono trasformati in consumatori proattivi e in grado di esprimere le proprie opinioni. Proprio per questo, se si vuole assicurare l’accessibilità dell’assistenza sanitaria alle generazioni future, occorre ripensare radicalmente le modalità di erogazione e gestione dei servizi.

In tutti i paesi economicamente più avanzati, l’incremento della popolazione anziana, assieme all’aumento del burden delle malattie croniche, sta compromettendo la sostenibilità economica dei sistemi sanitari. Il report ha stimato che solo negli Usa si sprecano ogni anno più o meno 750 miliardi di dollari – circa il 30% della spesa sanitaria totale – in “servizi superflui, burocrazia, frodi e altro”.

Ma il fatto più grave è che queste inefficienze si sono tradotte in inutili sofferenze per i pazienti. Gli studiosi americani hanno stimato che nel 2005 si sarebbero potuti evitare non meno di 75.000 decessi se ogni Stato della Federazione avesse ottimizzato la propria assistenza sanitaria sui parametri di un sistema benchmark. Non bastano, quindi, singoli cambiamenti a livello di strutture ospedaliere, ma occorre un impegno trasversale a livello nazionale per trasformare il sistema sanitario americano in un learning system in grado di migliorare continuamente le proprie performance, inglobando e diffondendo sistematicamente tutte le migliori esperienze di assistenza sanitaria e i frutti della ricerca.

Da oltre un trentennio – evidenzia il report – i costi dell’assistenza sanitaria americana crescono ad un tasso più elevato della ricchezza nazionale, e la maggior parte dei sistemi di remunerazione si affida ancora al volume dei trattamenti, pagando gli erogatori in base alle singole procedure piuttosto che basarsi sugli esiti, la qualità e gli outcome sanitari.

Gli stessi problemi si osservano anche in Italia. L’assenza di un sistema benchmark di valutazione dell’efficienza del SSN porta a “non vedere” e dunque “non controllare” gli sprechi potenzialmente evitabili. In un Paese come l’Italia in cui la popolazione anziana tende a crescere più della media europea (si consideri che nel 2014 il 21% dell’intera popolazione italiana è over-65), è necessario che il SSN si doti di un sistema integrato a livello nazionale di controllo della spesa sanitaria nelle sue singole componenti, monitorando non solo quella farmaceutica, ma concentrandosi sulle dinamiche di spesa territoriale, che è sempre più ampia per via del combinato composto tra invecchiamento della popolazione e cronicizzazione delle malattie.

Nonostante le differenze culturali e di governance tra l’Italia e gli Stati Uniti, le problematiche relative alla sostenibilità dei rispettivi sistemi sanitari, come pure le soluzioni messe in evidenza dal report dell’Institute of Medicine statunitense, sembrano essere simili.

Ecco perché anche l’Italia, dunque, deve  puntare sull’innovazione tecnologica (farmaco, dispositivi medici, wearable) e di sistema (digitalizzazione) per recuperare risorse dalle sacche di inefficienza del SSN, e migliorare la qualità dell’erogazione dei servizi.

Public Affairs e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, ha lavorato come redattrice per l’agenzia Axia curando approfondimenti e articoli per i mensili Technet ed Atlante su temi di sviluppo sostenibile, responsabilità sociale d’impresa, finanza etica, terzo settore e nuove tecnologie.

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