La chirurgia bariatrica: come risparmiare il costo dell’obesità

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Maria Rosaria DELLA PORTA, Davide INTEGLIA

L’obesità è un fenomeno diffuso in tutto il mondo: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la definisce una vera e propria epidemia globale. In Italia sono un milione e 300 mila le persone con obesità grave. Molto spesso a questa si sommano altre patologie come il diabete, l’asma, l’artrite, l’ipertensione e il cancro. Soprattutto gli obesi hanno un’aspettativa di vita che si riduce di 10 anni. È, dunque una patologia che desta molta preoccupazione per gli effetti negativi che ha sia sulla salute delle persone, sia sull’attuale e futura sostenibilità dei sistemi sanitari.

L’alimentazione corretta e l’esercizio fisico costante sono le basi per la prevenzione dell’obesità; inoltre, a parte l’aspetto psicologico altrettanto importante e da non sottovalutare, esistono anche farmaci in grado di attenuare il senso di fame o di inibire l’assorbimento di grassi. Quando però l’obesità diventa cronica e arreca invalidità grave, non è più efficace curarla con terapie convenzionali come diete e farmaci. Sarebbe dunque opportuno ricorrere ad interventi salvavita di chirurgia cosiddetta bariatrica.

Quest’ultima è un tipo di chirurgia che non asporta grasso ma modifica la struttura dell’apparato digestivo per ridurre l’afflusso o la capacità di assorbimento degli alimenti. Gli interventi più utilizzati al momento, che hanno dato prova di ridurre efficacemente l’obesità grave, sono il bendaggio gastrico regolabile, il by-pass gastrico, la gastrectomia verticale e la diversione bilio-pancreatica.

In Italia, sono attivi 83 centri specialistici per l’obesità, di cui solo 46 eseguono interventi di chirurgia bariatrica. La maggior parte di questi centri è localizzato nel nord Italia, anche se il fenomeno ha una più ampia diffusione al sud.

Ogni anno si praticano, nel nostro paese, diecimila interventi di questo tipo. Se tale numero triplicasse, a beneficiare non sarebbero solo i pazienti ma anche la sostenibilità del nostro SSN.

L’obesità pesa per 8 miliardi di euro l’anno sul sistema sanitario, circa il 7% della spesa sanitaria annuale complessiva. Un paziente obeso costa 1700 euro in più rispetto ad un paziente non obeso. Se all’obesità si aggiungono poi altre patologie, come il diabete, questo costo è destinato ad aumentare.

Gli esperti della Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (Sicob), che si sono riuniti a Roma per il convegno “Obesità una pandemia: l’innovazione della terapia chirurgica”, sono del parere che la chirurgia bariatrica potrebbe aiutare a risparmiare questi 8 miliardi di euro. Nello specifico si potrebbero risparmiare, ogni anno, due miliardi di euro di costi legati alla gestione dell’obesità nell’ambito del SSN. Gli esperti della Sicob affermano che: “Il costo del Drg per l’intervento è ammortizzato nei primi 3 anni, a fronte di una vita residua del paziente di 30-50 anni con un carico di patologie e invalidità nettamente inferiore rispetto a quello che avrebbe se restasse obeso”.

Il beneficio di tale chirurgia è da considerarsi anche in termini di riduzione delle patologie correlate, delle visite mediche, dell’uso di farmaci, di ricoveri oltre che di riduzione della progressiva disabilità a cui potrebbe andare incontro il paziente se non si sottoponesse all’intervento.

Purtroppo però il numero di pazienti che vi ricorre è un’esigua minoranza. Appare dunque necessario diffondere in modo capillare, attraverso la creazione di una rete di specialisti, associazioni di pazienti e medici di famiglia, la conoscenza di questa possibilità di trattamento che dà alle persone obese una nuova prospettiva di vita purché avvenga in strutture specializzate e in condizioni di sicurezza.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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