Luci e ombre del battery energy storage

L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha illustrato, nel suo ultimo rapporto pubblicato lo scorso gennaio, potenzialità e punti oscuri dei sistemi di accumulo elettrochimici, che possono essere localizzati sia sulla rete che nel punto di prelievo, consentendo un maggior impiego di elettricità da fonte rinnovabile ed una maggiore affidabilità dell’intero sistema.

Il report sottolinea, infatti, quanto utile e potenzialmente rivoluzionaria può rivelarsi questa tecnologia, identificando in particolare quattro aree di applicazione per le quali sistemi di accumulo con batterie potrebbero risultare preziosi. Si tratta di:

  • isole ed elettrificazione di zone rurali ed off-grid;
  • edifici residenziali muniti di impianti fotovoltaici;
  • omogeneizzazione dell’energia rinnovabile variabile – potendo immettere in rete l’energia contenuta nella batteria – ed il cosiddetto energy supply shift – potendo conservare l’energia in eccesso per poi sfruttarla in momenti successivi;
  • rapido bilanciamento elettrico nei mercati secondari.

D’altra parte, la tecnologia può definirsi ormai matura e ci sono centinaia di fornitori in grado di offrire sistemi affidabili. Certo, persistono alcune barriere da superare quali, ad esempio, la disponibilità delle materie prime necessarie alla produzione delle batterie. Non dovrebbero esserci grossi problemi per quel che riguarda il litio; qualche preoccupazione in più la destano cobalto e vanadio, disponibili in misura limitata e che richiedono, pertanto, la ricerca di possibili alternative. Un maggiore approfondimento sarebbe necessario anche in materia di impatto ambientale di tutte le fasi del ciclo di vita della batteria: dall’estrazione delle materie prime alla produzione e allo smaltimento.

Nel rapporto l’Agenzia cita inoltre, tra i Paesi più avanti nello sfruttamento dell’accumulo tramite batterie, anche l’Italia, dove la forte crescita delle rinnovabili, in particolare del solare fotovoltaico, spinge sempre più nella direzione delle batterie quali strumenti di regolazione della frequenza e riserva di energia. In particolare, si fa menzione del cosiddetto scambio sul posto, ossia il meccanismo attraverso il quale è possibile immettere in rete l’energia elettrica prodotta ma non immediatamente autoconsumata, per poi prelevarla in un momento successivo al fine di  soddisfare i propri consumi, e che consente all’utente che abbia disponibilità di un impianto  la compensazione tra il valore associabile all’energia elettrica prodotta e immessa in rete e il valore associabile all’energia elettrica prelevata e consumata in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione. Nel novembre 2014, è stato stabilito che i sistemi di accumulo tramite batterie possano essere impiegati per regolare la quantità di energia consumata ed immessa in rete.

Si parla inoltre di Terna, che ha cominciato a munirsi di batterie, principalmente batterie sodio-zolfo, ma anche batterie agli ioni di litio, che sono poi quelle che, secondo l’IRENA, sperimenteranno la crescita più accentuata. Infatti – mette in evidenza l’Agenzia – sebbene questa risulti essere la tecnologia al momento più costosa, ragionando invece in termini di costo dell’energia accumulata, tenendo cioè conto anche della vita utile della batteria, quella agli ioni di litio risulta essere il sistema di accumulo più economico ed efficiente.

A fronte delle tendenze positive riscontrate, l’Agenzia prevede – ed auspica – una crescente diffusione dei sistemi di accumulo, soprattutto unitamente allo sfruttamento delle fonti rinnovabili variabili, che potrebbe rivoluzionare l’intero sistema elettrico, potendo completamente rimpiazzare gli impianti a combustibili fossili, o quantomeno evitarne la costruzione di nuovi.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata all’Università Commerciale L. Bocconi in Economia, con una tesi sperimentale sull’innovazione e le determinanti della sopravvivenza delle imprese nel settore delle telecomunicazioni.

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