Ostacoli e opportunità del mercato audiovisivo digitale

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

Secondo l’ultimo Global Entertainment and Media Outlook 2015 -2019 di PwC, i ricavi dell’home video elettronico negli Stati Uniti supereranno quelli del cinema nel 2018, divenendo la principale fonte di revenue del mercato dell’Entertainment. Nel dettaglio l’home video elettronico – che comprende servizi streaming come Netflix e Hulu e canali premium via cavo come Hbo e Starz e programmi on-demand – raccoglierà 13,8 miliardi di ricavi nel 2018 negli USA contro i 13,1 miliardi del cinema. E’ importante evidenziare che nelle revenue dell’home video elettronico analizzate da PwC sono compresi anche i noleggi e abbonamenti ai servizi premium via cavo e alle piattaforme streaming, mentre gli indicatori presi in esame per quantificare le entrare del cinema sono il box office e le risorse pubblicitarie.

Nel complesso si prevede che i servizi di home video elettronico raddoppieranno le entrate passando dagli 8,4 miliardi di dollari del 2014 ai 16,54 miliardi del 2019 con un tasso di crescita annuale del 14,6%. Nello stesso periodo (2015-2019), si stima che le revenue del cinema cresceranno moderatamente con un tasso del 3,9%, passando tra 11,2 miliardi di dollari del 2014 a 13,5 miliardi nel 2019. Al di là dei dati previsionali nel medio e lungo periodo che indicano un rallentamento della crescita del segmento cinema rispetto all’intrattenimento domestico, pesano le considerazioni circa il progressivo interessamento dei servizi OTT non solo alle fiction di fascia alta ma anche alla produzioni di film per la sala, a partire dal tanto discusso sequel de La Trigre e il Dragone coprodotto da Weinstein/Netflix che verrà distribuito in “day and date” in sala e in contemporanea sulla piattaforma svod dell’operatore streming americano. E’ dunque dalla “nuova serialità pay” di forte appeal internazionale che il cinema può tornare a trovare linfa vitale e riprendere quota dopo anni di crisi creativa (salvo importanti eccezioni) e di ripiegamento poco coraggioso su produzioni franchise ? Lasciando aperto questo interrogativo può essere utile fare un confronto con il mercato nazionale cogliendo l’occasione della presentazione dei dati 2014 relativi all’andamento del mercato home video in Italia avvenuta qualche giorno fa in occasione degli UniVision Days promossi da Univideo con il sostegno di Samsung ed altri partner.

L’home video, come noto, è il segmento che, più di ogni altro, in questi anni ha subito un calo consistente dei ricavi per effetto del cambio di paradigma digitale e dell’affermarsi di nuovi modelli di distribuzione e fruizione dei contenuti audiovisivi.

Dal rapporto Univideo curato come ogni anno curato da GFK (si tratta di rilevazioni non ancora elaborate e certificate), sono emerse alcune tendenze interessanti, alcune delle quali per nulla scontate. Nel 2014 il mercato italiano dell’home video ha registrato nel suo complesso una consistente diminuzione delle perdite. Non siamo propriamente al pareggio anno su anno ma, come dicono da Univideo, la contrazione è limitata rispetto agli anni precedenti. L’anno scorso infatti il giro d’affari totale del comparto Home Video, dato dalla somma dei ricavi derivanti dalla vendita, dal noleggio, dall’edicola e dal digitale (VOD e EST) è stato pari a 350 milioni di euro, in flessione del -2,8% rispetto al 2013. Dopo anni di flessione, nel 2014 il comparto audiovisivo registra una sostanziale stabilità in termini di valore rispetto al 2013. In particolare, la vendita sviluppa un valore in linea con il 2013 (-0,9%), mentre l’edicola e il noleggio rallentano la flessione, facendo registrare rispettivamente un -12,5% e -10,9%. Continua la crescita del mercato digitale che registra un +38,9% rispetto al 2013, guadagnano una quota di mercato del 7,1% e Numeri però decisamente ancora piccoli se prendiamo i valori assoluti. Stiamo parlando di un fatturato che sale da 18 a 25 milioni di euro.

I prossimi 5 anni saranno dunque decisivi per il nostro Paese per tentare di allinearsi agli altri competitor europei (nordics e UK in particolare) che gia oggi – come già accaduto negli Stati Uniti – riescono a compensare le perdite del mercato fisico con le entrate di quello digitale. Lo sbarco di Netflix previsto per il prossimo autunno potrebbe essere una opportunità per guidare i consumatori in modo più convinto verso modalità di fruizione legali, ampliando il più possibile il consumo di cinema e contenuti su Internet e sottraendo risorse al mercato della pirateria (stimato in 500 milioni di euro all’anno). A patto che l’azienda americana si impegni ad investire in prodotto locale come accade in altri Paesi europei (sono già in corso negoziati con i titolari dei diritti per creare una library appetibile per il pubblico italiano) e osservi le stesse regole cui sono sottoposti i broadcaster nazionali, tema sul quale l’Italia si è spesa molto nel corso della Presidenza di turno dell’Unione Europea. Va detto che Netflix ha due grandi punti di forza: un forte vantaggio fiscale versando un’iva ridotta al 4% rispetto al 22% dei competitor tradizionali e un volume di investimenti in contenuti originali spropositato, già oggi superiore a quello di Bbc, Itv, HBo e Amzon messi insieme (circa 5 miliardi di dollari). Forte dei tassi di crescita impetuosi di fatturato in casa propria, l’operatore di video-streaming si può permettere in questa fase di essere in perdita in Europa.

In casa nostra tutto dipenderà dal combinato disposto di una serie di interventi legati alla riduzione del digital divide (solo metà delle famiglia ha internet, metà delle famiglie ha la banda larga), alla rapidità ed efficacia degli investimenti pubblico-privati per dotare il nostro Paese di reti e servizi di nuova generazione ultraveloci (lo slittamento del Decreto Comunicazioni che prevede importanti crediti di imposta e incentivi e il conseguente ritardo nell’esecuzione della Strategia nazionale per la banda larga non è proprio una bella notizia), alla capacità del nostro mondo produttivo di espandersi sui mercati internazionali, rafforzando le coproduzioni e diversificando i contenuti.

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