I risultati dell’indagine I-Com sugli italiani e l’innovazione energetica

Articolo blog
Stefano DA EMPOLI

Anche quest’anno, in occasione del Rapporto annuale sull’innovazione energetica, appena pubblicato, I-Com ha scelto di condurre un’indagine su un campione rappresentativo della popolazione adulta (base casi: 1021), per capire il rapporto degli italiani con le tecnologie energetiche. Che a giudicare dalle risposte sembrerebbe sempre migliore o quantomeno di crescente attenzione in quanto reputate quelle più meritevoli di sostegno pubblico tra le cinque possibili scelte sottoposte agli intervistati (oltre all’energia, le scienze della vita, l’ICT, i trasporti & l’aerospazio e infine le tecnologie applicate ai beni culturali).

Il 36,8% del campione ritiene infatti l’energia il settore di ricerca dove lo Stato dovrebbe investire maggiormente (contro il 32,1% del marzo 2014) e, contando anche le seconde scelte, quasi tre italiani su quattro (il 72,6%) la considerano un’area tematica prioritaria. Secondo la maggioranza relativa degli intervistati (il 44,9% vs. il 39,7% di un anno prima) il supporto all’innovazione energetica dovrebbe trovare come protagonista istituzionale lo Stato (davanti all’Unione Europea con il 34,8%, in calo rispetto al 38,3% del 2014). Due terzi del campione (il 66,7%) ritiene che il sostegno pubblico all’innovazione debba avvenire attraverso la fiscalità generale, solo il 32,8% che debba scaricarsi sulle bollette dei consumatori (un anno prima le rispettive percentuali erano il 63,7% e il 35,4%). Risultato quest’ultimo non scontato vista l’impopolarità in generale di nuove tasse (ma, evidentemente, secondo la maggioranza degli italiani, se c’è un’imposizione fiscale o parafiscale, meglio che sia trasparente e pagata da tutti gli italiani secondo criteri di progressività).

Passando a quali tecnologie energetiche promuovere, la maggioranza assoluta del campione (pari al 60,8%) non ha esitazioni nell’indicare la produzione da fonte rinnovabile. Seguono a grande distanza la mobilità sostenibile (15,4%, con medie più elevate tra gli under 35, gli studenti, gli operai e i disoccupati), l’energia nucleare di nuova generazione (13,2%, con percentuali maggiori tra i liberi professionisti e gli over 65) e infine il controllo e la gestione dei propri consumi domestici da remoto (10,0%, con supporto più alto della media nella fascia di età compresa tra 35 e 44 anni e tra le casalinghe).

Sulla pervasività dei quattro scenari tecnologici proposti (“domotico”, “prosumer”, “mobilità elettrica” e “sharing mobility”) nella vita quotidiana delle persone entro un orizzonte temporale di 10 anni, gli italiani sono piuttosto ottimisti sul primo (la possibilità di controllare e gestire i consumi di casa da remoto), sul secondo (consumeremo in prevalenza quello che produrremo in proprio) e sul terzo (acquisteremo soprattutto veicoli elettrici), valutando la probabilità che diventino un modello prevalente pari rispettivamente all’80,9%, al 61,3% e al 58,3%. Più scetticismo su un modello di mobilità basato sulla sharing economy (solo il 44,0% ci crede contro un 55,4% che lo ritiene poco o per nulla probabile).

Paradossalmente, i più fiduciosi verso le tecnologie sono i residenti nella ripartizione geografica Sud e Isole, che sposano con maggiore entusiasmo gli scenari domotico (82,7% vs. l’80,9% della media nazionale), prosumer (67,7% vs. il 61,3%), mobilità elettrica (67,6% vs. 58,3%) e sharing mobility (54,7% vs. 44,0%). Gli ultimi tre scenari vedono anche un divide significativo di genere tra le donne (più confidenti, rispettivamente con il 64,2%, il 62,6%, il 48,1%) e gli uomini (meno ottimisti, rispettivamente con il 58,6%, il 54,6% e il 40,3%).

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