L’Italia nella classifica europea. Pronti per la scalata?!

strategia _banda_Ultralarga_La penetrazione di internet e dei device mobili, unita alla straordinaria diffusione di tecnologie e sensori che consentono di misurare praticamente ogni cosa e di abbattere le barriere spazio-temporali alla trasmissione dei dati, ha avviato una vera e propria rivoluzione che culminerà nell’instaurazione di una vera e propria società digitale in cui la rete rappresenterà sempre più il luogo privilegiato in cui comunicare, ricercare informazioni, acquistare beni e servizi e fruire contenuti. Si tratta di un processo avviato già da qualche anno e che per trovare piena espansione, richiede, da un lato, la disponibilità di reti e tecnologie performanti, dall’altro un sufficiente grado di alfabetizzazione informatica e cultura digitale.

Nel contesto europeo l’Italia ha sempre evidenziato un grave ritardo non solo nella realizzazione delle reti -in particolare quelle fisse – ma anche e soprattutto nello sviluppo di una domanda sufficientemente matura da stimolare l’offerta di servizi digitali da parte degli operatori ed assicurare loro un ritorno degli ingenti investimenti necessari per colmare il gap che ci separa dalle realtà nazionali europee più mature. Al fine di favorire un’accelerazione nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea e godere a pieno dei benefici connessi alla digitalizzazione, il Governo ha adottato la Strategia nazionale per la banda ultra-larga e la Strategia per la crescita digitale con i quali per la prima volta è stata delineata una pianificazione chiara ed organica ed individuata una serie di interventi tesi a favorire l’infrastrutturazione del nostro Paese ed al contempo agevolare la migrazione al digitale degli utenti.

Si tratta di una svolta epocale alla quale ha fatto seguito un’importante reazione da parte del mercato che è tradotta in importanti investimenti. Gli sforzi compiuti dagli operatori, in particolare, hanno trovato riconoscimento nella classifica europea redatta attraverso l’I-Com Broadband Index, l’indice che anche quest’anno ha sintetizzato i dati relativi all’offerta ed alla domanda di reti e servizi di nuova generazione al fine di misurare il diverso livello di maturità digitale raggiunto dai Paesi dell’Unione Europea nel 2014. Dall’analisi congiunta dei diversi indicatori è emerso che nonostante il primato dei Paesi del Nord con la Danimarca medaglia d’oro seguita dalla Svezia e dalla Finlandia, l’Italia ha registrato un generale miglioramento, riducendo significativamente il gap rispetto al primo posto (da 38,2 punti percentuali a 29,6 punti percentuali) soprattutto grazie ai progressi compiuti nella copertura della banda ultra-larga sia fissa che mobile. Anche guardando l’indice lato offerta, gli investimenti compiuti dagli operatori nazionali hanno consentito all’Italia di veder crescere nell’ultimo anno il proprio indice di ben 12 punti (la crescita più rilevante, dopo Repubblica Ceca, Irlanda e Croazia), con un guadagno di ben tre posizioni in graduatoria (dal 26° al 23° posto). Si tratta di un dato molto importante che dimostra come il nostro Paese grazie al vincente binomio strategia di pianificazione-investimenti abbia avviato un nuovo percorso di crescita. In parte diversa la situazione lato domanda. Ed infatti, sebbene la classifica redatta sulla base degli indicatori ad essa relativi posiziona il nostro Paese su un gradino più alto rispetto a quello occupato nella graduatoria lato offerta, il posizionamento al 21° posto è stabile rispetto al 2013 ad una distanza enorme dalla vetta, a dimostrazione di quanto grande sia il ritardo ancora da colmare.

È chiaro dunque che molto c’è ancora da fare per portare l’Italia tra i best performer europei ma è fuor di dubbio che si registrano segnali positivi che mostrano un certo dinamismo e che fanno finalmente sperare in un futuro di crescita e ripresa.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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