Il rapporto inossidabile tra cambiamento climatico e disuguaglianza economica

immaginePunta a sfatare il mito che le grandi potenze mondiali cercano da tempo di diffondere, lo studio di Oxfam – una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo: quello secondo cui nel cambiamento climatico un ruolo preponderante è giocato dalle economie in via di sviluppo. È vero, certamente, che in alcune economie emergenti quali Cina, India, Brasile e Sud Africa – complice l’importante crescita economica che questi Paesi stanno sperimentando – le emissioni prodotte stanno crescendo in maniera molto rapida, ma va tenuto conto di quanto emerge dal documento diffuso da Oxfam: la metà più povera della popolazione mondiale è, infatti responsabile di solo il 10% circa delle emissioni globali e, quasi specularmente, la metà delle emissioni prodotte è responsabilità di solo il 10% della popolazione mondiale più ricca.

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La situazione è ancora più polarizzata di quanto non appaia dalla figura sopra: se si guarda, infatti, agli estremi della distribuzione, si scopre che l’1% della popolazione più ricca emette ben 30 volte più del 50% più povero e addirittura 175 volte più del 10% più povero. E comunque il livello di emissioni prodotte nei Paesi emergenti dalla popolazione più ricca resta molto più bassa in confronto ai Paesi più sviluppati. Dunque, sebbene l’enorme numero di abitanti di Paesi emergenti quali Cina ed India contribuiscono in maniera significativa alla crescita delle emissioni globali e pone in capo ai loro governi una responsabilità altrettanto significativa nel processo di contenimento del surriscaldamento globale, non si può fare a meno di tener presente il dato che ne emerge, e cioè che, allo stato attuale, il 10% dei più ricchi cittadini cinesi produce una quantità di emissioni pro-capite all’incirca pari a quella prodotta dal 40% della popolazione più povera europea, o che il 10%  dei più ricchi cittadini indiani produce, in media, un quarto delle emissioni del 50% dei cittadino americani appartenenti alla fascia di reddito più basse.

Senza considerare il fatto che i Paesi che meno hanno o stanno contribuendo al cambiamento climatico sono anche quei Paesi che più risentirebbero delle conseguenze catastrofiche che ne deriverebbero, ed anche quelli meno preparati a fronteggiarle: mentre il 91% degli agricoltori americani, infatti, hanno assicurazioni che coprono eventuali perdite legate a eventi meteo estremi, solo il 15% degli agricoltori indiani, il 10% di quelli cinesi e l’1% di quelli malawiani possiedono una polizza assicurativa simile.

È alla luce di tutto ciò che Oxfam si è detta non pienamente soddisfatta dei risultati raggiunti dal tanto atteso accordo della COP21, che comunque non vincola i Paesi ad impegni concreti né in termini di tagli alle emissioni né in termini di finanziamenti per il clima, limitandosi a riconoscere la necessità, nei prossimi 5 anni, di maggiori risorse da destinare alle comunità per adattarsi ai cambiamenti climatici, lasciando tuttavia totalmente in capo ai Paesi in via di sviluppo il rischio di dover far fronte entro il 2050 a costi che si stima ammontino a circa 800 miliardi di euro.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata all’Università Commerciale L. Bocconi in Economia, con una tesi sperimentale sull’innovazione e le determinanti della sopravvivenza delle imprese nel settore delle telecomunicazioni.

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